Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

Martedì, 16 Luglio 2024
Torino

L’unico ristorante britannico d’Italia l’ha aperto un ingegnere inglese a Torino

Arrivato in Piemonte per progettare aerei, Adam Smith ha aperto Smith’s British per sfatare i falsi miti sulla cucina inglese. Pietanze classiche e raffinate, fuori dagli stereotipi da pub

Il brunch, il ‘tè rinforzato’ delle cinque, nonché i pub con birra a fiumi e fish&chips: è quel che viene in mente quando si pensa alla cucina inglese. Tutto qui? Assolutamente no. Lo sa bene Adam Smith, ingegnere aeronautico della contea di Lancashire, che nel 2002 si è trasferito a Torino. Stanco di fare buon viso a una sequela di stereotipi, sei anni fa ha deciso di aprire il suo Smith’s British, ad oggi l’unico ristorante autenticamente e orgogliosamente britannico in Italia; “ma non chiamateci gastropub!”. La sua storia.

Una English Pie di Smith's British

Adam Smith, l’ingegnere aeronautico che difende la cucina britannica

Nato nel borgo di Worston 49 anni fa, Smith si è laureato in ingegneria meccanica, con un master in aeronautica. La sua Ribble Valley se la ricorda non solo per le colline e le foreste — pare che Tolkien avesse in mente questi posti, quando immaginò il reame di Mordor — ma per essere una delle aree dove si mangia meglio in Gran Bretagna (“ci sono alcuni eccellenti gastropub; anche se bisogna spiegare cosa s’intende per gastropub…”).

Lo chef Luca Icardi e il fondatore di Smith's British Adam Smith

Tra rami scozzesi, irlandesi e gallesi, nella sua famiglia cucinano specialità di tutto il Regno Unito. A scuola studia cucina per tre anni, da adolescente lavora “in un pub di quelli autentici, frequentato da cacciatori in tweed”, ma poi decide di dedicarsi al campo scientifico. Quello che lo porta nei primi Duemila a Torino, dove conosce la compagna Manuela Badino, proprietaria del cocktail bar Casa Manitù. La quale, “quando ha scoperto la nostra cucina classica, è rimasta proprio stupita”. Nel 2018, quindi, la decisione di adibire il primo piano del locale a un posto che la facesse conoscere nella sua veste più autentica, “e anche un po’ più elegante”.

Bollicine e pasticceria salata di Smith's British

Non chiamateci gastropub”: com’è nato il ristorante Smith’s British a Torino

Sgombriamo il campo: lo stereotipo del pub anglo-irlandese non risponde a realtà. Più corretto definirli come qualcosa di simile alle nostre ‘osterie’, luoghi in cui si sono condivise pietanze familiari e sostanziose, che dai Novanta, con l’introduzione di una legge per contrastare gli effetti dell’alcool alla guida, hanno puntato ancora di più sulla parte ristorativa.

Il trifle di Smith's British

Un po’ come per i ‘ristoranti italiani-macchietta’ all’estero, la versione esportata non ne rispecchia dunque che una minima parte. “Sono ancora i posti in cui gli inglesi vanno a mangiare ricette laboriose da fare a casa. Dal punto di vista del marketing, forse ci sarebbe convenuto farci riferimento, ma abbiamo preferito posizionarci come ristorante, e allestire una sala raffinata, con un’atmosfera davvero British”.

Le specialità gastronomiche inglesi che dovremmo tutti conoscere

Ma come mai la cucina inglese soffre di una nomea così poco lusinghiera? Innanzitutto, per ovvie questioni climatiche e geografiche, non dispone della biodiversità e della varietà di ortaggi e frutta a cui siamo abituati. “Ma ci sono pascoli e allevamenti incredibili, con carni eccellenti, come l’agnello gallese. Per non parlare dei frutti di mare e del salmone scozzese”, aggiunge Smith. Molte le razze autoctone di bovini e suini, poi innumerevoli formaggi, “e il nostro burro, che tradizionalmente viene fermentato e salato, e ha un gusto molto più profondo”.

Materie prime poi trasformate in Haggis (il piatto scozzese a base di interiora di agnello), Black Pudding (sanguinaccio irlandese), Toad in the Hole (salsicce infornate in pastella), Lancashire Hotpot (stufato di agnello) e Cornish Pasty (un pasticcio della Cornovaglia). Una varietà che ha molto in comune con la propensione per il quinto quarto di certe nostre espressioni regionali, lasciata da un lato da parte con lo ‘spopolamento delle cucine’ — nel corso nel Novecento le donne inglesi hanno iniziato a lavorare fuori casa, riducendo il tempo a disposizione — e dall’altro un po’ surclassata dall’abbondanza di ingredienti e ricette dai territori del Commonwealth, che gli inglesi hanno via via assorbito. 

Brunch, high tea, pranzo e cena. Cosa si mangia e quanto si spende da Smith’s British

Sono molti i locali che puntano sul momento del brunch, e alcuni anche sull’high tea pomeridiano — "li facciamo periodicamente anche noi, con l’autentico repertorio di snack e pietanze” — ma Smith’s British resta l’unico ristorante 100% britannico, “e dunque valorizziamo l’esperienza gastronomica della cena". A prezzi onesti (antipasti 8-12€, pietanze 14-24€, dessert 8€) si assaggiano — grazie anche all’esperienza di molti anni a Londra di chef Luca Icardi, in cucina — filetto alla Wellington, Scotched Eggs (uova rivestite di macinato), Gammon (prosciutto affumicato) e le Pies farcite che sono il pezzo forte del locale.

L'high tea di Smith's British

Notevole anche la carta dei dessert, tra Scones, Hot Stick Toffee e Bread and Butter Pudding. Preparati con ingredienti più possibile inglesi, ma anche con il paniere di ingredienti freschi locali, “grazie ai quali, ogni tanto, diamo un tocco personale”.

Smith's British

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CiboToday è in caricamento