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Martedì, 16 Luglio 2024
Roma

Per la prima volta a Roma apre un ristorante di cucina milanese: alla Galleria Alberto Sordi

Inaugura il 2 luglio 2024 in pieno centro la sede romana di Stendhal Milano, insegna di cucina tradizionale dagli Anni Ottanta. Mentre Milano è piena di locali laziali, qui succede per la prima volta, tra risotto, mondeghili, ma anche supplì all’ossobuco 

Davvero curioso, per il primo ristorante milanese in assoluto a Roma, aprire in un luogo intitolato a uno dei simboli della romanità più verace. Il ristorante Stendhal Milano ha scelto infatti la Galleria Alberto Sordi, in centro storico, per avviare nella serata del 2 luglio il servizio numero uno della sua sede capitolina. Una decisione poco scontata, perché mentre è vero che il capoluogo lombardo è praticamente ‘invaso’ da locali laziali, il movimento contrario non si era ancora mai visto. L’arrivo in città si celebra un risotto giallo e un piatto di mondeghili alla volta, senza però troppi campanilismi: in carta anche supplì ‘interregionali’, qualche omaggio alle fraschette, e sì, in realtà anche la carbonara. Il progetto, con menu e prezzi.

Stendhal Milano in Galleria Alberto Sordi

La storia di Stendhal, cucina milanese dall’88

Ristorante meneghino senza deroghe, Stendhal apre in zona Brera nel 1988 per volere di Italo Manca, uno dei cosiddetti ultimi dandy milanesi. Atmosfere retrò, tributi letterari e grandi classici dalla cucina. Negli Anni Duemila la proprietà passa alla famiglia Forti — con Marcello, la seconda generazione, che ha da poco riaperto un’altra insegna fondata dal padre Enrico, l’Osteria di Brera 1990, con un cambio di sede — che la conduce ancora oggi. Marcello Forti è colui che ha puntato anche su Roma, scommettendo sull’’esportazione’ di un format che è “un inno alla milanesità, però svecchiata dai retaggi Anni Ottanta e Novanta e resa contemporanea”. Ecco come.

Cotoletta alla milanese di Stendhal Milano in Galleria Alberto Sordi

Il progetto di Stendhal in Galleria Alberto Sordi a Roma

Da qualche mese la Galleria Alberto Sordi di Piazza Colonna si è rimessa a nuovo. Nel grande salotto stile Liberty del 1922 sono infatti arrivati nuovi negozi — tipo il giapponese Uniqlo — e anche qualche proposta gastronomica interessante, come la pasticceria del maestro bresciano Iginio Massari. L’obiettivo è riqualificarla come meta dello shopping e anche di pause ‘gourmet’, per turisti e romani a passeggio su Via del Corso.

Il bancone di Stendhal Milano in Galleria Alberto Sordi

Qui oggi apre Stendhal Milano, che nel progetto degli interni doppia l’atmosfera della prima sede. Tanto verde salvia, un lungo bancone ad accogliere all’ingresso, bottigliera fornita e banco gastronomia a vista. Il locale si sviluppa su due piani da una cinquantina di coperti in totale, con la cucina (a vista e con piccolo chef’s table per tre), sistemata al superiore. Il tutto firmato da Tiziano Vudafieri dello studio Vudafieri Saverino Partners, attivo tra Milano e Shanghai.

L’invasione dei ristoranti romani a Milano, ma non viceversa

Sono molti, tanto da averci dedicato un’apposita mappatura (sempre in aggiornamento viste le continue aperture), i ristoranti di cucina romana a Milano. Non soltanto di osterie stereotipate con tovaglie a quadretti, ma anche food truck e localini più agili che hanno sdoganato supplì, tranci di pizza bianca e Trapizzini, nuovi classico. Alcune sono imprese ‘native’, altre seconde sedi o gemelli di insegne esistenti nella Capitale. Dal primo Giulio Pane e Ojo, attivo dal 1999, alla recente e dibattuta apertura di Max Mariola — che ha ‘snobbato’ la sua città per iniziare direttamente in Lombardia — passando per i consolidati Velavevodetto, Ba’Ghetto e Felice a Testaccio.

La carbonara di Stendhal Milano in Galleria Alberto Sordi

Per contro, a Roma, prima dell’arrivo di Stendhal risotti e cotolette non si trovavano se non in qualche interpretazione apocrifa. Per spiegare il motivo si può pensare al flusso di professionisti fuori sede, più abbondante dal Centro verso il Nord, e dunque alla presenza di persone che cercano sapori ‘di casa’ anche lontano da casa. Ma non ci convince. Ancora, c’è qualche sondaggio che sostiene che la gastronomia romana sia la più apprezzata da turisti e stranieri, e quindi funzioni bene anche fuori dai confini comunali. Oppure, semplicemente, si può fare un’ipotesi relativa alla sua accessibilità, sia dal punto di vista gastronomico che tecnico: una carbonara, cacio e pepe, o un saltimbocca, mettono d’accordo tutti e — diciamoci la verità — sono più semplici e convenienti rispetto a un risotto giallo o a un ossobuco in gremolata.

Cosa si mangia e quanto di spende da Stendhal Milano

Nel suo avamposto romano, Stendhal lavora con la formula all day long utile per rispondere al via vai del centro dal pranzo al dopo cena. Passando per l’aperitivo, che si può fare anche con una cotoletta, alta e servita a cubotti in versione finger food con citazione a Gualtiero Marchesi. Sul menu di chef Edoardo Ferrera ci sono tutte le pietanze storiche: mondeghili tradizionali (20€), vitello tonnato (22€), riso al salto con fonduta di Silter (22€), risotto giallo Milano (22€). Oltre, naturalmente, ai già citati cotoletta di vitello e ossobuco (32€).

Risotto e ossobuco di Stendhal Milano in Galleria Alberto Sordi

Non mancano pietanze di mare, alternative vegetariane e abbondanti tributi e contaminazioni laziali. Mentre si fa riferimento alle fraschette per salumi, mozzarelle e formaggi assortiti da ordinare in degustazione, Arcangelo Dandini ha aiutato a sviluppare una linea di supplì (ci ha già raccontato tutto sul tema) che ne prevede anche uno con riso giallo e ossobuco (5€). E una sezione della carta è riservata a cacio e pepe, carbonara e gnocchi al pecorino (18-20€): per i romani che non vedono l’ora di ‘scoprire’ Milano, ma con moderazione.

Stendhal Milano - Roma

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