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Venerdì, 19 Luglio 2024
Roma

Orto digitale via app e verdure consegnate a casa. La startup degli studenti romani

Farmville sembra sempre più vicino grazie alla nascita di Orto 2.0, che permette di scegliere cosa coltivare per il proprio consumo e poi riceverlo a casa

Alzi la mano chi non vorrebbe avere in tavola sempre prodotti biologici, di stagione, a km0. E infatti praticamente tutte le indagini sui consumi concordano nell’affermare che gli italiani sono sempre più attenti agli acquisti sostenibili, soprattutto quando si tratta di cibo. Questi buoni propositi però purtroppo devono competere con un’inflazione che ha ridotto di molto le capacità di acquisto e - non volendo essere così venali - se nei piccoli centri avere a che fare direttamente con i produttori è relativamente semplice, nelle grandi città bypassare la grande distribuzione organizzata è molto più complesso. Qualche anno fa l’alternativa a km0 della GDO erano i gruppi di acquisto solidale, poi hanno iniziato a diffondersi gli orti urbani condivisi. Per non parlare dei banchi del mercato: funzionano da millenni e ancora oggi possono essere un’ottima soluzione per chi vuole rendere più diretti i propri consumi, sebbene nei mercati rionali spesso si trovino esattamente le stesse materie prime che nei supermercati.

Una cassetta di verdure estive di Orto 2.0

Un orto a portata di click: a Roma si fa così

Oggi è in crescita l’attenzione verso un cibo più sostenibile a 360° gradi che possa garantire una maggior sicurezza alimentare e che allo stesso tempo tenga conto dell’impatto ambientale e sociale dell’agricoltura”. Racconta a CiboToday Stefano di Febbo, founder di Orto 2.0, un progetto nato a Roma che permette, attraverso un’app, di creare il proprio il proprio orto - un orto vero, non in stile Farmville - ma senza svegliarsi all’alba o farsi venire i calli sulle mani. In un mondo gestito a suon di scroll, si sta posizionando come una valida alternativa per molte persone per cui è complicato anche andare al mercato e la prospettiva romantica del “lascio tutto e vado a vivere in campagna” non è di certo una strada percorribile.

L’orto digitale che è nato sui banchi dell’Università

L’idea di Orto 2.0 è nata tra i banchi dell’Università di Tor Vergata, durante pranzi e lezioni, un’idea che oggi è il nostro modello di business.” Così Stefano ripercorre i primi passi di Orto 2.0 “Nel 2017 abbiamo partecipato a un seminario della Facoltà di Economia dal nome “Prepararsi al futuro” che aveva l’obiettivo di individuare e risolvere un problema della comunità: per noi il focus doveva essere senza alcun dubbio l’insicurezza alimentare”. Nello stesso anno, Stefano e i suoi colleghi di avventura partecipano al percorso di incubazione di Confcooperative Roma “CoopUp” grazie al quale mettono in piedi il modello di Orto 2.0 e realizzano la piattaforma cuore del progetto, con il supporto della società di sistema del circuito cooperativo Node. La missione è più che ambiziosa: “cambiare le logiche di mercato tradizionali, ridisegnando la filiera e fondendo la figura di produttore e quella del consumatore”. Per loro stessa, ironica, ammissione “roba da poco, insomma”.

La raccolta del prezzemolo

Come funziona la piattaforma Orto 2.0

Con Orto 2.0 tutto viene fatto tramite app: si può avere un terreno di 50 metri quadri o di 25mq (pensati per famiglie più grandi o più piccole) composto da file personalizzabili di coltivazione, con diverse varietà di ortaggi stagionali. Il “paniere” del proprio terreno è costruito in modo che ogni prodotto sia consociato: le piante che si possono coltivare seguono uno “schema” che permette di efficientare la produzione e l’autodifesa, grazie alla varietà delle specie. Una volta decisa la struttura delle culture, il team di Orto 2.0 provvede alla semina e alla raccolta, mentre dall’app si possono monitorare gli sviluppi del proprio orto.

Ogni settimana il sistema invia una notifica con le modalità e gli orari di ritiro o consegna e dopo massimo quattro ore dalla raccolta, frutta e verdura arrivano a casa. Ma non tutto si può ridurre a click e notifiche, Orto 2.0 offre infatti anche la possibilità di sporcarsi le mani: sono attivi percorsi di formazione in cui ogni utente è affiancato da un tutor che trasmette le conoscenze e le competenze necessarie per gestire il proprio appezzamento, nelle fasi di raccolta e non solo.

Raccolta in campo di Orto 2.0

Consumi che cambiano e acquisti più diretti: la strada delle app digitali

Quello di Orto 2.0 è sicuramente un osservatorio ravvicinato su alcuni cambiamenti in termini di attenzione alla sostenibilità del cibo, anche per quanto riguarda i target più coinvolti da questi temi e - di conseguenza - consumi. Stefano li descrive così: “Il nostro pubblico è una compagine di soggetti molto diversi tra loro: abbiamo clienti anziani che hanno sposato il progetto in quanto figli di una cultura antica attenta alla qualità del prodotto e a loro siamo andati incontro portando con noi oltre a un prodotto sano anche la comodità del riceverlo a casa. Ma abbiamo anche clienti di una fascia intermedia: le nuove famiglie che oggi sono molto attente soprattutto alla nutrizione dei loro bambini. E poi ci sono i giovanissimi che finalmente diventano parte attiva di questo cambiamento, sposando modelli economici sostenibili sia per loro che l’ambiente che li circonda”. Orto 2.0 nell’ultimo anno ha raggiunto anche le aziende del settore Ho.Re.Ca. (hotel, ristoranti e catering), ma anche corporate dei settori più diversi che scelgono il progetto come strumento di un welfare aziendale che guarda all’alimentazione - e quindi alla vita - “sana” dei propri dipendenti.

Cassette di verdura pronte a partire

Da Tor Vergata, la sfida di “diffondere il verbo”

A sei anni dalla sua nascita e terminato il percorso di sperimentazione nell’orto botanico di Tor Vergata in collaborazione con il dipartimento di Biologia dell’Università, Orto 2.0 oggi ha una sede operativa all’interno del Parco della Mistica, dove è domiciliata anche la cooperativa sociale Agricoltura Capodarco.

Il cambio di sede rispecchia la crescita del progetto: la nuova location permette di aumentare la capacità produttiva e di ampliare il numero di attività legate all’agricoltura, come il reinserimento sociale di soggetti svantaggiati, l’ortoterapia e la collaborazione a scopo educativo con le scuole in cui si cerca di trasmettere ai più giovani l’importanza di un cibo biologico e sostenibile. Anche l’infrastruttura tecnologica è in fase di ammodernamento: il software permetterà a breve di replicare il modello in franchising, offrendo agli utenti finali una gamma di prodotti ancora più ampia grazie a una rete con realtà agricole distribuite su tutto il territorio italiano. “D’altronde Orto 2.0 nasce per essere esportato in altre città: già dalla prima versione della piattaforma l’idea era quella della replicabilità, ma con la nuova versione in uscita sarà finalmente possibile almeno provare a diffondere il verbo”.

L'insegna di Orto 2.0

Dall’orto universitario, un progetto per coltivare Roma

Il percorso però è lungo, come ci confermano le parole di Stefano: “C’è ancora tanta strada da fare: le economie che stanno dietro la struttura della GDO non facilitano l’accesso a un cibo sostenibile all’intera popolazione”. Per questo c’è chi prova, tenendo insieme tradizione e nuove tecnologie, a trasformare i consumatori in produttori, roba da poco ma in cui vale la pena credere.

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