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Venerdì, 19 Luglio 2024
Palermo

Storia dei dolcetti palermitani a forma di natiche che suscitavano scandalo

Le fedde del cancelliere sono dei dolci di pasta di mandorle con all’intero una crema di biancomangiare e albicocche. Un nome malizioso e irriverente soprattutto se si pensa che a crearli furono delle monache

Palermo, come abbiamo ribadito più volte, è una città ricca di aneddoti culinari e stranezze gastronomiche. Ancor più curioso che nella maggior parte dei casi queste preparazioni venissero elaborate all’interno di monasteri e conventi. È il caso delle fedde del cancelliere, dei dolcetti palermitani a forma di natiche, create per la prima volta proprio da alcune monache siciliane. Un capolavoro della pasticceria locale, spesso dimenticato, che continua però a incuriosire e soprattutto a ingolosire. Due gusci di pasta di mandorle con all’interno un morbido ripieno di crema biancomangiare e confettura di albicocche: prelibatezza quasi scomparsa a Palermo. Ne offre testimonianza anche la scrittrice siciliana Maria Olivieri, autrice del libro i Segreti del Chiostro.

Le fedde del Cancelliere-3

Storia e origini delle fedde del cancelliere

Anche conosciute in dialetto in siciliano come Fedde di lu Cancidderi, questi dolcetti sono nati nell’antico monastero, ormai scomparso, fondato da Matteo d’Ajello Gran Cancelliere della Sicilia nel 1171. Fedda vuol dire fetta ma anche natica, vista la forma a guscio del boccone: una ricetta irriverente per un monastero, quasi audace e maliziosa. Le origini di questo nome sono controverse. Molti concordano nel ritenere responsabile il cancelliere Matteo d’Ajello, che abituato ad abbondanti libagioni, aveva sviluppato particolari rotondità nel deretano. Altri invece pensano che questo dolce sia stato creato dalle monache stesse come segno di prosperità e abbondanza, in quanto erano solite donarlo come buon augurio alle giovani coppie vicine al matrimonio. Lo stesso scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ne Il Gattopardo, ironizza su questi dolci affermando “che sarebbe stato meglio vietarli, poiché solo pronunciando il loro nome si commetteva peccato”. La ricetta si trovò scritta per la prima volta all’interno della guida del Touring Club nel 1931, per poi cadere lentamente nel dimenticatoio.

i Segreti del Chiostro

L’evoluzione del dolce e la ricetta: il Monastero

Nel 1700 a Palermo si contavano più di 20 monasteri e conventi, tutti impegnati nella realizzazione di dolci e specialità oggi ancora consumate. Si ricorda, tra tutti, la frutta martorana di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. Non deve nemmeno stupire che un dolce così malizioso sia stato creato in ambito religioso. Infatti molti studiosi, tra cui Maria Olivieri che ha dato vita al progetto I Segreti del Chiostro nel capoluogo siciliano, ritengono che il dolce abbia anche un corrispettivo femminile.

Il laboratorio de I segreti del Chiostro a Palermo

Parliamo del prucitanu, biscotto ormai sparito a forma di sesso femminile, prodotto un tempo a Comiso, in provincia di Ragusa e regalato dalla sposa allo sposo in segno di buon augurio. Oggi le fedde sono tornate in circolazione proprio grazie al lavoro della pasticceria I Segreti del Chiostro, all’interno del Convento di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo. La loro forma è quella però di una conchiglia bivalve, come già si usava fare nel XIV Secolo, realizzata tramite l’utilizzo di una cerniera. Mentre il ripieno è una morbida crema di biancomangiare e confettura di albicocche.

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