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Lunedì, 20 Maggio 2024
Roma

A Roma ha aperto il ristorante di pesce più economico del centro

Cosa è Ninù a Via della Frezza? Cucina di qualità, cuoco di grande esperienza, ambiente di gran design, pieno di opere d’arte. C’è anche un cocktail bar e presto un bed&breakfast nelle sale di sopra. E scontrini corretti

Nel mezzo di un luglio 2023 assolato e caldo come non mai, ha aperto senza fare ancora troppo rumore Ninù, un ristorante poliedrico a due passi dal Mausoleo di Augusto e dall’Ara Pacis. Siamo in Via della Frezza, strada pedonale tra le più godibili e ordinate del centro, grazie anche all’impegno di Alessandra Marino, architetta, collezionista e imprenditrice. Che proprio qui si era già data molto da fare qualche anno fa col visionario progetto Fòndaco che racconteremo sotto. C’è un vicino di casa illustre (il Bulgari Hotel, con lo chef Niko Romito), ma il taglio di questa novità è differente: “Ho pensato a un locale accogliente e approcciabile, godibile in primis dai romani. E poi dai turisti, specie da quelli che frequentano i posti preferiti da chi qui ci vive”.

Il dehors di Ninù, ph. Livia Mucchi

Ninù, dove c’era un concept store ora c’è un ristorante di pesce

Di origini siciliane ma a Roma da sempre, Marino è una professionista che ha lasciato un timbro nel mondo della ristorazione romana, e non solo. È stata lei, insieme all’ex marito Alessandro Tudini, ad aprire nel ’98 ‘Gusto, uno dei primi locali a miscelare un’offerta gastronomica sfaccettata — dalla colazione alla cena, passando per l’aperitivo finalmente di qualità — all’interior design.

L'ingresso di Ninù, ph. Livia Mucchi

Primo locale capitolino in stile londinese-newyorkese: già 25 anni fa. Temi che le stanno ancora a cuore, e che ha ugualmente intrecciato in un’impresa personale negli stessi spazi di Via della Frezza. Nel 2015 ha aperto infatti Fondaco, un po’ galleria d’arte e un po’ boutique, un po’ studio di architettura e un po’ showroom. “C’era anche una parte di ristorazione, che invece nel nuovo progetto è il motore di tutto”. Insomma, Ninù è la sua proprietaria e la sua proprietaria è Ninù. “Mi chiamava così mio zio, che a Messina serviva alla famiglia cus cus incredibili lasciati cuocere per ore, schiere di dolci e grandi piatti di selvaggina preparati col cioccolato. Banchetti rinascimentali”. L’idea della cucina come chiave di un’accoglienza raffinata ma cordiale arriva anche da qui.

Una delle sale interne di Ninù, ph. Livia Mucchi

L’accoglienza e i servizi di Ninù

Cosa diciamo ai nostri ospiti? Benvenuti a casa”. E in effetti Marino, in questi 850 metri quadri su due livelli, ci ha anche vissuto. “Li ho presi che erano quasi un tugurio e risistemato tutto, aprendo i soffitti delle chiostrine per far entrare la luce”. Ninù, ad oggi, è aperto dalle 11 all’una di notte, con una carta “all day long”, un menu specifico per la cena e un cocktail bar con affaccio su strada per l’aperitivo, “ma dopo l’estate ci sarà anche la colazione”.

Un totale di 120 coperti tra il dehors riparato e un’infilata di sale, un poco più informali per la caffetteria e via via più ricercate. C’è anche quella con tavolo sociale da una dozzina di coperti e l’ambiente con scaffalature cielo-terra che raccolgono 9mila volumi (“un ricordo di quello che c’è stato prima”). Senza soluzione di continuità, invece, l’allestimento della collezione contemporanea con nomi di livello — Luigi Ontani, Marc Quinn, Pietro Ruffo, Maurizio Nannucci… — che sta lì ad abitare lo spazio, senza clamori né protagonismi. “L’arte continuerà a essere importante, ma ora ci concentriamo sulla cucina”. Che è fisicamente trasparente, spaziosa e con finestrella sul viavai composto dei cuochi.

Drink dal cocktail bar Ninù, ph. Livia Mucchi

Poi due ulteriori aggiunte: la cuisinette, una cucina pienamente attrezzata ma domestica, con grande isola in marmo — “che si potrà affittare per cene private, feste o showcooking. Era quella di casa mia, vissuta da amici di passaggio per un bicchiere e per cucinare qualcosa. Mi piacerebbe procedesse così” — oltre a tre stanze al piano di sopra. “Da settembre partirà anche il bed&breakfast. Ninù avrà a pranzo e cena i suoi ospiti e alcuni di loro, se vorranno, potranno trattenersi. Proprio come a casa”.


Cosa si mangia e quanto si spende da Ninù

Il comparto gastronomico è affidato al mitologico chef romano Marco Gallotta, in forze per 9 anni da Gusto prima di dedicarsi per un decennio al suo Primo e contribuire alla riqualificazione di un intero quartiere, il Pigneto.

La fondatrice Alessandra Marino tra Simone Ianiro e Marco Gallotta, ph. Livia Mucchi

Sono diverse, oggi, le sue consulenze, ma da Ninù “lo si troverà spesso anche ai fornelli”. L’operatività è affidata al 34enne Simone Ianiro, che gestisce un menu che guarda prevalentemente al mare. “Una passione di Gallotta, che seleziona grandi materie prime. Ma anche il frutto di un’indagine di mercato. Da queste parti manca un’offerta di questo tipo a prezzi accessibili”.

Il cannellone di baccalà dorato e fritto di Ninù, ph. Livia Mucchi

Nonostante zona e contesto, gli antipasti viaggiano infatti tra i 12 e i 18€ (un po’ di più per i crudi); i primi tra i 14 e i 18€ (ad eccezione delle linguine all’astice, 30€) e i secondi tra i 18 e i 28€. Non manca una selezione di piatti “della tradizione” anche di carne, con fettuccine al ragù (14€) e saltimbocca alla romana (18€). I nostri assaggi, però, si sono concentrati sul pescato: il cannellone con brandade (baccalà stufato e patate), leggermente fritto e servito con gel di pomodoro (12€).

Ninù, gnocchi di bufala con mazzancolle e salicornia, ph. Livia Mucchi

Poi degli gnocchi a base di ricotta di bufala fatta riposare nella semola per concentrare la consistenza, serviti con crudo di mazzancolle, riduzione di crostacei e salicornia (18€): “Siamo in pieno centro, è vero, ma qui si può venire a mangiare anche solo un buon spaghetto alle vongole, in un bel posto e al giusto prezzo”.

Ninù

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