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Cono o coppetta? A Caserta il gelato si mangia anche nel piatto

La maestra gelatiera Pina Molitierno porta sul banco le sue esperienze personali e lo studio sul gelato: gusti con poco zucchero e gelati gastronomici al piatto

L’amore per il gelato di Pina Molitierno, classe 1965, originaria di Aversa, inizia quando era ragazzina e qui le gelaterie si contavano ancora sulle dita delle mani. Poi la cosa cresce con lei, diventando scelta di vita. Studia con i maestri del settore, come Rolando Morandin, Gino Fabbri, Rossano Vinciarelli, Mario Morri, Carola Stacchezzini, Christian Beduschi, Luca Montersino, Giampaolo Valli. E fa numerosi corsi di chimica. Nel laboratorio annesso alla sua prima gelateria, aperta nel 2009 in Corso Trieste a Caserta con il nome di Vanilla Ice, lavora e sperimenta orientandosi verso un gelato non solo – come dice lei – “ludico”, da merenda o fine pasto, ma “gastronomico”: olio d’oliva, basilico, cipolla di Alife caramellata, parmigiano, per fare qualche esempio, che sposano bene piatti di carne o pesce al pari di formaggi e verdure. Da lì arrivano riconoscimenti e premi.

Il gelato gastronomico e la chiusura della prima gelateria

È decisamente una combattente Pina. Così quando l’amministrazione chiude al traffico veicolare la strada della sua gelateria, condannando i commercianti della zona ad un inesorabile e rapido declino, non si lascia andare allo sconforto. Vanilla Ice chiude, ma Pina continua a produrre e sperimentare gelati in un laboratorio messo su in provincia e fa attività di consulenza: nel 2017 è partner aziendale dell’Università di Napoli Federico II - Facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari per uno studio sul “Rilascio di aroma nel gelato artigianale all’olio extravergine di oliva”; partecipa come consulente all’apertura di due gelaterie a Lisbona, e alla produzione di due gelaterie a Napoli. Nel 2018 è consulente nella sezione gelateria di “Gourmeet” e collabora ancora con l’Università Federico II - Facoltà di Agraria per lo sviluppo dell’olio d’oliva nel gelato e a ricerche sullo zafferano nei solidi magri del latte.

L’apertura della Fenice e il ritorno di “Vanilla Ice”

I gelati di Pina Molitierno

Arrivano quindi la grave malattia della madre, che richiede assistenza continua, il divorzio, il Covid. Però la professionalità nel campo del gelato di Pina è troppo grande per essere sopraffatta dalle difficoltà. Accade che il proprietario del locale di Corso Trieste 147 in cui sorgeva Vanilla Ice, l’oculista Giuseppe Molfino, decide di finanziare la riapertura della gelateria. Nata dal fuoco della passione di Pina per il gelato e dalle ceneri del passato, sul nome non ci sono dubbi: “La Fenice”. Pochi dubbi anche sul colore di base: verde, simbolo della vita che si rinnova e continua. Molte le novità, come le macchine di ultima generazione che riducono del 40 per cento il consumo di acqua e anche di energia. Alla sostenibilità del gelato di Pina contribuisce inoltre la preparazione con quantitativi di zucchero ridotti rispetto agli standard. 24 i gusti in vetrina, 36 in totale, tra cui impossibile non notare un sorbetto di limone al basilico o il buffoncello, lavorato con latte di bufala e liquore limoncello, esclusiva di Molitierno. A parte ci sono poi i gusti gastronomici, in proposte che variano di settimana in settimana. 

La partenza e il gelato gastronomico

Sin dall’apertura il gelato di Pina è stato servito in modo creativo. Cono o coppetta? Qui si fa anche al piatto. Per esempio, con la complicità dello chef napoletano Simone Profeta e con i cocktail del bartender di Nocera Inferiore Francesco Cibelli, allievo ed amico di Pina sono nate queste creazioni: la “Bruschetta con salsa allo scarpariello e gelato al parmigiano” che sarà in carta alla Locanda del Profeta di Napoli (in vico Satriano, a Chiaia) fino al 31 luglio; Tartara di tonno con stracciatella e gelato all’olio extravergine di oliva; Ceviche di spigola con granita di gazpacho oppure Tartara di manzo con anacardi, comté, riduzione di aglianico e sorbetto di mandorla e opuntia.

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