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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Ristoranti

Ai Castelli Romani una fraschetta degli Anni Sessanta rilancia la cucina tradizionale

Aperta nel 1960 come fraschetta per la vendita di vino sfuso, l’Hosteria Amedeo di Monte Porzio Catone oggi è una trattoria moderna con fornitori selezionati. Ancora tanta brace e ricette classiche, però in versione ‘svecchiata’

Le fraschette, ai Castelli Romani — zona punteggiata di borghi e laghi vulcanici tra la Capitale e i Colli Albani — sono un’istituzione gastronomica antica secoli. Ce ne sono ancora molte, prese d’assalto nel fine settimana per, perlopiù, pranzi a menù fisso, taglieri di porchetta e brocche di vino a buon mercato. Qualcuna, però, nei decenni ha voluto rinnovarsi, ruotando la carta a seconda della stagione, rinfrescando la cantina e ragionando su ingredienti locali con nuove prospettive, pur senza ribaltare ‘la tradizione’. Come l’Hosteria Amedeo, al lavoro dal 1960 a Monte Porzio Catone e oggi notevole ‘fraschetta moderna’.

Pranzo all'aperto da Hosteria Amedeo

Amedeo Cristofari, oste ai Castelli Romani dal 1960

L’osteria si trova ancora lì, sul bordo della strada che da Monte Porzio Catone conduce a Monte Compatri. Luogo giusto per la sosta di chi di passaggio con un bicchiere di vino. “Non siamo nati da un’idea, ma dalla necessità di vendere vino, per fare in modo che nonno Amedeo non se lo bevesse tutto da solo”, racconta Emanuele Reali, la quarta generazione. Orgoglioso del prodotto della sua vigna di Torre Jacova, il signor Cristofari apriva le porte e accoglieva in una sala davanti al camino — presenza ancora stabile in sala — lasciando che gli ospiti, come si usava nel dopoguerra, portassero da casa qualcosa da mangiarci insieme.

Clienti all'esterno della fraschetta Amedeo

Sede impagliate, brocche in ceramica, antichi torchi e bilance vintage, all’hosteria Amedeo, ci sono tutte. Ma il locale, negli ultimi tre anni, è stato rinfrescato con pareti verde salvia, tovagliati e mise en place curata. Anche fuori resiste il pergolato di uva pizzutella, un ‘grande classico’ delle fraschette che qui affaccia sui boschi del parco di Colle Tuscolo.

Da fraschetta di paese a trattoria contemporanea: l’evoluzione di Hosteria Amedeo

Ci sono stati due momenti importanti”, precisa Reali, “il primo nel ’92, quando i nonni Mario e Anna hanno cominciato a cucinare. Si faceva già un po’ di trippa, in stagione magari i fiori di zucca, ma sono loro ad aver voluto una trattoria”. Il secondo invece nel 2004, quando lui e il fratello Diego hanno pensato “che sarebbe stato bello smettere di fare i soliti piatti, e sempre quelli”.

Primo di pasta di Hosteria Amedeo

La passione di Emanuele resta la griglia, specialità di Amedeo — a volte, nonostante faccia girare la sala, lo si trova ancora a presidiare la brace — ma “il menù ora cambia molto spesso. L’identità romana e frascatana è la bussola, ma ci divertiamo con altre letture”. 

Hosteria Amedeo a Monte Porzio Catone, interni

La cucina di Hosteria Amedeo e i suoi fornitori

Quando sulla carta di un ristorante si trovano elencati i fornitori con nomi e cognomi, è sempre un buon segno: significa che la proprietà li conosce, li stima e li ha fidelizzati nel tempo. Una cosa non scontata, tantomeno in una fraschetta (dove forse, alle volte sarebbe ‘meglio non sapere…’). All’Hosteria Amedeo, appunto, sull’ultima pagina si legge che il suino è della Norcineria Cironi di Veroli, le altre carni della compaesana macelleria Roiati e le uova di Bottoni.

I formaggi della selezione di Hosteria Amedeo

Poi formaggi freschi dell’azienda agricola di Grottaferrata Depau e il prosciutto crudo — date un’occhiata a Emanuele che lo affetta al coltello — di Nero Casertano Scherzerino oppure dei teramani Fracassa, mentre l’ortofrutta arriva tutta dai Castelli. Reali ha fatto anche un gran lavoro sulla cantina, con una buona selezione di nicchie artigianali ed etichette non banali. “Una novità recente è che quello spazio è diventato visitabile”, spiega, “chiunque potrà entrare, scegliere una bottiglia di vino e bersela sul prato, mangiando qualcosa”.

Cosa si mangia e quanto si spende da Hosteria Amedeo

Un’osteria ‘2.0’, che però non tradisce i suoi 64 anni di storia. Chi ha voglia di trippa (10€), coda alla vaccinara, coratella e amatriciana (qui si fa con guanciale affumicato; 10€) li trova costantemente in menù, così come restano le paste fatte a mano, “spesso anche direttamente in sala, vicino ai commensali”. Il quinto quarto e la selvaggina, però, si propongono anche come lingua con salsa chimichurri e crema di zucchine (9€), animelle con fondo bruno e verdure croccanti in agrodolce (20€) oppure quaglie allo spiedo con lattuga brasata e ventricina arrosto (18€).

Insieme allo chef Giordano Paniccia, con la famiglia da 18 anni, si fa inoltre parecchia attenzione al vegetale, anch’esso lavorato con tecniche ‘gagliarde’: cavolfiore scaloppato al vino bianco con chips di porro (8€) oppure asparagi con aglio orsino e crema di patate arrosto (8€). Un consiglio? Assaggiate il pan brioche con pecora e salsa alla cacciatora (9€). Oppure, per provare un po’ di tutto, il menù degustazione a 35€, da comporre scegliendo tra 3 antipasti e altrettanti primi e secondi. I dolci si ordinano dalla carta a parte, con tiramisù e panna cotta, e sempre qualche sorpresa.

Hosteria Amedeo

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