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Domenica, 25 Febbraio 2024
Agriturismi

Nelle colline di Cesena la villa che fu di un attore di Hollywood diventa osteria agricola

Quello della star del cinema muto Monty Banks non è il solito casale di campagna. Oggi è un agriturismo con format dedicato ai prodotti dell’azienda e ai giovani talenti, con la regia di chef Fabrizio Mantovani

Sulla collina che domina Cesena, e che da trecento anni è chiamata il “belvedere”, c’è una villa del tutto insolita; niente di più lontano dai casali con vigne e terreni che ospitano molti agriturismi in zona. Villa Monty Banks, fin dal nome, racconta storie un po’ diverse: quella di un romagnolo diventato star del cinema, che una volta tornato in patria ha voluto una residenza in grande stile. Poi l’idea di Erika Galbucci e Michele Manuzzi, suoi attuali gestori, che l’hanno risistemata per farne un hotel con agriturismo e ristorante. E infine la “regia” dello chef faentino Fabrizio Mantovani, che ha preso le redini di una brigata di giovanissimi lanciando il progetto dell’AgrOsteria.

La sala del ristorante di Villa Monty Banks

La storia di Villa Monty Banks a Cesena, hotel e ristorante nella villa della star

Un personaggio sui generis, Mario Bianchi, cesenate classe 1897 che, come tanti, partì per cercare fortuna. Prima in Inghilterra e poi a New York, dove le sue performance come ballerino furono notate dal produttore Mack Sennett. Insieme a lui volò a Hollywood, cimentandosi come attore comico in produzioni mute e adottando lo pseudonimo “esotico” di Monty Banks.

Il ballerino e attore Mario Bianchi, alias Monty Banks

Penalizzato all’avvento del sonoro dal forte accento italiano, si spostò in Gran Bretagna a lavorare come regista e lì conobbe la seconda moglie Gracie Fields, la quale lo affiancò anche nel progetto di costruzione sulle colline di Cesena che porta il suo nome. Villa Monty Banks ha un corpo massiccio aperto a U con magnifico affaccio sulle campagne, costruito nel 1939 con uno stile peculiare; eccentrico rispetto alle tendenze italiane e più vicino —a ben vedere — a una residenza d’oltremanica. 

L'architettura di Villa Monty Banks

Il nuovo progetto L’AgrOsteria con la regia di chef Fabrizio Mantovani

Tre piani traforati da 79 finestre slanciate e un abside curvilineo che ricorda un bow window inglese; Villa Monty Banks ha poi ospitato aule universitarie prima di passare nel 2020 alla gestione di Galbucci e Manuzzi, cesenati con esperienze nell’accoglienza. “La proprietà è della Fondazione Don Dino, ma noi ne abbiamo curato il restauro che l’ha riportata ai fasti”, spiegano a proposito di quello che ora è un hotel con 11 camere, ma anche un agriturismo.

Uliveti e vigne di Villa Monty Banks

Abbiamo assecondato una vocazione agricola legata al terreno che lo circondava”, spiega Galbucci a CiboToday, riferendosi al totale di 24 ettari, tra le pertinenze della Villa “e altri campi che erano già nostri. Oggi ci sono vigneti di Sangiovese e Trebbiano, un uliveto con piante secolari, campi di grano Senatore Cappelli e 4mila metri a lamponi e frutteto”.

Chef Fabrizio Mantovani, a destra, con Alberto Pinelli (centro) e Leonardo Bovi (sinistra)

Si aggiunge l’appezzamento a orticole e aromatiche ed ecco spiegato come il ristorante, attivo dall’inizio, riesca a contare su una solida autoproduzione. Dopo l’esperienza con lo chef torinese Ivan Milani, dal 18 novembre 2023 il format ha cambiato passo, “concentrandosi sulla territorialità e sui nostri buoni prodotti”. Le idee della nuova AgrOsteria — che accoglie gli ospiti interni e il pubblico da fuori — sono nate dal confronto con Fabrizio Mantovani, chef faentino del “ristoro urbano” Fmarket con molteplici esperienze nel mondo dell’alta ristorazione.

Cappelletti in brodo dell'AgrOsteria di Villa Monty Banks

La squadra di giovani e il menu della nuova AgrOsteria

Mi piace pensare al mio ruolo come a quello di un allenatore. Un coach che motiva una squadra di talenti che hanno già le idee chiarissime”, ci racconta Mantovani, che continuerà a far base a Faenza ma coordinerà il tutto. “A capo della nostra ‘boy band’ c’è Alberto Pinelli, insieme a Leonardo Bovi, poi Erik Venturi e Luca Balzani in sala, che conoscono già la villa e i suoi terreni”.

D’accordo anche Galbucci e Manuzzi: “Vorremmo un laboratorio dove i cuochi possano esprimere la loro conoscenza. Insieme a Fabrizio, ma con la libertà di sperimentare con il meglio delle nostre colline e del litorale". Il 26enne Pinelli, originario di Pistoia, aggiunge: “Il richiamo alla tradizione resta fondamentale, ma cerchiamo sempre di ragionarci dal punto di vista della grande materia prima e anche, alla fine, della presentazione estetica. AgrOsteria vuole essere il posto per chi cerca i sapori noti ma anche per chi ha gli strumenti per leggerci un po’ più di ricerca”.

Alberto Pinelli, a capo della brigata dell'AgrOsteria di Villa Monty Banks

La proposta gastronomica, dunque, è radicata in Romagna, senza però ripiegarsi sul solito e mettendo sulle ricette più identitarie il “pepe” della tecnica e dell’inventiva.  Intoccabili i cappelletti (solo Parmigiano 36 mesi e uova, 18€) in brodo e i tortellini panna e prosciutto: sì, ma con spalla affumicata dell’Azienda Zavoli e bergamotto (18€). Che seguono l’insalata dell’orto con croccante di bucciato romagnolo (15€) e il baccalà mantecato con cipolla di Santarcangelo e riccioli di polenta (18€). Poi la faraona alla cacciatora e il crudo e cotto di cervo con melograno e lamponi (20, 25€). Infine dessert poco complicati che fanno onore agli ingredienti, come la ricotta con sorbetto di clementine e saba (9€) oppure la pera al Sangiovese della casa servita con gli scroccadenti (la versione locale dei cantucci, 9€). Una lista concentrata in una ventina di piatti che cambierà circa cinque volte l’anno, “perché l’obiettivo è far stare bene chi ci viene a trovare e convincerlo a tornare almeno a ogni stagione”.

L'AgrOsteria - Villa Monty Banks
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