Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

rotate-mobile
Sabato, 18 Maggio 2024
Venezia

Abbiamo chiesto ai ristoratori di Venezia cosa pensano del ticket per entrare in città

Dal 25 aprile per 29 giornate alcuni turisti dovranno pagare 5 euro per visitare Venezia. La manovra sperimentale detta profonde riflessioni sul futuro della città. Abbiamo chiesto agli imprenditori del food che ne dicono

Dopo un lungo periodo di rimandi, opposizioni e tentennamenti, entra in vigore in via sperimentale il ticket d’ingresso per accedere a Venezia in alcune giornate dell’anno, definite da “bollino nero”. Si comincia il 25 aprile 2024 e si prosegue per un totale di 29 date sul calendario, durante le quali sarà richiesto il pagamento anticipato di una tassa di 5 euro per chi visita la città in giornata. Sono infatti esenti dal pagamento tutti coloro che già pagano la tassa di soggiorno, dunque risiedono in appartamenti, affittacamere e alberghi regolarmente registrati.

Come funziona il ticket d’ingresso a Venezia

Il ticket sarà in vigore, come prima prova del fuoco, nel lungo ponte dal 25 aprile al 1 maggio, ma poi anche in altre date nel mese di maggio, giugno e luglio, in particolare in concomitanza con i fine settimana, quando la città si riempie di turisti giornalieri. Si paga solo dai 14 anni in su e solo nella fascia oraria che va dalle 8:30 alle 16:00. Escluse le isole minori della laguna, così anche chi è solamente in transito e chi si reca a Venezia per lavoro, chi è in visita a un conoscente, è studente o in gita scolastica. Ma anche chi è residente in Veneto, e tante altre categorie (qui l’elenco completo). L’idea del ticket nasce dalla necessità di tentare delle strategie per limitare i danni dall’overtourism che affliggono Venezia, andando a disincentivare l’arrivo di turisti “mordi e fuggi”, come vengono spesso chiamati, che visitano la città solo per poche ore e in modo molto superficiale.

Ticket d’ingresso a Venezia: cosa ne pensano i ristoratori

Il tema delle limitazioni, dei divieti, dei numeri chiusi, è sempre più sentito in Italia e Venezia non è l’unico caso in cui sono state messe in atto delle procedure specifiche per moderare gli effetti negativi del turismo, sulla città e sui suoi abitanti. Tuttavia Venezia sarà effettivamente la prima città al mondo a imporre un vero biglietto d’ingresso per chi arriva in città a scopi puramente ricreativi. Sarà un intervento utile? Dannoso? Incapace di fare la differenza? Lo abbiamo chiesto ad alcuni ristoratori veneziani, che vedono in questa manovra molto più di una semplice manovra da 5 euro e si interrogano sul futuro della città.

“Venezia ha bisogno di un cambio di rotta”

In questa direzione va la riflessione di Gianluigi Wahba, proprietario del bar Ai Due Leoni, in prossimità di Piazza San Marco, dunque in una delle zone a maggiore concentrazione turistica. “Regolare il turismo con un semplice ticket d’accesso per quanto mi riguarda non è sufficiente; è necessario adottare un approccio più completo che promuova il rispetto e la comprensione della città da parte dei visitatori. Una delle mie preoccupazioni riguarda il fatto che questo contributo sembra non coinvolgere i residenti del Veneto, e coloro che verranno “penalizzati” non saranno i nostri vicini, ma piuttosto i turisti provenienti da altre parti del mondo, spesso più rispettosi dei locali. Tuttavia, c’è un consenso generale sulla necessità di preservare l’ecosistema fragile di Venezia e di promuovere un turismo sostenibile” racconta a CiboToday.

Venezia ha bisogno di un cambio di rotta. Dobbiamo valorizzare la città non solo con un’offerta commerciale di qualità, ma anche con progetti che promuovano lo sviluppo del tessuto sociale tramite la partecipazione attiva dei giovani. Un altro problema è il sempre crescente costo delle attività e della loro gestione a Venezia, che ha limitato la diversificazione dell’offerta turistica. I commercianti si trovano ora in una situazione in cui sembra più conveniente vendere “paccottiglia”, visto che non si vede il senso nel puntare sulla qualità quando tutti seguono la stessa strategia. Dovremmo limitare le attività commerciali che hanno un’offerta di basso livello, e sostenere e valorizzare coloro che offrono qualità. Dobbiamo incentivare progetti che consentano ai giovani di stabilirsi qui tutto l’anno e di viverla appieno; solo così possiamo mantenere viva la città e proteggerla da un turismo omologato. Se vogliamo preservare il nostro tesoro, dobbiamo affrontare il problema alla radice, incentivando la residenza e mantenendo prezzi accessibili per coloro che desiderano viverla e innovarla, è fondamentale per garantire che Venezia non diventi solo un parco giochi per turisti”.

Il turismo becero non si risolve con un semplice bigliettino

Di avviso simile anche Andrea Lorenzon, proprietario di Pietra Rossa, e la sua squadra: “La nostra opinione è che se non si agisce per agevolare la residenzialità, incentivando attività lavorative che diano un’opportunità anche a chi non lavora nell’hospitality, offrendo canoni di affitto umani a chi vuole vivere e far vivere a Venezia, qualsiasi altra azione “restrittiva” del turismo becero sia inutile, anzi rilanci ancora di più l’idea di Venezia “parco divertimento” dove bisogna pagare (e magari fare la fila) per accedere. Senza dare peso al fatto che la questione ticket è tranquillamente bypassabile. Notiamo anche - che come tutte le multe annullate del periodo covid - probabilmente succederà anche con queste che vietano la libera circolazione delle persone”.

Un ticket per limitare il turismo mordi e fuggi? Sarebbe utile, ma non del tutto verosimile

La nuova generazione di osti e ristoratori veneziani ha registrato negli ultimi anni un deciso cambio di passo. Tra di loro è ritornato anche Marco Zambon, con la compagna Silvia Rozas che hanno da sempre recepito la complessità della questione nell’aprire il loro Bacan: “Partiamo dal dato che Venezia è di tutti! Di tutti coloro che la vogliono vivere nel pieno rispetto delle sue fragilità e la vogliono far diventare anche una città capace di ospitare iniziative culturali, artigianali ed enogastronomiche. Limitare la pressione del turismo mordi e fuggi potrebbe garantire una migliore vivibilità, una maggior sicurezza e un decoro urbano. Noi, insieme a tante altre realtà, cerchiamo di portare un servizio di ristorazione che faccia parlare bene di Venezia quando il turista torna a casa propria”.

Gli effetti si vedranno a breve, oppure no

Può bastare un ticket a produrre questo risultato? “Per noi è ancora presto per fornire un’opinione approfondita” ci dicono ad esempio i due giovani gestori del Bar Caranto “C’è anche da dire che questa giunta non ci sembra abbia fornito le giuste motivazioni per cui questo ticket dovrebbe portare benessere alla città o ai suoi cittadini. In che modo dovrebbe portare un turismo di qualità”. Di tono prudente anche il commento che riceviamo da Osteria Giorgione da Masa: “Se è un ticket che vuole selezionare persone che vogliono veramente venire, allora non ha senso farlo per pochi giorni. Non è detto che chi viene in giornata e paga un ticket, poi andrà al museo o al ristorante avendo già pagato un ingresso”.

Il ticket? Umiliante, uno specchietto per le allodole

Più severa la risposta di alcuni, che trovano nel ticket una sorta di “presa per i fondelli”. “Uno specchietto per le allodole” ci dicono da Osteria Da Pamposoldi in più per il comune. I gruppi, che sono quelli capaci di creare più problemi, arriveranno lo stesso. Venezia intanto continua a spopolarsi e non si trova un appartamento in affitto neanche a pagarlo oro. Noi non troviamo dipendenti perché non trovano casa”. L’eco dell’emergenza abitativa risuona in modo molto evidente in questa città, mentre gli altri capoluoghi italiani di una certa dimensione sperimentano problemi molto simili. È il segnale che il problema è sistemico, trasversale e multidisciplinare. “Ridicolo, umiliante ed emblematico di un paese allo sfascio” dicono da Ozio ai veneziani tocca vedere prendere decisioni in merito alla loro città da persone che non ne vivono la quotidianità. E poi cosa sono 5 euro? Non ti cambiano nemmeno se te li caricano sul conto al ristorante”.

Un deterrente per i turisti, anche se non la soluzione definitiva

E per dimostrare la complessità della situazione, arriva anche il parere di chi guarda alla proposta se non di buon occhio, con un certo grado di ottimismo. “A mio avviso il ticket non porterà a un calo dei turisti bensì a una scrematura. Sicuramente innalzerà il livello culturale e farà arrivare a Venezia solo chi la sa apprezzare veramente” commenta Gennaro Florio, bar manager dello Chic Bar della Taverna della Fenice. “Penso che la tassa sia un mezzo per mettersi in pari con la città, un modo per rimettere in riga i visitatori di Venezia in momenti critici” aggiunge Daniele Zennaro, executive chef de Il Giubagiò “Un esempio è agosto quando la città è assalita da orde di persone che non la vivono nella maniera consona. Da novembre a gennaio lascerei il libero accesso, mentre per il resto dell’anno il ticket mi sembra un’ottima modalità per spingere a una presa di coscienza che porti a un maggior rispetto”.

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Abbiamo chiesto ai ristoratori di Venezia cosa pensano del ticket per entrare in città

CiboToday è in caricamento