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Venerdì, 19 Luglio 2024
Roma

Dalla nonna 90enne al nipote: tutta la famiglia per recuperare un vigneto abbandonato vicino Roma

Rinelli Vigneti nasce proprio dalla crasi di due famiglie unite per fare vino e dal vino. In nome di un nonno bisnonno vignaiolo che già lavorava in provincia di Roma

Nonni, figli e nipoti, tutti riuniti intorno a un filo comune: l’idea di recuperare due terreni in stato di abbandono ad Affile, in provincia di Roma e ad est della Capitale, per fare di nuovo il vino. L’antico mestiere scorre nelle vene di nonna Lella, 92 anni, figlia di un uomo che già su queste terre aveva cominciato a fare vino da giovane. Dalla nonna alle figlie, Stefania e Mariagrazia, nonché il genero Marco, per arrivare poi ai nipoti, Stefano, Giorgio, Giacomo, Leonardo, Giulia, protagonisti di questo ritorno alle origini. Sono due famiglie, i Ricci e i Pettinelli, che hanno deciso di recuperare altrettanti terreni in stato di abbandono, una vigna del 1955 e un terreno del 1960 dove le vigne sono state impiantate, per rimettersi a fare tutti insieme vino nel 2020. Dall’unione dei due cognomi arriva anche il titolo dell’azienda: Rinelli Vigneti.

Grappoli d'uva in vigna

Dal mestiere del bisnonno che torna nelle mani dei nipoti: Rinelli Vigneti

Sicuramente l’idea di fare il questo vino ha una tradizione famigliare” ci racconta Stefania Ricci “già nostro nonno produceva e commerciava un Cesanese che era molto apprezzato, lo aveva anche portato all’estero. C’era un piccolo vigneto da recuperare e abbiamo cominciato questa avventura, anche se con molto scetticismo da parte di mio nipote Stefano, il nostro enologo, che l’aveva definita all’inizio una vigna ‘baraccata’ perché era in stato avanzato di abbandono. Invece con molta pazienza e amore ha prodotto sin da subito un ottimo vino, nonostante fosse stata lasciata alla natura da molto tempo. Chiaramente è anche un modo per stare in famiglia, nonostante la fatica. Ognuno qui ha portato quello che sapeva fare secondo le sue competenze”.

La vendemmia fatta dai nipoti

Il Cesanese di Affile e la sua storia antichissima

Siamo ad Affile: il piccolo comune è adagiato sul versante meridionale dei monti Affilani a circa 684 metri sul livello del mare, circondato dalle catene montuose dei Simbruini e dei Ruffi nelle cui valli scorre il fiume Aniene, “un posto ameno, rigenerante” lo definisce Stefania, “è un luogo dove abbiamo sempre passato le nostre vacanze. Ma adesso da spettatori siamo diventati attori di questo territorio”. La zona è abbastanza vocata al vino, un misto di clima, pendenze, territorio che si riflettono in terra bianca, “la creta”, che contiene un’alta percentuale di argilla, molto calcare e minerali. La cittadina guida la rinascita enologica di questi territori, che hanno una storia con il vino antichissima, che si fa risalire all’Impero Romano. Il Cesanese di Affile, DOC dal 2011, che arriva da uve a bacca rossa, ne interpreta bene lo spirito e si pone nella scia della riscossa dei vitigni autoctoni che ha investito diverse regioni vinicole del mondo, ormai da anni. Italia compresa.

I vini di Rinelli Vigneti, quali sono

Le bottiglie di vino di Rinelli Vigneti

L’azienda, guidata da Marco Pettinelli, si è affidata a tutti gli anelli della famiglia per la produzione dei suoi vini, in particolare a uno dei nipoti, Stefano Pettinelli, 30 anni, enologo e dottorando in enologia all'università di Pisa, in cui è riposta la guida dei processi di produzione “ma a fare questo vino siamo tutti”, ci raccontano, tre generazioni in campo, particolarmente operose in tempo di vendemmia. Le viti baciate dal sole sono organizzate in Cesanese d’Affile e Trebbiano toscano dal 2020, poi dopo due anni (2022) sono stati aggiunti Riesling Renano e Pinot Nero. Quattro le etichette attualmente in produzione: due rossi (Bosco e Creta, due cesanesi), un bianco di Trebbiano Toscano, Ambra, poi 24h che è un rosé.

Metodi di coltivazione e nuove procedure

Nonna Lella in vigna

Le pratiche agricole, dalla potatura, alla prevenzione delle malattie, alla semina dei sovesci, alla gestione della vegetazione, avvengono manualmente poiché i macchinari, per la conformazione dei vecchi vigneti, non si possono introdurre tra i filari. Il terreno è composto da un casale con annessa cantina, dove vengono lavorate direttamente le uve, con una temperatura costante che si mantiene tutto l’anno tra i 12 e i 20 gradi. La produzione per ora ammonta a poco più di 3000 bottiglie, che si possono trovare online e tramite il distributore Meteri. Ma ancora in futuro ci aspettiamo che questo flusso venga alimentato da nuove energie e progetti. Così come il mestiere del vignaiolo è tornato dal bisnonno ai suoi nipoti.

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