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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Ristoranti

Il nuovo ristorante da provare a Orvieto sta dentro una chiesa del ‘500

Dietro una coppia di amici e colleghi affiatatissimi che raccolgono la sfida di ri-portare l’alta ristorazione nella città crocevia dell’Umbria

In Umbria arriva ancora un progetto interessante. Risale a due mesi l’apertura di una struttura di ospitalità di lusso nel centro storico di Orvieto, Palazzo Petrvs, un boutique hotel con 9 camere, di cui una suite con piscina in terrazza e vista sul celebre Duomo di Orvieto, da cui la struttura dista non più di una manciata di minuti. A progettarla c’è l’architetto Giuliano Andrea Dell’Uva, e nella residenza d’epoca c’è già un cocktail bar, Gocce, per drink e cucina. Ora si aggiunge anche un ristorante.

Il progetto architettonico di Coro

Si chiama Coro e apre sabato 23 dicembre 2023, l’antivigilia di Natale. A spiegarci il nome Francesco Perali, che si occupa della sala e co-gestisce ristorante e cocktail bar insieme all’amico e chef Ronald Bukri, il primo orvietano di nascita, il secondo viene dall’Albania ma è ormai più toscano che albanese. I due hanno già fatto coppia a Montalcino al ristorante Osticcio: una esperienza breve ma decisamente convincente. “Coro perché è il coro della chiesa, si vede subito entrando. Sono anche però le ultime lettere del mio nome e quelle dello chef. Esprime al contempo un concetto di coralità. Il mio grande sogno è sempre stato quello di aprire un grande ristorante nella mia città. Portare qui dei professionisti” spiega Perali. La vera particolarità è che il nuovo ristorante, che è nelle immediate adiacenze della residenza d’epoca, prende sede all’interno di una chiesa sconsacrata del 1500 di cui si conservano gli spettacolari soffitti alti.

L'interno di Palazzo Petrvs

I coperti e le sale del nuovo ristorante in chiesa

Ci sono 30-35 coperti, disposti su due piani con una sala rialzata e privata da circa 8 coperti, accanto a una cantina verticale illuminata che correrà lungo l’intera parete della chiesa, fino alla volta. “In realtà era l’oratorio della vecchia chiesa di San Giuseppe, che era crollato una ventina di anni fa, io me lo ricordo che ero bambino. Il Comune l’aveva rimesso in sesto creando una struttura di metallo che sosteneva la chiesa antica. Nel nuovo progetto architettonico si è lavorato per esaltare la vecchia parte di tufo, materiale di cui è fatta tutta Orvieto. Anche aggiungendo delle parti in metallo che riescono a miscelare l’antico con il moderno” racconta Perali.

Coro ristorante

Il menu di Coro: cosa si mangia nel nuovo indirizzo di Orvieto

La cucina che arriverrà in tavola, è pensata in coerenza anche con l’ambiente. “Nelle mani dello chef c’è una classicità italiana, che però viene innovata in una modalità molto delicata. I sapori sono sempre distinti ma mai scomposti. Non mancano però tutta una serie di contaminazioni”. Ad arrivare in tavola tre menu a degustazione, uno sulla brace, pensato anche per omaggiare l’Umbria, uno di mezzo, sulla cucina dello chef, uno a mano libera, per gli appassionati di ristoranti (tra i 70 e i 110€). A questa proposta si aggiunge anche un menu alla carta con un misto dei vari piatti. A curare la carta dei vini, la sommelier Valentina De Angelis. “I vini che stiamo scegliendo, come per la cucina, sono di grande compostezza gustativa. A prescindere che siano naturali o non naturali. Vogliamo in tutto dei sapori puliti e di grande impatto”. 

Coro Ristorante

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