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Venerdì, 19 Luglio 2024
Venezia

In un museo di Venezia imprenditori migranti aprono bistrot con cucina mediorientale e africana

La caffetteria della Fondazione Querini Stampalia prende nuova vita con il progetto “Peace ‘n Spice” guidato da due migranti che hanno anche dei locali a Padova

Fondazione, museo, biblioteca, progetto architettonico: sono tutte parole che descrivono una parte dell’identità di Fondazione Querini Stampalia, uno dei centri culturali più importanti di Venezia. La troviamo dietro un ingresso sull’acqua in Campo Santa Maria Formosa, a cinque minuti a piedi dal delirio di Piazza San Marco. E a giugno 2024 apre un nuovo ristorante e caffetteria con cucina internazionale, principalmente dal Medio Oriente e dal nord dell’Africa. Siria, Turchia, Afghanistan per dirne alcuni.

La storia di Hadi e Ali Khan

Una piccola parte del banco di Peace 'n Spice a Venezia

Si chiama Peace ’n Spice, “pace e spezie”, ed è un progetto creato dai due fondatori Hadi e Ali Khan, entrambi di nazionalità afghana ma a Venezia dal 2007. “Ormai Venezia per noi è casa. La prima cosa che ho visto quando sono arrivato in Italia è stato il Ponte degli Scalzi. Erano le quattro di mattina e mi sono subito innamorato della città” spiega Ali. Qualcuno ricorderà che sono anche tra i fondatori di altri due filoni ristorativi: Africa Experience vicino Campo San Barnaba e Orient Experience in due sestieri di Venezia. Usciti da entrambi i locali – ancora attivi - nel 2020, hanno creato un nuovo progetto a loro marchio a Padova che si trova sia a Piazza Capitaniato che in Portello. Ora anche a Venezia, sebbene il locale abbia delle sue caratteristiche peculiari.

Architetti d’autore per caffetteria e giardino della Fondazione

Sottolineiamo prima di tutto che l’attività seguirà gli orari della Fondazione, con apertura la mattina e chiusura prima di cena. Inoltre si può accedere anche senza pagare il biglietto allo spazio caffetteria, che rimane aperto a tutti. Le sale interne, pur rimanendo nella loro essenzialità, hanno alle pareti la mostra permanente delle opere tessili che l’artista Maria Morganti ha realizzato ispirandosi a degli arazzi. Lo spazio interno è stato curato dall’architetto Mario Botta (così come il cortile con la vera da pozzo che oggi è al coperto) che ha operato una ristrutturazione della Fondazione con nuove annessioni di spazi negli Anni ’90. Mentre Carlo Scarpa, suo maestro, ha ideato vari spazi della fondazione tra cui lo splendido giardino dove si può anche mangiare.

In cucina, i cuochi lavorano i piatti per la gastronomia

Un ristorante internazionale dentro una Fondazione con museo a Venezia

Certo, un ristorante internazionale dentro uno spazio culturale e museale è abbastanza inedito per l’Italia. “Ma è importante perché Venezia è internazionale. La nostra è una cucina multietnica, che rappresenta tante culture quante siamo noi, partiti dai nostri paesi e arrivati qui facendo un viaggio” ci spiega Hadi Khan “passando paese per paese, c’è sempre qualcosa da mangiare. Noi qui cuciniamo i nostri piatti ma magari con ingredienti del territorio, con quello che c’è. Siamo partiti in due soci, siamo diventati 40 e di nazionalità di ogni tipo”. Per la Fondazione invece, i principi di inclusione e rispetto rappresentati da questa cucina riescono a sposare anche quelli del luogo. “Rispetto a una gestione più neutra, volevamo portare una proposta gastronomica che riuscisse a parlare di valori in cui l’istituzione crede molto” ci spiegano. La caffetteria, infatti, ha attraversato varie gestioni nel tempo, ma oggi si cerca di puntare su una proposta un po’ più di rottura, se così possiamo definirla, per raccontare anche l’apertura della Fondazione verso l’esterno, verso un pubblico più giovane.

Cosa si mangia da Peace ‘n Spice a Venezia

Un piatto composto con varie pietanze di Peace 'n Spice

Dal bancone si può scegliere il cibo, comporsi il piatto e accomodarsi al tavolo. “Alcune pietanze però sono diverse da un locale all’altro. Noi non vogliamo essere un franchising e quindi in ogni nostro indirizzo ci sono piatti diversi. Qui facciamo una ricetta afghana molto famosa. Si chiama mantu e sono ravioli di carne macinata, serviti con yogurt e menta e una salsa di lenticchie gialle”. Dal banco arrivano fette di torta, falafel, hummus, riso e lenticchie, verdure con yogurt, involtini di carne, melanzane con il pomodoro, frittelle di verdure e pane fatto al forno. Le ricette vengono aggiunte con il tempo grazie ai suggerimenti dell’internazionalissimo team. “E poi è molto importante il bere. Spesso in questo tipo di ristoranti si mangia bene ma si beve male. Qui non deve essere così, poiché noi siamo arrivati in Italia e abbiamo imparato anche la cultura del bere. Abbiamo vini italiani ma anche internazionali. Per esempio libanesi. Poi c’è una lista dei cocktail, tra cui alcuni a base di zafferano con cui facciamo anche il nostro spritz, oppure i fiori di ibisco. Con questo abbiamo anche una birra nostra”. Prezzi accessibili per chi arriva: un piatto con più pietanze (da 2 a 5, con l’acqua inclusa) costa tra gli 11 e i 19€ e ci si fa l’intero pranzo.

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