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Martedì, 27 Febbraio 2024

Lavinia Martini

Editor di CiboToday

Come siamo arrivati a spendere cifre senza senso per un cenone di Capodanno

Conti stellari, prezzi triplicati, menu costrittivi, cene spettacolo, voli pirotecnici e ansia da prestazione: il 31 dicembre se ne vanno via un sacco di soldi. E la cosa non sempre ha senso

La premessa è servita: ognuno con i soldi suoi ci fa quello che vuole. Lo dice pure il boss Totò Riina nella serie televisiva “Il Capo dei Capi”, non esattamente uno specchiato esempio di virtù. Ma non basta questo per spiegare perché negli ultimi anni c’è qualcuno disposto a spendere migliaia di euro in una notte sola, quella dell’ultimo dell’anno. Sarà ancora, a distanza di 23 anni, l’effetto Millennium Bug: quella sorta di terrorismo mediatico che TV e Unione Europea lanciarono nel passaggio d’anno dal 1999 al 2000. Si sarebbe dovuta scatenare una sorta di tempesta informatica, invece fu poco più che uno sbuffo di computer.

I menu di Capodanno: un cliché

Così una notte, del tutto ordinaria, una notte come tante altre ma caricata di simbolismi, bilanci e angosce emotive si paga a caro prezzo: come se quella sera non fosse l’ultima dell’anno, ma proprio di tutta la vita. I ristoranti, di tutte le taglie, hanno consolidato l’abitudine di proporre menu sempre più costosi, sempre più fuori dall’ordinario, con prodotti sempre più cari e ambiti sul mercato. È la fiera di champagne, astici, foie-gras, tartufo bianco e filetti, con l’immancabile foglia d’oro. Fa sorridere che, dopo tutto questo sfarzo, anche i ristoranti più blasonati si pieghino al rito dell’umile cotechino con le lenticchie, una merendina del supermercato in confronto al resto.

I menu di Capodanno più cari

Dalla trattoria sotto casa, al grande ristorante d’albergo, sedersi a cena e ordinare alla carta sembra ormai diventato un miraggio. Il menu di Carlo Cracco al suo ristorante in Galleria a Milano costa 1000 euro. Quello all’Imago all’hotel Hassler di Roma 1400€ (bevande escluse). Quello di Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi solo 450€ a persona: che ci sia un errore? In qualche caso gli chef si parano con un prezzo su richiesta, impossibile da trovare su sito e social: una scelta coerente, del resto non sono ristoranti da tutti i giorni, e la cena del 31 dicembre, sembra più speciale delle altre. Figuriamoci se arricchita con momenti di spettacolo, con i fuochi d’artificio o con i trenini di vanziniana memoria. Stessa cosa vedasi per gli hotel: chiamatela inflazione da ultimo dell’anno.

Il Capodanno e l’effetto matrimonio

Del resto chi dispone di un capitale in grado di concedersi il lusso di una cena con il botto, in tutti i sensi, che sia italiano in Italia, o turista in Italia per delle vacanze di piacere, non avrà grandi problemi a mettere mano alla carta di credito e andare incontro all’effetto matrimonio. Quel preciso momento dell’anno o della vita in cui l’inflazione culinaria raggiunge il suo picco, l’evento che sembra giustificare qualsiasi maggiorazione di prezzo.

L’affare dei menu di Capodanno

E se da una parte l’usanza di festeggiare il passaggio dell’anno risale almeno agli antichi romani, quella del veglione addobbato a festa è frutto del boom economico, alimentato da mass-media e aziende che spingono sul mercato i loro buoni propositi da comprare a caro prezzo. È sempre un affare il Capodanno, il nome con cui indichiamo per estensione anche il 31 dicembre, pure se sarebbe in realtà il 1 gennaio? Forse no. Menu prefissati, tantissime portate, piatti pronti a stupire (qualche volta senza riuscirvi) e prezzi astronomici. Ma prima di confermarlo, dovremmo prenderci il lusso di fare un giro sui Capodanni dai milionari. Per adesso, non se ne parla.

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