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Lunedì, 22 Aprile 2024
Bologna

Trattoria da Vito. Storia di un’insegna mitica a Bologna

Rifugio per artisti e intellettuali, negli anni ‘70 visse il suo momento più brillante. Qui tra tagliatelle al ragù e partite a carte, passarono Dalla, Guccini, Eco e Benigni. Ancora oggi Trattoria da Vito porta avanti la tradizione emiliana

Se si potesse descrivere Bologna, quella grassa, dotta e rossa scegliendo uno dei suoi luoghi storici, quello sarebbe sicuramente Trattoria da Vito. Questo locale nasce nel 1949 grazie a Vito Pagani nel quartiere popolare e operaio della Cirenaica, appena fuori il centro, simbolo di resistenza e baluardo della classe operaia. Trattoria da Vito è “l’osteria di fuori porta” come cantava Francesco Guccini, assiduo frequentatore insieme a Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Morandi, Dario Fo, Giorgio Gaber, tra i molti, che qui venivano perché rifugio per una vita scostumata e godereccia che si consumava a tavola con fiaschi di vino e tagliatelle al ragù. Ancora oggi Trattoria da Vito “tiene botta”, come ci dice Alessandro marito di Alice Pagani, terza generazione alla guida di questo posto e figlia di Paolo che seguì al padre. C’è addirittura un libro che ripercorre questa storia di appartenenza partita da una semplice cucina: “Ex Vito. Mezzo secolo di immagini della storica trattoria bolognese” per Calamaro Edizioni con 147 scatti di Piero Casadei e testi del giornalista Giulio Predieri.

Trattoria da Vito, gli interni

Trattoria da Vito a Bologna: la storia e le origini

Questo posto c’è sempre stato, negli anni ’20 si chiamava Trattoria dello zoppo ed era gestita da un parente di Vito Pagani che lo rilevò nel ’49 iniziando questa tradizione. All’inizio era un’osteria, dove si serviva vino in mescita, poi grazie alla moglie Rosa Fenara divenne una trattoria vera e propria con i piatti tipici emiliani. Alla tavola di Vito c’erano carrettieri e ferrovieri, che vivevano proprio qui, poi iniziò a diventare punto di riferimento per artisti, cantanti, intellettuali, attivisti politici e giornalisti. Non tutti sanno che da Vito era il dopo lavoro per le penne del Resto del Carlino e del Foglio, organo dell’area di sinistra della DC che nacque proprio qua e poi abbandonato, simbolo del fermento degli anni 70.

Si parlava di politica ma anche di donne, si beveva vino e si sognava un futuro diverso per l’Italia. Una fucina di storie e aneddoti, un racconto corale che si tramanda oralmente quasi fosse un’opera epica che passa di bocca in bocca. Paolo Pagani ha avuto un ruolo fondamentale in questo, cresciuto tra queste mura e succeduto alla morte del padre Vito alla conduzione del locale. Lui, purtroppo deceduto nel febbraio 2022, è stato memoria storica e ponte tra le diverse generazioni. Visse in prima persona il momento di gloria della trattoria, quando iniziarono ad arrivare i grandi nomi della cultura italiana.

Gli anni degli artisti e degli intellettuali da Trattoria da Vito

Uno dei primi fu Guccini, che abitava poco distante in via Paolo Fabbri al 43. Qui venivano soprattutto per giocare al tarocchino, un gioco di carte quasi estinto e diffuso in queste zone, addirittura tutelato da un’Accademia fondata per goliardia nel 1997 qui da Vito. Come disse Guccini in un’intervista al Corriere della Sera: “Passavano giornalisti, donne della bologna bene, personaggi illustri come Umberto Eco, Roberto Benigni, Arnoldo Foà. Ma la nostra base era il gioco delle carte, verso mezzanotte toglievamo la tovaglia e rimaneva il nudo compensato che diventava carta bianca per appunti, disegni, schizzi, strofe mentre si giocava”. Un luogo per illustri biasanot, in dialetto bolognese colui che va di notte, come Lucio Dalla che veniva qui “tutte le volte che è possibile, perché solo da Vito si può stare fino a tardi”.

Trattoria da Vito, Paolo Pagani

Trattoria da Vito: si mangia la tradizione bolognese

Trattoria da Vito era come è adesso, nulla è cambiato. I tavoli di legno, il servizio casuale alla buona, i piatti abbondati e un po’ selvaggi, le tende verdi e la vecchia insegna. Sono uguali le sedie, i tavoli, i tovaglioli e se deve cambiare qualcosa ci spiega Alessandro, “tutto viene rinnovato mantenendo lo stile di una volta”. Il quartiere della Cirenaica non è più quello di un tempo, non ci sono più gli operai ed è pieno di studenti, che continuano a venire qui. Complice il menu genuino, con prezzi popolari e piatti abbondanti: tagliatelle al ragù, tortellini in brodo, gramigna con la salsiccia, bollito misto in inverno. Non si cede alla tentazione di aprirsi alla contemporaneità e va bene così qui da Vito, una delle ultime trattorie per nostalgici.

Trattoria da Vito

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