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Lunedì, 20 Maggio 2024

Emiliano Gucci

Collaboratore

La prima degustazione di vino non si scorda mai. Vi racconto la mia (da principiante)

Dalle divise ai movimenti, dagli utensili alla sala: tutto quello che una persona inesperta e completamente nuova alla materia enologica ricorda della prima volta alle prese con una sfilza di calici

Ogni volta che torno a Firenze penso alla fortuna di essere nato e abitare così vicino al centro di questa città, di poterci andare come e quando voglio. Eppure, al contempo, penso anche alla bellezza di chi ci arriva per la prima volta, mentre tutto intorno appare nuovo e da scoprire. Più o meno allo stesso modo torno volentieri ad attività che mi piacciono, che possono diventare abituali, eppure vivo spesso la nostalgia della prima volta, magari meno consapevole ma più sorprendente. Mi accade questa cosa con le degustazioni di vino.

La prima degustazione non si scorda mai

Ho un ricordo gioioso della prima volta in cui partecipai a una degustazione di vino guidata, affrontata con pochi strumenti e poca preparazione, molta curiosità, tanta voglia di scoprire. Non ho fatto studi di settore né corsi da sommelier, sono soltanto un appassionato e tutta la mia formazione in materia è avvenuta sul campo; dunque, mi impongo sempre di guardare alle novità con atteggiamento umile e curioso. L’evento si teneva a margine di un salone del vino dove fino a pochi secondi prima avevo girellato tra i banchi dei vari espositori, tra diversa gente con il calice in mano, atmosfera leggermente caotica, odori e colori, chiacchiere sul rumore di fondo. La prima cosa a colpirmi approcciandomi al salone della degustazione fu proprio l’ambiente, una fotografia che non dimenticherò.

Fondali bianchi e calici scintillanti

Mi sembrò di entrare in una dimensione parallela, uno spazio quasi avulso dal mondo, nel silenzio e nel bianco, nella quiete e nella geometria, bianche le pareti e bianche le tovaglie sui tavoli allineati alla perfezione. Mi sedetti in ultima fila, un po’ come si fa a scuola, da ragazzi, quando speriamo che il prof ci dimentichi e non ci chiami alla lavagna. Davanti a me c’erano sei calici scintillanti disposti ad arco, sopra sei cerchietti numerati stampati sulla tovaglietta, anch’essa bianchissima sopra la tovaglia bianca. Quindi una bottiglia d’acqua con apposito bicchiere, un cestino con taralli e grissini, un tovagliolo, un secchiello nero che non capivo bene a cosa servisse. Questa ricostruzione d’ambiente - mi rendo conto scrivendo - racchiude già una serie di lezioni che in qualche modo cominciai ad assimilare proprio a partire da quel giorno.

Il piacere di un’esperienza sul piacere

Imparai che tutto quel bianco serve a poter analizzare meglio il colore del vino, lasciando che in controluce si stagli su uno sfondo neutro per apprezzare quanto e come è bianco, oppure rosso, quali le sfumature e i riverberi nell’osservarlo attraverso il vetro immacolato. Imparai che quella è la giusta forma del calice per apprezzare vini bianchi perché bianco sarebbe stato il vino che avremmo assaggiato, quindi giallo, dorato, paglierino, ambrato, cangiante al verde o all’arancio e così via. Imparai che in una degustazione “verticale” si provano annate diverse dello stesso vino della stessa azienda per vendemmie diverse, solitamente partendo dalla più vecchia arrivando alla più giovane. Ecco il motivo di quei cerchietti numerati, ecco l’importanza di non scambiare un calice con l’altro.

Imparai che non tutti i vini bianchi si rovinano col tempo, anzi, ce ne sono alcuni che si evolvono e si esaltano proprio nella longevità, regalandoci aspetti diversi del loro carattere. Imparai che quel secchiello sul tavolo serve a sputarci il vino anche quando è buono, anche se regala emozioni, ma questo è un tema che meriterebbe un discorso a sé, così come il momento dell’assaggio.

Volevo intanto raccontare la gioia della scoperta, del varcare una soglia e approcciare un mondo nuovo, del cominciare a capirlo dai suoi profili, dai suoi rituali. Entro breve tempo sarebbero entrati i sommelier con il loro passo marziale, quasi un plotone d’esecuzione in procinto di eseguire la condanna più bella: versare il vino del bicchiere, lasciare il campo al protagonista. In alto i calici, la festa comincia.

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