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Sabato, 18 Maggio 2024
Ristoranti

Il ristorante più interessante di Messina l’hanno aperto due scienziati, un avvocato e un informatico

Compie 15 anni Casa & Putia, la ‘casa lontano da casa’ di Nino e Andrea Mostaccio, Adriana Sirone e Marcello D’agostino. Quattro amici e la loro idea di ristorante, nato quasi per gioco, con cucina e prodotti siciliani fuori dai cliché

“Qual è il mio mestiere? Sto dietro al ristorante, ma continuo a fare anche il sismologo”, parola di Nino Mostaccio, patron ‘sui generis’ di Casa & Putia a Messina. Ad aprire 15 anni fa una delle insegne più interessanti della città sullo Stretto, anche la moglie Adriana Sirone, laureata in Scienze Naturali, il fratello Andrea Mostaccio, avvocato, nonché Marcello D’agostino, che invece è informatico. Ci hanno pensato seduti a tavola, durante una delle loro innumerevoli cene. Il classico “Ma siamo proprio bravi; pensa se aprissimo un ristorante!”, per loro non è rimasto una boutade, ma è diventato la spinta, visionaria e un po’ folle, per mettersi davvero al lavoro. La storia del locale messinese di cucina siciliana che non è fatta solo di piatti, ma ricerca, racconto e impegno con la comunità agroalimentare.

Alcuni piatti di Casa & Putia

Dai, apriamo un ristorante!”: come è nato Casa & Putia

“Siamo sempre stati molto legati”, racconta il 54enne Mostaccio, “sai quelle compagnie con cui condividi tutto, dalle vacanze a tante cene a casa”. I quattro padroneggiano buona tecnica e creatività, e condividono l’approccio curioso a quella terra siciliana che alcuni hanno studiato bene.

La sala di Casa & Putia

Abbiamo cominciato così, aprendo il posto che avremmo voluto frequentare: una casa fuori da casa”, inizialmente, nel 2009, a Villafranca Tirrena, 15 chilometri a nord da Messina. Puntano sull’accoglienza, informale e senza sovrastrutture — “d’altronde nessuno di noi era del mestiere” — e si fanno prendere dalla voglia di assecondare idee estemporanee. Nel 2016 si trasferiscono nel centro di Messina, “dove la città ci ha accolto benissimo, nonostante la nostra linea sia a volte ‘un po’ pazza’. Continuiamo sempre a darci da fare e a divertirci”. 

Il menu ‘imprevedibile’ e la ricerca agroalimentare di Casa & Putia 

Non c’è mai stata cucina tradizionale in senso stretto, da Casa & Putia — ‘casa e bottega’, a sottolineare la continuità tra vita privata e nuovo corso professionale — ma piatti immaginati dai prodotti del territorio, specie le piccole nicchie con filiere da sostenere. Un approccio oggi piuttosto diffuso, ma in quegli anni molto meno, con i menu delle osterie ‘fotocopiati’ sui classici. “Non c’è miglior modo di promuovere il contesto che non lasciarlo esprimere a tavola, in piatti che rimescolano un po’ le carte”, fa Mostaccio.

All’inizio, dicevamo, i quattro fondatori vanno a briglia sciolta: “Il menu cambiava tutti i giorni. Lo chef ci è venuto appresso per una stagione, poi abbiamo capito che stavamo lavorando in modo insostenibile”. Oggi a mettere ‘le mani in pasta’, assecondando gli spunti in primo luogo di Sirone, è lo chef Emanuele Gregorio, col quale i soci riscrivono il menu ogni mese e mezzo: mica poco.

La missione di Mostaccio e Sirone per la valorizzazione del messinese

I fondatori di Casa & Putia non hanno il profilo tipico del ristoratore. Il loro metodo è più vicino a quello del ricercatore, dello ‘scienziato’ — come alcuni di loro appunto sono — che perlustra il territorio per capirne l’espressione, chiedendosi come metterlo in valore. Non solo il contesto geografico, si intende, ma anche quello storico e ‘poetico’. Leggono i libri di storia e di prosa, poi li sintetizzano in cene-evento sulle atmosfere del Gattopardo, di Camilleri, di Verga. È tutto interessante, qui, anche i risvolti più moderni; “da poco abbiamo fatto una serata Anni Ottanta, preparando ad esempio delle farfalle con grani antichi, senza panna ma con burro e caprino siciliano. Niente salmone, ma aguglia imperiale affumicata in casa. Per dimostrare che con la cucina si possono cambiare le cose”.

Adriana Sirone lavora al menu di Casa & Putia

Mangia e cambia’, infatti, è il titolo della festa della cultura agroalimentare slow, organizzata a Messina a novembre 2023. Il primo di una serie, si augura Mostaccio, il quale è anche presidente di Slow Food Messina e al lavoro per una nuova edizione, si spera già a questo maggio, per festeggiare l’ingresso tra i presidi della pesca tradizionale dello Stretto (quella al pesce spada, a bordo delle tipiche feluche)

Cosa si mangia e quanto si spende da Casa & Putia

Si guarda alle acque dello Stretto, ai monti dei Nebrodi e alle campagne del messinese, ma anche un po’ oltre, verso l’altopiano della Sila, nella Calabria che si avvista senza sforzo. La carta di Casa & Putia cambia a ritmo sostenuto, ma ci si può trovare spesso il ‘pesce stocco’, con patate della Sila, spinaci freschi e zest d’arancia (15€). Molto amato anche il ‘tonno di coniglio’; un’insalata di carne sottolio al pepe di timut con verdure fresche in vinaigrette (14€).

Involtini di costardelle su cipolla di Tropea marinata in aceto di Nero d’Avola, Casa & Putia

Sono diversi gli ingredienti emblematici, trattati dagli stessi produttori a volte in maniera insolita: come i capperi canditi di Salina — la cui storia abbiamo detto — che servono tanto per il vitello tonnato (16€) quanto per il gelato al fiordilatte con miele d’ape nera. Un dessert che non è quasi mai cannolo e cassata; più spesso semifreddo di pesche nel sacchetto (particolarissime, tipiche di Leonforte) e tartelle con pera sciroppata e crema frangipane. La gastronomia siciliana, fuor di cliché.

Casa & Putia

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