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Venerdì, 19 Luglio 2024
Roma

Un wine bar misterioso apre a Roma: "qui nessun vino bianco normale"

Da qualche settimana uno strano profilo Instagram era alla ricerca di un cane dobermann smarrito. E invece si tratta un'enoteca con delle caratteristiche piuttosto particolari, anche sul cibo

A Roma apre in piena estate 2023 Ruvido, una nuova vineria, enoteca, o wine bar come volete chiamarlo. Ruvido apre in una zona che sembra vivere un peculiare innamoramento per questo tipo di format che mette assieme vini artigiani, qualche cocktail, fermentati, snack di certificata provenienza e piattini ben congegnati. Solo nelle ultime settimane da queste parti hanno aperto progetti interessanti di cui abbiamo anche ampiamente parlato come Lento, Avanvera o Ciaparat.

Ruvido si colloca, sempre in zona Appio Latino, in un punto un po’ più centrale, a pochi passi dalla Cattedrale di San Giovanni in Laterano e dalla futura stazione Ipponio della Metro C. “Siamo in una traversa di Via Gallia” ci racconta Alessandro Bernabeiin un ex bar di 40mq che fa angolo con una stradina condominiale, in un contesto gradevole e verde. Ci è sembrata la zona migliore, forse più residenziale e signorile rispetto ad altre zone del quartiere”.

Foto notturna di Ruvido a Roma, la posizione d'angolo. Una delle vetrine prima era murata - foto Alberto Blasetti

Alessandro Bernabei racconta il progetto Ruvido

Alessandro Bernabei è ristoratore di lungo corso con alle spalle buoni successi come il progetto Acquasanta a Testaccio, da anni una delle più indovinate tavole di cucina di mare a Roma. Risale poi a un paio d’anni fa Terramadre, a Nettuno. “Ora volevo fare qualcosa di più divertente” ci racconta “e soprattutto sul vino volevo fare qualcosa di mio. Ero un po’ stanco di accontentare sempre tutti e quindi da Ruvido ci sono soltanto i vini che piacciono a me”. Nella nuova avventura Bernabei non è solo, al suo fianco due soci particolari: da una parte Daniele Yari Stati che all’entourage gastronomico è noto per il suo profilo Instagram da autentico cacciatore di ristoranti The Bro Food; e dall’altra Luca Laurenti che segue la comunicazione e che ha inventato la bizzarra campagna social di Ruvido che, negli scorsi mesi, ha trasformato il profilo sociale del locale in una pagina dedita alla ricerca di un fantomatico cane dobermann smarrito. Uno storytelling “ruvido” giustappunto, come ruvida è l’architettura del locale (all’insegna del cemento, del metallo corten e del legno, con bancone e tavolo sociale) e come ruvidi sono i sapori dei vini selezionati da Bernabei.

Ruvido a Roma, il logo - foto Alberto Blasetti

Ruvido: un'enoteca senza vini bianchi tradizionali

Una caratteristica? Praticamente non avremo vini bianchi tradizionali. Ci saranno macerati, affinati, anfore e altre vinificazioni. E soprattutto tanti vini arancioni”. Nella mescita, che cambierà ogni settimana, naturalmente tanto Friuli, da Villa Job a Podversic e poi anche produttori abruzzesi (Pepe), umbri (Palazzone) e veneti (Il Roccolo di Monticelli). “Ci posizioniamo su una fascia di prezzo non bassissima, diciamo medio alta” spiega Alessandro: i calici partiranno da 8€ a salire fino ai 13, 14€ a bicchiere per gli Champagne. In generale Ruvido punta sulla scelta, a differenza delle giovani enoteche indipendenti che hanno aperto a Roma negli ultimi tempi, qui il numero di etichette in carta sarà cospicuo: tra le 250 e le 300 referenze. Non mancherà qualche cocktail in lattina, preparato dai ragazzi di Sgarbato. E poi ci saranno i piatti: dai 3 agli 11€ in su i prezzi. Potrebbe però decisamente valerne la pena perché si tratta delle invenzioni di un talentuoso chef romano, anima tormentata degli ultimi anni. “Abbiamo all’inizio puntato su Tommaso Tonioni” spiega Bernabei anticipando la presenza da Ruvido dello chef che fu all’Enoteca Achilli, poi col progetto Arso all’Agriturismo Pulicaro e infine da Marzapane “successivamente però lui ha trovato difficoltà a staccarsi dal suo lavoro al panificio di Gabriele Bonci per cui ci seguirà un po’ alla lontana”. I piatti tuttavia avranno l’identità di Tonioni: tramezzino con prosciutto di coniglio; rosolaccio con uova sottaceto; affettati di pecora; carpaccio di zucchine, confettura di nespole e peperone lanterna. Non ci sono i fornelli - come spesso accade per le limitazioni burocratiche italiane -, ma anche qui tali limiti si trasformeranno in stimoli per la creatività e la capacità di cuochi e ristoratori di percorrere strade alternative e avvincenti. La cosa verrà confermata al Ruvido anche invitando cuochi (da Marco Claroni ai ragazzi di Barred fino a realtà da fuori Roma come Jacopo Ticchi dell'osteria Da Lucio di Rimini) per serate speciali con un palinsesto che prenderà vita dopo l'estate.

Ruvido a Roma - I materiali cemento, legno, metallo  - foto Alberto Blasetti

Architettura e design di Ruvido a Roma

E l'atmosfera? E l'architettura? Grande centralità, come si diceva, al tavolo sociale, poi alcuni posti al bancone. Significativa presenza dei materiali "ruvidi" come il cemento e il ferro arrugginito. Approccio "da cantiere" dice Bernabei. Eliminati i controsoffitti e lasciato tutto a vista, inclusi gli impianti di condizionamento: un'ispirazione estetica che deriva da alcuni locali giapponesi e berlinesi. 

Ruvido

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