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Sabato, 24 Febbraio 2024
Dove Mangiare

Il ristorante di Verona in cui i dolci sono opere d’arte contemporanea

Al ristorante Villa Amistà in Valpolicella le opere di Picasso e Lucio Fontana diventano momenti fine pasto creativi grazie agli chef Mattia Bianchi e Pietro Recchia. Il racconto

Avete mai assaggiato un’opera d’arte contemporanea? In realtà nemmeno noi, ma ci siamo andati vicino. Succede in Valpolicella, precisamente a Corrubbio di San Pietro in Cariano, a una decina di chilometri da Verona. Qui, circondato dai vigneti da cui si ricavano il pregiato Amarone, il Recioto e il Valpolicella Doc, c’è il Byblos Art Hotel. Un hotel dalla storia particolare, dove convivono arte e buona cucina. Per accorgersene basta sedersi alla tavola del suo ristorante, l’Amistà, premiato nel 2020 con una stella Michelin. Tavoli rotondi e tovaglie lunghe, sistemati in una sala elegante con luci soffuse. Alle pareti ci sono alcune grandi tele di Sandro Chia — uno degli artisti che hanno ridato lustro alla pittura italiana negli anni ’80 —, insieme a diverse opere di Mimmo Rotella (vi sarà capitato di vederle: l’esponente della nostra Pop Art le realizzava incollando uno sull’altro manifesti pubblicitari e strappandoli a più riprese). Ma cosa si mangia in un posto così singolare?

La hall del Byblos Art Hotel

Il ristorante Villa Amistà tra natura e opere d’arte

Mattia Bianchi, chef veronese nato nel 1987 con esperienze a Londra e in Australia, dimostra di tenere in grande considerazione tutto quello che lo circonda. A partire dalle campagne circostanti, facendo un lavoro quotidiano di selezione con il biodistretto della Valpolicella: un’associazione di coltivatori e produttori biologici. “Con loro ho scelto le materie prime migliori, il più possibile a chilometro zero” spiega Bianchi a proposito del suo menu primaverile, presentato alla riapertura del ristorante il 23 marzo. “In questo periodo mi concentro sulle erbe spontanee, abbondanti anche nei dintorni di Villa Amistà. Come il luppolo selvatico, che qui chiamiamo bruscandolo, e il tarassaco”. Dalla sua cucina, con questi ingredienti, arrivano omaggi alla tradizione regionale come i bigoli in salsa, i tortelli di erbe amare con pera e formaggio Monte Veronese Dop e l’agnello del Monte Baldo con zucca, cime di rapa e mandorle. Oppure portate più innovative, tra cui l’animella al barbecue con salsa mou e cavolfiore e il baccalà “2030”, accompagnato da spuma di mais e crema di capperi. La sorpresa però riguarda il momento del dessert. Al termine del pasto si servono “Cubismo”, “Spazialismo”, Cioccolato “a pois” e quella che sembra una riproduzione della Campbell’s Soup, ovvero la zuppa al pomodoro resa celebre da Andy Warhol. Questa variazione di dolcezze, che diventa un piccolo riassunto di storia dell’arte contemporanea, è nata dalla fantasia di Mattia Bianchi e del suo pastry chef Pietro Recchia.

Il dessert Cubismo-3

I dolci di Villa Amistà. Arte o pasticceria?

Barese, anch’egli classe ’87, Recchia è cresciuto studiando e cimentandosi con la pittura e, al suo arrivo all’Amistà nel 2021, ha scoperto un luogo piuttosto unico. I dipinti, le installazioni e le sculture non tappezzano infatti soltanto le pareti del ristorante, ma ogni spazio dell’hotel che lo contiene. Il Byblos — che si trova in una villa cinquecentesca restaurata dalla famiglia Facchini (fondatrice dell’omonimo marchio di moda) e già di per sé un gioiello architettonico — contiene oltre 150 lavori di alcuni degli artisti più importanti del Novecento. Qualche esempio? Il padre della Metafisica Giorgio de Chirico, il “genio ribelle” dell’arte inglese Damien Hirst, la performer Marina Abramovi? e lo scultore anglo-indiano Anish Kapoor. Gli ospiti dell’hotel, così come i commensali dell’Amistà, hanno modo di accedere a una vera e propria mostra di livello museale (senza pagare il biglietto!). E l’esperienza di scoperta non finisce con una passeggiata tra la lobby e il bar, ma prosegue a tavola. Ispirati dal paesaggio che li circonda — non solo quello di campagne, orti e frutteti — Bianchi e Recchia hanno “impastato” le suggestioni creative e ideato dessert che giocano con le forme e i colori. Perché, a pensarci bene, tra il lavoro di un artista e quello di un pasticcere che deve pensare a dolci non solo buoni da mangiare ma anche belli, equilibrati ed “emozionanti” da vedere, c’è più di un punto in comune.

I dessert-opere d’arte al Byblos Art Hotel di Verona

Così è nato “Cubismo”: una ricetta a base di namelaka alla ricotta di Seirass e cioccolato bianco con albicocche caramellate, olio d’oliva e pepe di Timut, servito con una cialda friabile che riprende i profili scomposti delle opere di Pablo Picasso. Una pellicola alla mela, di un colore rosso brillante, è invece incisa con un gesto che ricorda i celebri tagli di Lucio Fontana: nel dessert “Spazialismo”, il movimento da lui fondato negli anni ’40. Andando oltre alla superficie rosso brillante, ai commensali si svela una quenelle di gelato alla cannella e nocciole. È invece tutto un gioco di sfere il “Cioccolato a pois”, omaggio alla giapponese Yayoi Kusama e alla sua ossessione per i pois, con i quali ricopre ogni sua opera e alle volte interi ambienti. Di cosa sa? Di cioccolato, ovviamente, ma anche di gelato alla crema e babà inzuppato nel vino Recioto. A chi sceglie, infine, la “Fake Campbell’s Soup”, il cameriere verserà elegantemente da una lattina che assomiglia a quella sulle tele di Warhol, padre della Pop Art statunitense (), la zuppetta di fragole e rabarbaro che completa una spuma al caprino con meringhe e olio alla verbena. L’arte non è mai stata così dolce. Menu alla carta, 70€ (2 portate), 110€ (tre portate), 140€ (quattro portate).


 

Ristorante Amistà

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