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Sabato, 20 Aprile 2024
Milano

Il riso migliore d’Italia cresce in una riserva naturale a due passi da Milano

Riserva San Massimo, tra Pavia e Novara nel Parco del Ticino, è una delle migliori aziende dedite alla produzione di riso Carnaroli Autentico in Italia. Le risaie si trovano all’interno di una riserva naturale che tutelano e mantengono da oltre 20 anni: questa la storia

Quando si parla di riso di qualità emerge spesso il nome di Riserva San Massimo, realtà che si distingue per la coltivazione del Carnaroli Autentico da molti considerato il “re de riso”. Si trova a San Massimo, a pochi chilometri da Milano tra Novara e Pavia, e prende una fetta del Parco della Valle del Ticino, il primo parco regionale d’Italia e autentica lingua di natura salvaguardata dal ‘deserto agricolo’ della Valle Padana: aprite Google Maps e guardate il graffio verde scuro della vegetazione del Parco rispetto a tutto il circondario, si tratta di uno dei pochi luoghi che ci dà l’idea di com’erano queste terre secoli fa, prima dell’arrivo dell’agricoltura intensiva. Non solo una risaia, tratto agricolo tipico di questa zona umida e nebbiosa, ma una vera e propria riserva: 600 ettari di biodiversità di flora e fauna, un universo di ricchezze naturali che questa azienda preserva e tutela da 20 anni. Gli unici a coltivare il Carnaroli Autentico in un’oasi naturale, con tecniche e metodi produttivi che hanno il più basso impatto sull’ecosistema circostante. Abbiamo parlato con Maria Antonello, proprietaria e Direttrice Marketing e Comunicazione di Riserva San Massimo, e con Dino Massignani Direttore della Riserva.

Riserva San Massimo, vicino Milano

Riserva San Massimo: la storia di un territorio

“Penso che il momento migliore per la riserva sia proprio questo, con i colori che tendono a sfumare, le temperature più miti, fino ad arrivare all’inverno con la nebbia che avvolge le sagome degli animali e delle piante, soprattutto al mattino” ci confida Maria Antonello quando gli chiediamo di parlare della Riserva San Massimo, acquistata dal padre verso la fine degli Anni ’90 qui a Gropello Cairoli, in provincia di Pavia. Un luogo ricco di storia, tra cascine e monasteri, dove già nel 1800 Camillo Benso, conte di Cavour, aveva cominciato a canalizzare i grandi fiumi tra cui il Ticino. Un luogo che racconta una storia molto più antica, quando nel Medioevo iniziarono a stanziarsi i primi monaci e a dar vita alla coltivazione di riso. Il sistema feudale, infatti, portò qui sviluppo agricolo facendo convivere boschi e frutteti, risaie e campi di grano.

Le risaie di Riserva San Massimo

Una ricchezza arrivata fino a noi: nota è la storia delle famose mondine, le lavoratrici del riso lombarde, simbolo di un’epoca e del lavoro instancabile di questa terra. Tra cascine, monasteri, terreni e riserve di proprietà nobiliari proprio come Riserva San Massimo. Intorno agli anni ’60 che questa proprietà viene acquistata e diventa una ricca tenuta di caccia tanto da ospitare personaggi come il Principe Filippo d’Inghilterra e i Reali di Spagna. Alla fine degli anni ’90 interviene nel racconto la famiglia Antonello che inizia ad occuparsi della tenuta, mantenendo intatta la ricca biodiversità e ristrutturando le cascine presenti. Nel 2005 parte la coltivazione di riso, grazie anche all’ingresso di Dino Massagni che ne dirige le attività quotidiane: “Dei 600 ettari di terreno solo 200 sono coltivati a riso perché non vogliamo rovinare l’equilibrio presente” ci spiega Antonello, che predilige un discorso di qualità a quello di quantità produttiva. 

L’oasi naturale all’interno di Riserva San Massimo

Se si guarda San Massimo dall’alto si vede una macchia scura contornata da campi agricoli curati al dettaglio. Questo fa sì che la nostra riserva sia prescelta dalle rotte autunnali della fauna di zona che qui trova nutrimento per l’inverno. Abbiamo 80 km di sentieri ecologici” ci spiega Dino Massagni quando gli chiediamo di descrivere la riserva che dal 2004 è Sito di Interesse Comunitario a Protezione Speciale, riconosciuto dall’Unione Europea. Qui le brughiere, i pascoli e i campi diventano un banchetto protetto per piccoli e grandi animali e insetti, che possono nutrirsi e trovare sostentamento in armonia con l’ecosistema. “Ci sono i daini, i tassi, istrici, rane, anatre, uccelli granivori come fringuelli, cardellini, verdoni, abbiamo tre garzaie con garzette, nitticori, l’airone bianco: questo ci porta ad essere una realtà unica in Italia senza mai intervenire sulla morfologia del luogo”, oltre a erbe spontanee, fiori, piante, alberi di ciliegio, noccioli, campi coltivati a cereali. E ovviamente il riso con Carnaroli Autentico. 

L'oasi naturale di Riserva San Massimo

Il riso Carnaroli Autentico e il ciclo produttivo

“Le varietà di riso sono quasi 200” ci spiega Maria Antonello e Dino Massagnitra di esse vi è anche il Carnaroli sotto il quale vengono però registrate diverse varietà come il Carnac e il Carnise che assomigliano al Carnaroli”. Infatti qui in Riserva San Massimo si produce - dal campo al confezionamento - Carnaroli Autentico una varietà che per proprietà organolettiche si può dire la migliore d’Italia e quella utilizzata dai più importanti chef nazionali e non. La semina avviene tra fine aprile e inizio maggio, anche se il terreno “viene preparato precedentemente con la messa a dimora di alberi da frutto che concimano naturalmente il terreno, oltre che dar da mangiare agli animali”. Il riso è una pianta acquatica e dunque il passaggio successivo è l’inondazione dei campi: “I campi di Riserva San Massimo sono irrigati da sorgenti di acque cristalline provenienti direttamente dalle Alpi, con un grado di purezza altissimo” dice Massagni a conferma della qualità del riso.

Riserva San Massimo, l'essiccatura

Il riso di Riserva San Massimo arriva anche a 1,70 metri di altezza e viene tagliato a settembre con le apposite macchine e caricato su rimorchi. Approda così alla fase successiva ovvero l’essiccazione, arrivando a un prodotto molto asciutto (umidità all’11%, più basso di quel 14% che prevede la legge italiana) e quindi capace di conservarsi meglio. Viene poi stoccato nei silos a temperature controllate per poi essere confezionato in azoto. Tutte scelte che preservano l’ambiente e che guardano al futuro dell’agricoltura sostenibile. Importante, infatti, in Riserva San Massimo l’impiego della tecnologia più avanzata per mantenere il controllo della qualità e per fronteggiare le battaglie del futuro: “Una delle più grandi sfide è il clima e per questo utilizziamo tecniche innovative di agricoltura bio-integrata oltre all’impegno di abbassare emissioni e preservare il nostro ecosistema”. 

Un panorama quello del riso che dunque si specializza sempre di più. Infatti Riserva San Massimo non è un unicum nel panorama delle produzione italiana: ricordiamo Aquerello, nelle campagne vicino Vercelli che produce un riso Carnaroli invecchiato, oppure Riso Buono in provincia di Novara, un riso particolare che subisce un' nvecchiamento da grezzo. Come Carnaroli Autentico c'è anche Agricola Lodigiana che lavora riso che arriva da conferitori piemontesi, in provincia di Vercelli, o Dicristina una piccola azienda agricola in Lomellina in provincia di Pavia.

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