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Martedì, 23 Aprile 2024
Dove Mangiare

16 ristoranti e trattorie di cucina tipica a Bologna

Dall’osteria contemporanea che reinventa il tortellino alla trattoria dove il tempo si è fermato, dalla locanda medievale al ristorante consacrato alla mortadella. Le migliori tavole di Bologna dove riscoprire la cucina della tradizione

La storia di Bologna s’è fatta anche alla tavola delle sue monumentali osterie, ritrovo di tiratardi, affamati e perditempo che ci si rifugiavano per un pasto generoso, un paio di bicchieri di vino e qualche ora in compagnia. Di insegne ancora autentiche, in centro storico, ce ne sono sempre meno, ma la cucina petroniana sopravvive nella sua veste più classica in alcuni buoni indirizzi che vale la pena segnarsi. Oppure evolve, con qualche spunto creativo a opera di giovani cuochi innamorati della propria città ma disposti a ritoccare, ogni tanto, qualcuno dei suoi punti fermi. Tra antichissime locande, ristoranti borghesi, trattorie alla moda e salette vintage, vi raccontiamo le migliori insegne dove ordinare lasagne e cotoletta, ma anche hamburger col friggione e tortellini (fritti!).

Al Cambio
All’Osteria Bottega
Casa Merlò
Le Golosità di Nonna Aurora
Oltre.
Osteria del Cappello
Ristorante Cesarina
Ristorante Grassilli
Teresina
Trattoria Bertozzi
Trattoria Da Me
Trattoria di Via Serra
Trattoria Serghei
Vag in Ufezzi
Vicolo Colombina
Darcy
Ristorante

Al Cambio

Nella prima periferia e accanto al Parco Nord, Al Cambio è un ristorante elegante con un ottimo servizio. La sala è nelle sapienti mani del maître Piero Pompili, mentre la cucina — condotta da Armando Martini sotto la direzione di Max Poggi, chef emiliano e proprietario del locale — omaggia la tradizione cittadina, con piatti maestosi come le lasagne verdi e la cotoletta (che a Bologna è di vitello panato e fritto, completata con prosciutto crudo e Parmigiano sciolto con un po’ di brodo), sempre presentati in maniera curata. Ci sono due menu degustazione: quello di tre portate costa 38€ e comprende sformatino di patate e mortadella, le gettonatissime tagliatelle al ragù e la guancia brasata al Sangiovese con purè. Per 10€ in più si aggiunge una porzione di tortellini in brodo e una fetta di “latte in piedi” (il budino al forno tipico della città). Il ristorante è molto frequentato, quindi è il caso di prenotare con anticipo. Ottima anche la torta degli addobbi.

Le tagliatelle al ragù del Ristorante Al Cambio

Ristorante

All’Osteria Bottega

Il patron Daniele Minarelli è uno dei più appassionati cultori della gastronomia petroniana. Votato al racconto e all’accoglienza, affidatevi a suoi consigli per comporre una cena difficile da dimenticare. Vi proporrà qualche fetta di “sua maestà la mortadella” (come la chiama lui) per proseguire con un menu sempre diverso a seconda della stagione. In autunno, assaggiate i tortelli di zucca mantecati con burro, cavolo nero e formaggio di fossa (16€) e la faraona arrosto col suo fondo e prugne in agrodolce (18€). Ordinate anche una fetta di torta di riso. La sala è particolarmente piacevole di sera, con luci soffuse e un’atmosfera raccolta. La carta dei vini è lunga e completa di referenze emiliane, nazionali e non solo. La guida Osterie d’Italia di Slow Food l’ha inserita tra le migliori insegne del paese.

All'Osteria Bottega-3

Ristorante

Casa Merlò

Dario Picchiotti e Francesco Tonelli hanno aperto nel 2019 questo locale in centro con un solo obiettivo: divertirsi e far divertire. Ci sono riusciti ispirandosi all’atmosfera delle osterie storiche e proponendo una cucina “del ricordo”, che però non si limita alla ri-proposizione dei classici. Non solo tortellini, tortelloni e lasagne, quindi, ma anche punti fermi della gastronomia domestica, come le ruote alla vodka e il pollo arrosto col purè. In menu c’è anche tanto pesce — dai canonici spaghetti al tonno ai paccheri con pesto trapanese e pesce spada — e qualche sorprendente piatto-firma. Come il Poldino alla bolognese: un hamburger con ripieno di tortellini, friggione, salsa verde e Parmigiano soffiato. Tre menu degustazione (cinque portate scelte dallo chef a 35€, cinque piatti di carne a 40€ e di pesce a 48€) e una carta dei vini da piccoli produttori di tutto il mondo.

Il panino Poldino di Casa Merlò

Osteria-Bistrot

Le Golosità di Nonna Aurora

Tanta pasta all’uovo tirata fresca al mattarello, ma anche secondi arrosto e alla griglia, in una trattoria dal rapporto qualità-prezzo difficile da eguagliare. Al di là della stazione, ma comunque poco distante dal centro, si varca un ingresso un pochino démodé per accomodarsi in una sala che sembra aver fermato il tempo a qualche decina di anni fa. Non servono fronzoli per portare in tavola le ottime tagliatelle con prosciutto e cipolla o un piatto di tortellini in brodo di cappone (entrambi a 10€) preparato a regola d’arte. Le polpette e le zucchine ripiene costano 9€ e una porzione di carne ai ferri in media 8€. Tra i dessert non manca nulla: la zuppa inglese, il fior di latte (un altro nome per il latte in piedi) e lo zuccotto, tutti a 5€.

I tortellini in brodo de Le Golosità di Nonna Aurora

Ristorante

Oltre.

Non lasciatevi ingannare dall’ingresso tempestato di sticker: Oltre non è un negozio di dischi, ma un ristorante contemporaneo che tuttavia non disdegna tortellini in brodo di cappone (18€), cotoletta (21€) e zuppa inglese (12€). Ci troviamo nell’animato quartiere del Mercato delle Erbe e in cucina lo chef Daniele Bendanti — che si è fatto le ossa all’Osteria Bottega — guarda anche (appunto) oltre, spaziando su tecniche e contaminazioni internazionali. Se preferite il comfort dei classici scegliete il menu degustazione della tradizione (sette portate a 55€), mentre per qualcosa di differente c’è “Il viaggio di un cuoco”: tartare di cavallo, capasanta al limone arrosto, cannelloni con ricotta e topinambur, chitarra agli anacardi, merluzzo all’ aglio nero, raviggiolo e melograno e infine un dolce di mascarpone e kiwi (65€). Qui si può venire anche soltanto per un ottimo cocktail in un contesto “trendy”, dalle 19.30.

Le tagliatelle al ragù di Oltre, ph. Camillo Pasquarelli

Osteria-Bistrot

Osteria del Cappello

Il Cappello è comparso sugli archivi storici addirittura nel 1379, nell’elenco delle locande allora attive a Bologna. Dopo vicende alterne, l’osteria ha riaperto ufficialmente nel 2013, per dedicarsi in toto alle specialità emiliane, a tavola come nei calici. Qui si possono infatti acquistare soltanto vini e birre locali, i migliori — pensano i proprietari — per accompagnare “tigelle&co” (focaccine tonde a base di farina, strutto o olio, da farcire con salumi e formaggi; per due a 19€), gramigna alla salsiccia (11€), polpette in umido (15€) e, nel caso del passito di Sangiovese o Albana, pure le raviole (dolcetti di pasta frolla e mostarda, 2€ al pezzo). Per un aperitivo petroniano, ordinate un calice di Pignoletto e un cartoccio di tortellini fritti.

Osteria del Cappello

Ristorante

Ristorante Cesarina

La signora Cesarina Masi è stata una figura leggendaria: si dice fu lei a provare per prima a condire i tortellini con la panna, invece di lasciarli “morire nel brodo”. E che lo abbia fatto nell’osteria di famiglia, ancora prima di aprire nel 1947 il ristorante che porta il suo nome. Qui si viene per l’affaccio sul salotto di piazza Santo Stefano — uno degli angoli più suggestivi della città —, l’atmosfera distinta (romantica d’estate, coi tavolini all’aperto) e naturalmente i sopraccitati tortellini (16€). Oppure i balanzoni al burro fuso (tortelli verdi a base di spinaci, ripieni di mortadella e ricotta; 14,50€) e il fritto alla bolognese — che, tenetelo presente, è sia salato che dolce, con bocconcini di carne, verdure, formaggi e cremini. Molto sfiziosi gli “stecchi alla petroniana”: saporiti spiedini di mortadella e formaggio panati e fritti (13,50€). 

Ristorante Cesarina

Ristorante

Ristorante Grassilli

Pareti ricoperte da cimeli e foto in bianco e nero — soprattutto di glorie della canzone, capiremo il perché — paralumi in tessuto e perline e tovagliato doppio: tutto da Grassilli emana un fascino d’antan. Il signor Francesco, prima di aprire il locale nel ’44, faceva il cantante lirico e dunque Grassilli era meta frequente di cantanti e musicisti. La proprietà è passata più avanti a Jacques Durussel (ex chef personale di Liz Taylor e Richard Burton) e ancora oggi suo figlio Jean-David prepara tortellini (13€) e passatelli (un primo tipicamente romagnolo a base di pangrattato e uova) ma anche terrina d’anatra (10€), rognone di vitello alla senape (18€), tarte tatin e monte bianco (quando è stagione di marroni; 6€). In carta si trova una buona selezione di vini naturali e biodinamici.

La sala del Ristorante Grassilli

Ristorante

Teresina

Un ristorante classico con un giardino interno perfetto per la bella stagione, proprio all’ombra delle Due Torri. La Teresina è aperta dal 1980 e propone un menu equamente diviso tra i classici di Bologna e la cucina di mare. Come secondo (12-18€) scegliete le polpette in umido — tra le più gustose della città — oppure optate per un antipasto di mare (11-14€), un piatto di spaghetti alle vongole (14€) o uno spiedo di calamari al gratin (20€). Curiosamente, ci sono diversi omaggi alla Sicilia, come la pasta alle sarde (14€) e il cannolo di ricotta (6€). Tra i dessert, però, c’è anche la classica torta di riso (7€). Ardua scelta.

La sala di Teresina

Osteria-Bistrot

Trattoria Bertozzi

Il fatto che la Trattoria Bertozzi non si trovi esattamente in centro non scoraggia i bolognesi, che la raggiungono per la cucina che non prevede deroghe alla tradizione. Fabio Berti e Alessandro Gozzi l’hanno aperta nel 2007 concretizzando la loro passione per la gastronomia d’altri tempi, che fanno rivivere ogni giorno con materie prime esclusivamente locali. Il menu è proprio quello che ti aspetti: antipasti a base di mortadella e salumi regionali (8-12€), tagliatelle al ragù (oppure al sugo di cipolla “vecchia maniera”; 12€) e gramigna con guanciale e zucchine (13€). Poi polpettine all’antica con piselli (14€), cotoletta (18€), friggione (uno stufato di pomodoro e cipolla, 6€) e gelato di crema (4,50€). La cantina parla in prevalenza emiliano, con un’ampia selezione di referenze dai colli.

La sala della Trattoria Bertozzi

Ristorante

Trattoria Da Me

La “me” in questione è Elisa Rusconi, brava cuoca che qualche hanno fa ha rilanciato la trattoria avviata dal nonno nel 1937. Dalla parte siciliana della famiglia ha ereditato la propensione per la contaminazione gastronomica, che nel suo ristorante prende la forma del risotto al pomodoro con melanzane e pesto di basilico (14€) e dei tagliolini “come piacciono a mio padre”, conditi con friggione e squacquerone (13€). Sia chiaro: qui la cotoletta alla bolognese (20€) raggiunge forse livelli ineguagliabili e le tagliatelle al ragù (14€) si preparano alla vecchia maniera. Ma ci sono anche portate più creative, come la guancia di maiale brasata al Sangiovese con purea fredda di patate americane (19€) e il pollo fritto di ispirazione thai con salsa al cocco (13€) e tanti dessert fantasiosi, come il “sorbetto fritz” (6€) e la zuppa inglese al cucchiaio (7€). La sala è moderna, colorata e accogliente.

La lingua di vitello con aria di capperi e prezzemolo della Trattoria Da Me

Osteria-Bistrot

Trattoria di Via Serra

Una delle tavole più affidabili della zona, per sedersi alla quale è necessario prenotare con un discreto anticipo. Ci troviamo nel quartiere della Bolognina, alle spalle della stazione, in una piccola trattoria con 35 coperti disposti in tre sale dall’aria vintage. L’attenzione è tutta per le materie prime, con fornitori che hanno nomi e cognomi. Come il caseificio Rosola di Zocca che provvede ai latticini di vacca bianca modenese, le farine biologiche dell’azienda Mesini e le carni da allevamenti di qualità. I piatti sono classici ma mai scontati. Oltre alle crescente (qui le tigelle si chiamano così; 0,80€ al pezzo) con pesto — non quello al basilico, ma l’emiliano a base di lardo, aglio e rosmarino —, si trovano la piada alta “tipo Cervia” con squacquerone e fichi caramellati (9,50€), i tortelloni di ricotta al burro e salvia (11€), la guancia di manzo brasata col brodo (17,50€) e un’eccezionale zuppa inglese (5,50€). Slow Food l’ha premiata con una chiocciola sulla guida Osterie d’Italia.

La torta di mele con salsa all'anice della Trattoria di Via Serra

Osteria-Bistrot

Trattoria Serghei

Serghei si trova a pochi passi dalla famosa finestrella di via Piella, e tra i tanti i turisti che vengono a sbirciare il canale delle Moline (uno dei pochi corsi d’acqua di Bologna risparmiati dall’asfalto, la cosiddetta “Piccola Venezia”) molti ne approfittano per accomodarsi ai suoi tavolini sotto i portici. Oppure nella sala rustica dai rivestimenti in legno, sedie impagliate e scaffali ricolmi di bottiglie. La conduzione familiare garantisce un’accoglienza cordiale e un servizio schietto. Così come la cucina, che qui è quella della tradizione, di sostanza e che non va troppo per il sottile sulla presentazione. Ordinate i tortellini in brodo (13€) e l’arrosto di faraona o coniglio (10€) e capirete. In cantina ci sono le referenze immancabili del territorio.

Le lasagne verdi della Trattoria Serghei

Osteria-Bistrot

Vag in Ufezzi

“Vado in ufficio”, annunciavano i signori bolognesi prima di filare in osteria. In questo piccolo locale verso Porta Santo Stefano, i proprietari Mirco Carati e la moglie Antonella fanno di tutto per conservare l’atmosfera di una volta. Anche nella rotazione del menu, che propone piatti diversi ogni giorno, proprio come si faceva un tempo (date un’occhiata ai foglietti scritti a mano e appiccicati all’ingresso). Questo ad eccezione di alcuni punti fermi che non saltano mai, come i taglieri di crescentine con salumi e formaggi (10€). Di lunedì probabilmente troverete il friggione e il sabato la trippa alla bolognese; se disponibili, però, assaggiate i balanzoni col tartufo o la cotoletta di capocollo con verdure (8€). A fine pasto ci sono i classici di casa, come la pinza, un friabile rotolo di frolla farcito con confettura o mostarda (4€).

I tortellini di Vag in Ufezzi

Ristorante

Vicolo Colombina

Oltre Al Cambio e al ristorante che porta il suo nome a Trebbo di Reno, l’alfiere della cucina emiliana Max Poggi ha aperto da qualche anno quest’insegna moderna e curata, a pochi passi da Piazza Maggiore. In cucina c’è la giovane Leonora Rinaldi (1988), che si misura senza timore con la tradizione pur non rinunciando a qualche tocco innovativo. Sontuose le sue lasagne al ragù di cortile (15€), come pure i garganelli al friggione (12€) e la guancia brasata con purè di sedano rapa (22€). Sul menu si trovano anche proposte che mettono in risalto i vegetali, come la verza arrosto al parmigiano (11€) e la zucca con ricotta e agrumi (15€). La ciambella bolognese, qui, è servita in formato “mono” e accompagnata da un’abbondante cucchiaiata di zabaione (7 €). Per finire, sappiate che la carta dei vini comprende etichette di pregio e un’ottima selezione di bollicine.

I piatti di Vicolo Colombina

Ristorante

Darcy

Darcy è aperto da aprile 2023 nello spazio che ha ospitato il precedente Cabala Café con un obiettivo: spingere la trattoria bolognese nel futuro. Per questo sono al lavoro Cynthia Ravanelli, la chef, e Dario Stagni, già noti per la loro Officina del Gusto di Castenaso. Tra il comodo dehors esterno e una sala che non sfigurerebbe nel centro di Manhattan - tavolini gialli, sedie in velluto, pareti scure e mise en place minimale - l'attenzione resta puntata sul menu. Solidissimo e riconoscibile, pur se trattato con tecnica e una propensione al mondo vegetale. A pranzo la carta è più agile, mentre a cena ci sono due menu degustazione: il Condividi, a scelta quasi totale della cucina, e il Cabala, con 5 portate che ne sintetizzano la filosofia. Anche qui si mangia bolognese, forte e chiaro, con gnocchi al ragù, cotoletta, selezioni di salumi e una lasagna che ha già fatto parlare di sé. Per finire ci sono la sbrisolona con crema allo zabaione e l'irrinunciabile zuppa inglese, da accompagnare a vini da dessert dalla fornitissima cantina.

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