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Martedì, 16 Luglio 2024
Botteghe Mercati

I migliori mercati di Palermo. Guida, storia, prodotti

Un pezzo essenziale della vita cittadina si svolge in queste vie, dove l’offerta è cambiata negli anni ma si conserva ancora una peculiarità tutta specifica di questa città

Non è possibile dire di conoscere veramente Palermo senza essere stati, almeno una volta, nei suoi mercati storici. L’anima della città, infatti, si respira a pieni polmoni in quelle vie. Odori, sapori, profumi, colori e soprattutto suoni: i mercati storici cittadini offrono davvero un’esperienza unica. Orde di venditori che esaltano la merce, clienti vocianti e semplici turisti: il mercato è un quadro che rappresenta perfettamente l’essenza della palermitanità.

Una vista di Palermo dall'alto

Non sono, però, soltanto meta di turisti: moltissimi abitanti locali, infatti, fanno lì quotidianamente la spesa. Il prezzo dei prodotti è certamente più vantaggioso, la merce è tendenzialmente fresca. Infine, è certamente più folkloristico fare la spesa tra antichi e chiassosi vicoli e palazzi in rovina piuttosto che in un tradizionale supermercato. Ballarò, Vucciria, il Capo sono i tre “re” della città in materia di mercati. Una menzione a parte va fatta per altri mercati storici, come Borgo Vecchio, il mercato delle Pulci, Lattarini e quello di Piazza Marina.

Ballarò

Ballarò è considerato, secondo la leggenda metropolitana, il più antico dei mercati di Palermo. Sorge nel cuore del centro storico, in una zona ricca di chiese e monumenti. Sostanzialmente, parte dalla parte bassa di Corso Tukory ed arriva sino in via Maqueda, passando per Casa Professa. Ogni giorno migliaia di visitatori animano il mercato, famoso per ospitare le primizie delle campagne palermitane. “Si vucìa, si abbannìa, Ballarò è magia”, recita un murales all’ingresso del mercato. L’abbannìo è il classico richiamo del venditore ambulante, intento a proporre e vendere la propria merce. Frutta, verdura, pesce e carne animano le strade: il mix di odori è veramente particolare. Impossibile non prendersi una pausa dalla spesa, ecco che allora lo spuntino è proprio ad un passo dai banconi: lo street food palermitano allieta le merende dei visitatori. Pane e panelle, meusa, frittola, sfincione. Al tramonto, poi, il mercato si trasforma letteralmente, divenendo una delle location preferite dalla movida palermitana: taverne a cielo aperto, pub e locali rappresentano il luogo di punta per l’aperitivo.

Vucciria

Il nome del mercato, probabilmente, è da ricondursi al termine francese boucherie, che significa macelleria. Boucherie, precisamente, indica il “becco”, il caprone che rappresenta l’animale macellato per antonomasia. Tanto è vero che all’inizio il mercato era una carnezzeria en plein air. Il pesce, la frutta e la verdura arrivarono più tardi. Vucciria in palermitano significa confusione e il termine richiama il vuciari, le voci del popolo. Anche la Vucciria si estende per vari quartieri: tra via Roma, la Cala, il Cassaro, piazza Garraffaello, i vicoli dei chiavettieri, piazza Caracciolo, la via dei Maccheronai. Impossibile non ricordare il celebre dipinto di Renato Guttuso, dedicato proprio al mercato panormita. Il quadro esposto allo Steri, ispirato ai ricordi dell’artista, venne realizzato nello studio di Velate, vicino a Varese, grazie all’ispirazioni avuta da alcune foto scattate un anno prima a Palermo. Una sintesi immaginaria del grande artista che, certamente, non ritrae dettagli precisi del luogo ma ne restituisce l’idea e le suggestioni.

Un mercato di Palermo con le verdure (foto di Stock)

Il mercato è caratterizzato da un fitto intreccio di vicoli e piazzette, colorate da straordinarie bancarelle e putie ambulanti. Pentole bollenti con patate o polpi, griglie colme di stigghiola (interiora) o calamari: uno scenario unico, immerso nel cuore più vero di Palermo. Anche la Vucciria si trasforma dalle 18 in poi: la movida ha trasformato il mercato, rendendolo una destinazione per le serate con gli amici. I banconi del pesce sono sempre umidi e ricchi, per questo si dice in siciliano che “i balati ra Vucciria 'un s'asciucanu mai” (non si asciugano mai). Il detto, peraltro, è anche metaforico perché i palermitani sono soliti dire, per indicare un evento che non si verificherà mai, che accadrà “quannu i balati ra Vucciria s’asciucanu”.

Il Capo

Il Capo costituisce un altro tassello essenziale dei mercati palermitani. Suggestivo è, indubbiamente, l’ingresso al mercato: per accedervi si attraversa una delle porte di Palermo, Porta Carini, dalla quale metaforicamente si stacca il biglietto per entrare in un vero e proprio mondo parallelo. Tendenzialmente quella al Capo è l’esperienza più completa per un turista, perché l’itinerario storico e artistico che caratterizza le vie è di altissimo livello. Una rarità nel mondo, con ogni probabilità. I vicoli, infatti, portano dal Teatro Massimo sino alla Cattedrale. Il percorso è costeggiato da enormi banconi di merce fresca: frutta, verdura, pesce e anche carne, seppur in minore quantità rispetto a Ballarò e Vucciria. Senza dimenticare, ovviamente, “lapini” di sfincione, pane e panelle e pani ca meusa. Si passa nelle zone limitrofe del Palazzo di giustizia, incrociando le vie dei Beati Paoli, Sant’Agostino, Cappuccinelle.

Un mercato di Palermo (foto di Stock)

Un labirinto di sapori e odori, incastonato tra chiese barocche, dal quale non è proprio semplicissimo uscire. Originariamente era un grande quartiere arabo, poi i normanni apportarono alcune modifiche alla zona. Il Capo è il mercato del pesce per eccellenza: è freschissimo e, a detta di molti, il più buono della città. Arriva al mattino presto, recandosi con anticipo è possibile fare affari straordinari. Se siete amanti delle interiora impossibile, poi, perdersi il banchetto della frittola. In estate ci si può dissetare con la grattatella (l’antesignana della granita, ghiaccio tritato arricchito da sciroppi di vario gusto) e con i bicchieri di frutta fresca.

Borgo Vecchio

Il rione di Borgo Vecchio si sviluppa nella zona settentrionale della città, a ridosso del Teatro Garibaldi Politeama e si estende, di fatto, fino al porto. Questa vicinanza, indubbiamente, ha alimentato la nascita di un mercato assai fornito. La zona “alimentare” insiste sulle vie Scinà, Principe di Scordia, Ximenes e piazzetta Nascè. Al Borgo, in realtà, è possibile trovare anche locali commerciali e aziende artigianali tradizionali, come quelle dei lavoratori del legno e del ferro. A ridosso della piazzetta, poi, ci sono diverse officine di meccanici. Si narra che la formazione del quartiere risalga al 1556, dopo la costruzione del nuovo porto e l’acquisto della tonnara di S. Giorgio da parte del Senato palermitano. Fu così che molti pescatori e marinai decisero di prendere casa al Borgo, per recarsi più agevolmente a lavoro. Negli ultimi decenni, come detto per gli altri mercati, il quartiere si è trasformato: migliaia di giovani hanno colonizzato il rione, soprattutto nelle ore notturne. Ecco che, in ragione della “vita nuova” di Borgo Vecchio, nelle zone limitrofe sono sorti diversi b&b e piccoli hotel. La peculiarità del mercato del Borgo è che resta aperto fino a tarda notte: i venditori, consapevoli del flusso serale, rimangono spesso ben oltre il tramonto.

Il mercato delle Pulci, Piazza Marina e i Lattarini

Il mercato delle Pulci sorge nella zona tra la Cattedrale e il Tribunale: tra piazza Peranni e piazza Papireto. Si tratta di un’esposizione perpetua di antiquariato e modernariato in cui curiosare sia nei giorni feriali che nei festivi. Nei secoli è stato frequentato da tutti: principi, conti, nobili, politici, borghesi, cittadini comuni. Una storia relativamente recente, visto che nel secondo dopoguerra molti bottegai decisero di spostarsi nella zona attuale, dove è possibile fare dei buoni affari.

Il mercato Lattarini è situato all’interno dello storico quartiere popolare della Kalsa. Il nome non è casuale, visto che viene dall’arabo: “Suq el attarin” è, probabilmente, il nome originario. La traduzione dovrebbe essere semplice: mercato delle spezie. Rispetto al passato va detto che questo mercato ha subito un’involuzione, probabilmente dovuta anche alla zona che ha visto molti cambiamenti anche dal punto di vista commerciale. Non siamo in pienissimo centro storico, occorre precisarlo: questo, però, agevola molto la passeggiata. Biancheria, lane e cotoni da ricamo sono ancora presenti come tanti anni fa.

Il mercato di piazza Marina è aperto il sabato e la domenica. Sorge in una delle piazze più rappresentative della città, al suo interno è possibile ammirare il giardino pubblico di Villa Garibaldi, realizzato tra il 1861 e il 1864 dall'architetto Giovan Battista Filippo Basile. Non mancano, poi, diversi edifici storici, come Palazzo Steri-Chiaromonte, Palazzo Fatta, Palazzo Mirto, Palazzo Gravina, Palazzo Abatellis, la Chiesa di San Giovanni dei Napoletani, la Chiesa di Santa Maria della Catena e il Museo delle Marionette. Nel weekend a piazza Marina si installa un bazar a cielo aperto: gli amanti del vintage non potranno fare a meno di recarsi lì. Alcuni cimeli si nascondono tra le bancarelle, i collezionisti della città amano questo mercato. Antiquariato, disparati oggetti d’epoca, giornali antichi e pubblicazioni rare, passando anche per fumetti e vinili: tutto questo è presente il sabato e la domenica al mercato di piazza Marina.

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