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Sabato, 15 Giugno 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

Il Governo vuole più tavolini e dehors nelle strade. 7 motivi per cui ha proprio ragione

Il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha anticipato che nel Disegno di Legge sulla Concorrenza il Governo starebbe lavorando ad una norma per rendere strutturali i dehors nati in via emergenziale durante la pandemia

Non tutte le pestilenze vengono per nuocere. Quella del Covid è stata terribile sotto molti aspetti, ma la nuova normalità che ci ha lasciato presenta anche degli aspetti positivi. Uno tra questi è proprio l'enfasi sempre più ricercata nel mangiare all'aperto.

Durante i momenti più duri della pandemia, vi sono state delle settimane in cui solo all'aperto era consentito prenotare al ristorante e al di là delle regole all'aperto - viste le caratteristiche dell'infezione - i clienti si sentivano più sicuri. Per questo motivo le amministrazioni comunali hanno allentato le maglie - tradizionalmente piuttosto strette - dei permessi e hanno consentito a ristoranti e bar di prendersi dei pezzi di suolo pubblico. Proprio grazie a queste decisioni i pubblici esercizi sono riusciti a sopravvivere. Dopodiché gli anni si sono susseguiti, il Covid si avvia ad essere uno sbiadito ricordo ma in alcuni casi i tavolini sono rimasti lì perché in Italia non c'è niente di più inscalfibile delle cose temporanee.
 

"Rendiamo strutturali i dehors" le parole di Adolfo Urso

Ora il Governo, nella figura del Ministro per le Imprese Adolfo Urso, dichiara la volontà di mettere nel Disegno di Legge sulla Concorrenza un articolo che salvaguardi i tavolini rendendo la loro crescita in emergenza finalmente strutturale visto che ormai da tempo sono sotto scacco delle decisioni dei singoli Comuni. "Su questo provvedimento" ha dichiarato Urso "ci stiamo confrontando con le associazioni settoriali e ovviamente anche con l'Anci, quindi con i Comuni. Pensiamo che possa essere un'occasione per rendere la ristorazione ancora più funzionale alla socialità e a quel decoro urbano che nei centri storici va sempre più affermato". Le frasi sono state pronunciate in occasione della presentazione a Roma della Giornata della Ristorazione, un evento organizzato dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi che si terrà il prossimo 18 maggio 2024.

"I tavolini valorizzano le città". Le parole di Matteo Musacci vicepresidente di FIPE

E proprio il vicepresidente della FIPE, il ristoratore ferrarese Matteo Musacci, abbiamo sentito a riguardo: "Le dichiarazioni del Ministro vanno nella direzione auspicata" spiega Musacci a CiboToday "ovvero regolare l'uso dei dehors affinché siano elemento di riqualificazione degli spazi evitando ogni abuso e tenendo sempre conto del contesto urbano in cui si collocano e garantendo sempre l'accessibilità. Nel post-pandemia" continua Musacci "l'utilizzo dei dehors è divenuto per la clientela un'appendice del locale ormai per 12 mesi l'anno, non solo durante la bella stagione. Questo non può che ampliare le possibilità in termini economici e occupazionali anche per quei pubblici esercizi che non godono di spazi all'interno troppo ampi. Regolamentare i dehors non significa occupare tutte le strade di una città, significa al contrario valorizzare gli spazi pubblici sanando tavolta anche situazioni di degrado".

Solitamente ci esercitiamo a problematizzare - se non proprio a criticare - quanto affermano associazioni di categoria o membri del governo: le prime sono sovente corporative, i secondi sovente populisti. Questa volta però siamo d'accordo con la posizione sia degli uni che degli altri. E cerchiamo in 7 punti di mettere in colonna i motivi per i quali a nostro avviso i tavolini nelle strade, fuori dalle pizzerie, dai bar, dai ristoranti non sono il mostro che vogliono farci credere. Anzi. Ecco dunque i 7 motivi per cui non è giusto, ma è giustissimo favorire la presenza di tavolini all'aperto nelle nostre strade enelle nostre città.

1. Sicurezza e presidio

Questo primo punto è abbastanza intuitivo: una strada buia e senza nessuna presenza umana a presidiarla è senz'altro più insicura (o meglio può trasmettere una maggiore percezione di insicurezza) rispetto ad una strada frequentata, con persone presenti all'esterno, con qualche luce in più sul marciapiede. Non si tratta di scaricare l'onere della sicurezza dallo Stato ai cittadini che si stanno bevendo un cocktail sul marciapiede, ma c'è un tema oggettivo di presidio civico involontario: insomma, facciamo stare le persone in strada a divertirsi, a parlare, a svagarsi e tutto andrà meglio. Semplice. 

Il dehors del nuovo Mezé Bistrot Prati

2. Riqualificazione e rigenerazione urbana

Siamo abituati a pensare ai tavolini come un elemento tavolta di degrado. E questo è spesso colpa degli imprenditori, ma ancor più spesso colpa dei Comuni (e delle Soprintendenze!) e dei loro regolamenti cervellotici. La verità è che poche indicazioni chiare e orientate ad un design di qualità, sobrietà e buon gusto possono trasformare un presunto problema in una chiara opportunità, specie nelle periferie. Perché l'Italia non è tutta un gigantesco centro storico da salvaguardare e tutelare dai tavolini cattivi, no, l'Italia ha anche milioni di abitanti che vivono in quartieri residenziali anonimi dove una pizzeria all'aperto o un bar con bambini che prendono un gelato o anziani che giocano a carte fuori dal locale significano qualità della vita diffusa per tutti. Meglio ancora se in un contesto ben progettato, con dei tavoli, degli ombrelloni e delle sedie dal design congruo. E con del verde, che conta non poco nel contrasto estivo alle isole di calore che sarà sempre più strategico. Ma quale imprenditore può scommettere su arredi di qualità e sul verde se non ha la sicurezza di avere strutturalmente il proprio suolo pubblico disponibile e se deve sottostare alla logica perversa delle proroghe annuali senza la possibilità di pianificare spese e relativi ammortamenti?

3. Contrasto alla sosta selvaggia

In questi mesi alcuni Comuni sono effettivamente tornati indietro rispetto ai famosi dehors-Covid. Dopo alcuni anni, hanno privato ristoranti e bar dei tavolini ottenuti nel 2020 e hanno ripristinato la situazione precedente. Così i ristoranti e i bar hanno ridotto il loro giro d'affari, hanno potuto soddisfare meno clienti e hanno dovuto licenziare personale. Ma la cosa più grave sono le conseguenze che ha subito il suolo pubblico. Indovinate un po' a Roma o a Milano che fine hanno fatto quei metri quadri che dal 2020 in poi erano stati occupati dai tavolini? Sono stati occupati dalle auto, molto spesso in sosta abusiva, sui marciapiedi, in divieto di sosta. Ma insomma: cosa ci vogliamo fare con il suolo pubblico? Lo vogliamo utilizzare per la qualità della vita delle persone o lo vogliamo utilizzare come fosse una polverosa autorimessa a cielo aperto? Le proteste che sentite contro i tavolini sono dovute molto spesso a questo: più tavolini equivalgono a meno posti auto. I cittadini in realtà non sono affatto infastiditi dai tavolini in sé, ma non vogliono rinunciare al posto macchina gratuito sotto casa su suolo pubblico. Ma dovendo scegliere, quale è la destinazione più sana per il suolo pubblico: due tavolini con qualcuno che si gode una birra alla fine della propria giornata di lavoro oppure un suv posteggiato magari in divieto?

Una serie di tavoli e sedie all'aperto in una città d'estate

4. Incassi maggiori per i comuni

Le ammnistrazioni comunali sono in difficoltà, non si sa più dove prendere i soldi per far andare i mezzi pubblici, per manutenere il verde, per assistere gli anziani, per la nettezza urbana, per la manutenzione delle strade e per la pubblica illuminazione. Aumentiamo ancora le tasse per tutti oppure cerchiamo di far rendere al massimo il cespite più prezioso che ogni Comune possiede e che si chiama "suolo pubblico"? Al di là dell'emergenza Covid, che vide gli esercenti ottenere tanti metri quadri di suolo pubblico gratis, ora le cose sono cambiate: i dehors si pagano e in alcuni casi profumatamente. Gli esercenti sono contenti perché, pur pagando tanto, incassano abbastanza per coprire il corrispettivo e i Comuni sono contenti perché rimpinguano le casse senza dover aumentare le imposte. Ogni tavolino che vediamo per strada aiuta il nostro comune a funzionare un po' meglio. E probabilmente, visto quanto contributo danno i tavolini al fatturato dei locali, sarebbe anche giusto in determinati casi aumentare significativamente i costi delle occupazioni di suolo pubblico. Perché non è neppure giusto che locali che incassano un milione al mese paghino 20mila euro all'anno per i tavoli.

5. Occupazione e lavoro

Il tema dei posti di lavoro è divenuto delicato. Sì, è vero: più tavolini significano più posti di lavoro. Altrettanto vero però che in questo momento storico non siamo in presenza di una disoccupazione che preme per entrare nel mercato della ristorazione. Anzi. Resta il fatto però che una maggiore presenza di tavolini all'aperto incrementa le attività dei pubblici esercizi e li incoraggia o ad assumere di più o a pagare meglio e a contrattualizzare in maniera più idonea chi lavora per loro. Non è una cosa da poco: significa aziende che stanno in migliore salute e più occupati o occupati più produttivi e dunque meglio retribuiti. 

Tavoli all'aperto di un bar

6. Aziende in salute

E se le aziende stanno meglio, come dicevamo sopra, stanno meglio anche i loro collaboratori ma soprattutto sta meglio l'erario dello Stato, ovvero quel gruzzolo che serve a pagare ad cosucce tipo le scuole, la sanità e le pensioni. Aziende che incassano di più perché sono facilitate nel loro business sono aziende che pagano più tasse e contribuiscono maggiormente al benessere di tutti, specialmente dei più fragili. E le aziende del mondo della ristorazione (che affrontano e affronteranno una transazione lancinante) hanno bisogno di tutto fuorché di zavorre burocratiche: nel rispetto delle norme e del decoro facciamole lavorare il più possibile perché vivono un momento complicatissimo.

7. La partecipazione dei cittadini, il ricordo dei turisti

E infine c'è un tema di pertecipazione, di coinvolgimento, di ricordo. Avere sotto casa un bar che ha qualche tavolino fuori dove mettersi a lavorare al computer in primavera significa partecipare in qualche modo alla vita del quartiere, significa ascoltare i discorsi degli altri e ogni tanto interagire. Se a quel bar abbiamo vietato - per motivi iperscrutabili o per burocrazie ridicole o per l'azione di qualche comitato di brontoloni - di mettere qualche tavolino fuori tutto questo meccanismo viene meno. Opportunità e esperienze in meno per tutti e socialità che si assottiglia o che si manifesta esclusivamente al chiuso: non ha davvero senso. Così come non ha senso far perdere tutte queste esperienze ai turisti, ai milioni di ospiti che vengono a trovarci ogni anno. Il compito è restituire loro momenti che lascino nei ricordi di ciascuno felicità e positività: ed è molto più facile farlo standosene seduti all'aperto. Oltretutto è proprio quello che i nostri turisti si aspettano di trovare qui: strade gioiosamente piene di tavolini, non certo piene di autovetture parcheggiate

D'altro canto è così in tutto il mondo: da New York a Madrid, da Parigi a Vienna, da Lisbona a Berlino. Dovunque le città puntano moltissimo su questa semplice, immediata, conveniente attrazione che, come abbiamo avuto modo di snocciolare, dà vantaggi condivisi a tutti (con un po' di educazione sul tono di voce, anche a chi vorrebbe dormire al piano di sopra!). 

Un tavolino apparecchiato in una strada di una città

Tavolini dovunque? Sì, però...

Tutto positivo dunque? Assolutamente no. Ci sono dei "però" grandi come una casa e non hanno nulla a che fare col solito piagnisteo di certe pseudo associazioni di consumatori che i giornali dovrebbero imparare a ignorare e che infati non citiamo. Un "però" che ha a che fare invece - come abbiamo già accennato - con la qualità di queste realizzazioni. Bene i tavoli all'aperto, però attenzione al design, però bisogna rinnovare il catalogo degli arredi dei Comuni che spesso obbliga i pubblici esercizi ad acquistare sedie e ombrelloni banali se non orribili; però bisogna che i controlli sul decoro siano stringenti (niente piatti-sample incellophanati, niente buttadentro; niente enormi lavagne-menu con le foto delle pietanze; niente plastiche e illuminazioni sgargianti).

Bene i tavolini dovunque, però ci vuole una rivoluzione di bellezza e di eleganza: devono essere un elemento di arredo aggiuntivo rispetto alla meraviglia delle nostre città e devono portare riqualificazione urbana dove la bellezza non c'è come nelle periferie. E infine - in un quadro di semplificazione e allargamento delle possibilità - ogni abuso va colpito con la massima rigidità. Allargare le possiblità, ridurre le burocrazie, piantarla coi divieti sciocchi, colpire chi se ne approfitta. Vale sui tavolini, vale per tutto.

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