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Martedì, 25 Giugno 2024
Ristoranti

Il ramen più buono di Napoli? Lo fa questo noodle bar di Chiaia

Si chiama Staj Noodle Bar e ha aperto le porte nel 2019 nel quartiere Chiaia. Dal Giappone alla Thailandia, il piatto forte della cucina sono i ramen: per un’esperienza diversa che non includa per forza ziti alla genovese o babà

In una città come Napoli ci si aspetta di mangiare una pizza eccellente o una sfogliatella senza pari. Ma, se un imprenditore di ampie vedute e uno chef lungimirante si incontrano, ecco che nasce un progetto di successo che va avanti dal 2019. Staj Noodle Bar è stato il primissimo locale di Napoli per il ramen e i noodles nella loro accezione ampia di “pasta”. I proprietari, Rosario Del Priore e lo chef Lucio Paciello, volevano creare qualcosa che fosse diverso e originale.

Il bancone del locale di Chiaia in cui si può anche mangiare ph. Francesco Sammarco

E a distanza di quattro anni le cose stanno ancora così: un ramen come quello di chef Paciello non si trova da nessuna parte. I locali oggi sono due, uno a Chiaia, in pieno quartiere della movida notturna, e l’altro, successivo, al Vomero (precisamente in Via Gian Lorenzo Bernini). Presentano gli stessi menu, con la differenza che il primo locale è molto raccolto, mentre il secondo ha qualche vibrazione più contemporanea. Il nome “Staj” riprende sia il dialettale “staje” ovvero resta/resta con noi, che il termine “thaj” a sottolineare la vocazione asiatica delle proposte.

Il menu di Staj: un viaggio in Asia

La cucina non è solo giapponese, ma fusion: si spazia da piatti nipponici, come il ramen e i gyoza, ai samosa indo-srilankesi, dagli involtini di gambero cinesi al kimchi coerano, dalla tarta de queso alla mousse al cioccolato francese. Il focus è sull’incrocio di culture e sulla sperimentazione: chef Paciello inserisce spesso dei fuori menu, ama cambiare di continuo le proposte a seconda degli ingredienti che reperisce.

Locale con cucina a vista ph. Francesco Sammarco

Cosa si mangia da Staj: il ramen da non perdersi

I piatti forti sono il ramen (zuppa di noodle in brodo condita da vari topping) in tre varianti: Miso Ramen, a base di brodo di pollo e dashi con miso e pancia di maiale, Shoyu Ramen, con soia e coppa di maiale, e il Vegan Ramen, con noodles in un brodo di funghi. Il prezzo per tutti i ramen e i piatti di noodles è di 16€.

Tori paitan ramen più mazesoba ph. Francesco Sammarco

Se il ramen però è un piatto orami conosciuto anche in Italia, da Staj si possono trovare anche pietanze più particolari: il Tantanmen Ramen (16€), noodles in brodo con una base di pasta di sesamo e macinato di maiale; il Mazesoba Taiwan Style (16€) un ramen senza brodo; i tre tipi di Domburi, ciotole di riso giapponesi, con topping di carne o pesce a scelta ( tra i 13 e i 18€); il Kimchi rice, un riso saltato con cavolo fermentato (14€); gli Okonomyaki, tra i 10€ e i 12€ a seconda del topping, ovvero pancake salati tipici di Osaka di verza, verdure e carne/pesce; e molti altri piatti che rimpolpano l’offerta insieme ai più “classici” pad thai, bao, dumplings.

Ramen in preparazione ph. Francesco Sammarco

Viaggi a tra l’Asia e le cucine di alto livello

Alcune delle ultime proposte di chef Paciello che probabilmente finiranno in menu? Un nuovo ramen a base di brodo bianco di pollo, talmente chiaro che sembra un “cappuccino di pollo”, come dice lo stesso chef, che prende il nome di Tori Paitan Ramen, e dei dumplings al vapore a base di gambero. Lo chef ha viaggiato in lungo e in largo per l’Asia, ha imparato in loco i segreti dei piatti perfetti, è stato sous chef di Lino Scarallo a Palazzo Petrucci; dunque padroneggia una certa tecnica ma stemperata dalla giocosità dei piatti asiatici.

Il bancone di Staj Noodle Bar ph. Francesco Sammarco

Perché il ramen?” ci racconta “mi piaceva l’idea di sovvertire la devozione quasi religiosa che abbiamo a Napoli per la pasta, specie la pasta asciutta. Il ramen è composto da noodle, che di fatto sono un formato di pasta simile agli spaghetti, ma quasi sempre in brodo; è dissacrante l’atto di porli in una zuppa calda, laddove a Napoli gli spaghetti si abbinano al sugo di pomodoro o alle vongole, per fare due esempi. In più, il fatto che il ramen sia un piatto unico mi è sembrata una formula vincente”.

Lo chef Paciello in cucina durante la preparazione del ramen ph. Francesco Sammarco

Portare a Napoli una cucina asiatica diversa: una missione

Ma non solo il ramen, tutta la cucina asiatica è terreno di sperimentazione da Staj. “Prima di aprire il locale di Chiaia, io tornavo in Italia dall’Australia, un paese in cui, per vicinanza geografica, l’offerta di cucina asiatica è sterminata. Mi piaceva molto l’idea di spezzare la dicotomia cucina giapponese = sushi. Il sushi è solo una minuscola parte della tradizione culinaria nipponica, e inoltre da Milano in giù, non conoscevo molti posti che proponessero piatti “cucinati” davvero, era sempre il solito sushi/sashimi o involtini primavera. Fortunatamente le cose, negli ultimi anni, si stanno affinando”.

L'esterno del locale di Chiaia ph. Francesco Sammarco

Non da meno sono i dolci: la tarta de queso, una sorta di cheesecake al formaggio tipica dei paesi baschi, è pura libidine (7€). Inoltre da Staj trova casa Roberta Chello, la prima sake sommelier donna della Campania, che porta una carta dei sake invidiabile, tutti disponibili alla mescita o acquistabili a prezzo di enoteca. Sia la sede a Chiaia che quella al Vomero offrono la stessa convivialità. Una segnalazione utile: in entrambe le sedi, solo a pranzo vi è la possibilità di prendere la “Combo Lunch”, ovvero delle combinazioni a scelta tra domburi (14€), noodle(12€) e ramen(16€) insieme a tre ravioli, acqua e coperto inclusi, che vi faranno risparmiare.

I dolci del menu di Staj ph. Francesco Sammarco

Staj Noodle Bar Chiaia

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