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Giovedì, 18 Aprile 2024
Torino

Gli artigiani piemontesi vincono contro l’industria. Nasce il Gianduiotto di Torino IGP

Già da tempo si discuteva sulla ricetta dello storico cioccolatino piemontese candidato a diventare un prodotto IGP. Ora pare che le parti abbiano trovato un punto di accordo

Con o senza latte in polvere, fatto dentro o fuori dal Piemonte: la battaglia del gianduiotto, se così la si vuole chiamare, è andata avanti su questi binari almeno dal 2022, al massimo della tensione nel novembre 2023 quando la questione era finita nelle mani di Janusz Wojciechowski, commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale. Da una parte il comitato promotore del processo che avrebbe portato al riconoscimento del disciplinare per la creazione del Gianduiotto di Torino IGP, dall’altro la multinazionale svizzera Lindt, che ha tra i suoi marchi di punta anche la Caffarel, che realizza il gianduiotto dal 1865 e che avrebbe addirittura inventato il famoso cioccolatino.

Il vero gianduiotto di Torino: piemontese e senza latte

Il giuinott di Guido Castagna

Secondo quanto riportato anche da Guido Castagna a CiboToday, nel comitato tecnico per il disciplinare insieme a una 40ina di realtà, tra cui Ferrero, Venchi, Domori e Pastiglie Leone, ma anche Maestri cioccolatieri come Guido Gobino e Giorgio e Bruna Peyrano, il vero gianduiotto dovrebbe essere prodotto all’interno del territorio piemontese, e composto da Nocciola Piemonte Igp tostata (dal 30% al 45%), zucchero semolato di barbabietola o zucchero di canna raffinato (dal 20% al 45%) e cacao (minimo 25%). Niente latte in polvere quindi, presente nella ricetta di Caffarel per alleggerire il conto economico del prodotto finale, soprattutto in seguito all’aumento di prezzo della nocciola locale.

Le operazioni per un accordo di valore tra le parti: comitato e Lindt

Il gianduiotto di Caffarel

Caffarel, parte di Lindt & Sprüngli Italia, non si è opposta alla proposta di IGP e, al contrario, si è sempre impegnata per la ricerca di un accordo di valore” recitava una nota dell’azienda arrivata anche presso la nostra redazione per smentire l’opposizione all’iter del disciplinare presentato dai cioccolatieri piemontesi. A qualche mese di distanza, sembra che l’accordo di valore allora ventilato sia stato trovato, anche se per ora si tratta di discussioni ancora in divenire. Come anticipato dal Ceo di Lindt & Sprüngli Italia, Benedict Riccabona, l’azienda si aspetta “una proposta di clausola di riconoscimento dei diritti di Caffarel da inserire nel disciplinare di produzione”.

Nascerà un disciplinare per il gianduiotto di Torino IGP

Mercoledì 21 febbraio, le parti composte da Regione Piemonte, il Comitato del gianduiotto di Torino IGP e Lindt hanno concordato, in via preliminare, che Lindt potrà continuare a produrre gianduiotto secondo la propria ricetta mantenendo l’attuale titolo Gianduia 1865. L’autentico gianduiotto di Torino. In cambio non ostacolerà la nascita di un marchio IGP riconosciuto e ventilato almeno dal 2017, con annesso disciplinare, che porterà alla dicitura “gianduiotto di Torino IGP”. In questo modo Lindt sarebbe fuori dal circuito a marchio ma potrebbe continuare a produrre con il proprio, usando comunque il nome “gianduiotto”.

Davide contro Golia? Comitato contro Lindt

Il gianduiotto di Guido Gobino

Come riportato al Corriere della Sera, la notizia è stata accolta con particolare entusiasmo dal comitato del disciplinare. Guido Gobino, cioccolatiere che compie quest’anno 60 anni, ha commentato che “È una grande vittoria, Davide contro Golia. Per la prima volta c'è stata unità d'intenti tra piccole e grandi aziende. Alla riunione in Regione ha partecipato anche Riccardo Illy.  È il primo passo per dire che il gianduiotto è un prodotto da custodire, celebrare e raccontare perché ha una storia”. E proprio perché anche dalla parte del comitato c’erano aziende grandi e piccole, l’opposizione da un lato e dall’altro sembra più equa di quella tra piccoli artigiani e grande multinazionale.

Il giusto premio ai lavoratori piemontesi

A riprendere la romantica citazione c’è stata l’onorevole Daniela Ruffino, deputata piemontese di Azione, con una nota: “Ha ragione Guido Gobino. È stata la vittoria di Davide contro Golia. Il riconoscimento del gianduiotto come prodotto a “indicazione geografica protetta” è il giusto premio alle imprese e ai lavoratori piemontesi che vedono così consacrata una specificità secolare dell’industria dolciaria piemontese. La fine del contenzioso avviato nel 2017 con la svizzera Lindt consente di voltare pagina e riaffermare la bontà di un prodotto che è parte non secondaria della nostra identità territoriale”. Dello stesso avviso il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio: “Insieme abbiamo individuato un percorso che consenta di riconoscere la storicità del marchio Giandujotto di Torino e anche le aspirazioni dei produttori artigianali con l’obiettivo di proteggere e promuovere insieme una delle nostre eccellenze dolciarie e i suoi produttori” ha scritto sui social. 

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