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Giovedì, 22 Febbraio 2024

Martina Di Iorio

Editor di CiboToday

Se mangi quel piatto è (anche) perché lo hanno deciso i social

Sui social il cibo è ormai un trend da miliardi di visualizzazioni. Piatti scenografici, rituali d’intrattenimento, tutto deve essere ripreso e poi postato. Ecco come si influenzano i menu e gli chef di tutto il mondo

Girando per diversi ristoranti capita di sentire: “Questo è il piatto più instagrammabile dello chef” e ancora “Oltre che buono è sicuramente molto fotogenico e social”. Come se ad ampliare il parterre di valori di una ricetta ci fosse anche il suo essere un buon prodotto per la condivisione. Di esempi ce ne sono tantissimi. Fate un giro nei social, da Facebook a Instagram passando per Snapchat e Tik Tok, per avere un’idea di come il cibo possa risultare fenomeno di intrattenimento. Che la cucina sia pratica sociale è cosa nota, ma solo con l’avvento di queste piattaforme l’ossessione per il cibo ha assunto le dimensioni attuali. Tanto da influenzare i menu.

Instagram Cucina Italiana

Come i social influenzano i menu di tutto il mondo, anche in Italia

Basti pensare ai diversi trend in pasticceria, dai waffle multistrato e arcobaleno ai croissant cubici, alle strabordanti ricette italiane di #foodporn (tra gli hashtag più cliccati su Instagram con 300 milioni di foto), a quei poveri ingredienti abusati e bistrattati perché di tendenza. Un minuto di silenzio per le burrate sulla pizza, o la pioggia di granella di pistacchio, senza dimenticare la dittatura dell’avocado toast per tutta la decade appena trascorsa. Esempi infiniti come infiniti sono i ristoranti che (anche) inconsciamente ne subiscono l’influenza. Una tendenza d’oltreoceano? No, anche in Italia se ne vedono i risultati.

La moda dei waffle iper farciti da postare sui social

Si pensi al proliferare di catene o franchising che partono proprio dai trend social: panini XXL da imbottire, bevande multicolor (come il bubble tea), dolci da passeggio a forma di organi genitali nei peggiori dei casi. Senza dover per forza scadere nel trash più estremo, questa commistione tra social e cucina, ovvero l’esigenza di dover omologarsi a ciò che ben risponde davanti a una camera, è presente anche nei ristoranti più raffinati. Quanti dolci sferici da rompere con il cucchiaio e sotto la lente attenta di uno smartphone? Quante mega paccherate sono spuntate a imitazione della fortunata ricetta dei fratelli Cerea di Da Vittorio, il tristellato vicino Bergamo, con l’intento principe di essere fotografate? Quanti effetti speciali si sono visti negli ultimi anni, come ad esempio l’azoto liquido molto spesso utilizzato al solo fine scenografico? Una tendenza voyeuristica che colpisce anche gli interni dei ristoranti, sempre più alla ricerca di una leziosità che fa gola al mondo social.

Tante le challenge sul cibo che spopolano su Tik Tok-2

Inflencer e cibo: come spostano gli equilibri

D’altronde come pensare che il mondo dei social non sia strettamente connesso con quello del cibo quando gli stessi influencer spostano più gente che una review da parte delle migliori penne? Questo spiega perché, in moltissimi casi, parte del budget di un ristorante sia speso ingaggiando star dei social per postare sui propri canali una cena. Va da sé che queste persone una volta a tavola avranno bisogno di qualcosa di veramente scenico da registrare: ecco come il cerchio si chiude e come in molti casi il ristorante sia il primo a offrire contenuti da postare. Torna così la scenografia del servizio al tavolo, i cibi gocciolano, si trasformano, si infiammano in un rituale performativo. Carni succulente al sangue, mozzarelle filanti, sciroppi che sgorgano sopra i piatti, senza contare poi l’emulazione e quindi l’appiattimento culinario, tanto da trovare in tutto il mondo gli stessi piatti: oltre al pacchero come dimenticare il grande momento della cacio e pepe, della carbonara, oppure della pasta mantecata nella forma di parmigiano?

@italyfoodprnsicilia Hai mai visto una cosa del genere? Pasta super pistacchiosa nella forma di parmigiano😍 E perche vogliamo parlare del cestino di pizza super pistacchioso? 💚 #catania #nicolosi #pistacchio #pasta #quantocosta #dovemangiare #ristorante #babbonatale ad x @La baita di Rosemary ♬ suono originale - Jr Stit

Negli ultimi anni si sta assistendo a un nuovo trend molto popolare negli Stati Uniti che chissà quanto tarderà ad arrivare anche nell’ortodossa Italia: il chaos cooking dove chaos sta letteralmente per confusione e disordine culinario. Nato ottica antispreco questo trend di Tik Tok sdogana ogni tipo di preparazione purché sia selvaggia, confusionaria, massimalista, con tutto ciò che si ha a portata di frigo. Divertissement giovanile? Forse solo in parte, soprattutto se a copiare la cosa ci si mettono centinaia di ristoranti a stelle e strisce. Fine dell’egemonia del gusto? Possibile se così vuole (anche) il web, senza sembrare in una puntata distopica di Black Mirror, la serie cult sulle disfunzioni del mondo virtuale e tecnologico verso la società.

Chaos Cooking- il trend che dimentica la ricetta e cucina con ciò che si ha a disposizione

Altri fenomeni virtuali che influenzano il cibo: l’intelligenza artificiale

Rimanendo nel mondo del virtuale, viene logico sviluppare anche una parentesi sull’intelligenza artificiale e il suo crescente ruolo in cucina. Si pensi allo strumento di ChatGPT — acronimo di Generative Pretrained Transformer, lo strumento di OpenAI che rende più naturale l’interazione con i sistemi di intelligenza artificiale, sempre più spesso consultati per creare ricette o cocktail. Cambieranno il nostro mondo gastronomico? Chissà, anche se certa è una cosa: nessuna intelligenza riuscirà a cogliere quella sfumatura o quella variazione sensoriale nel gusto che è tipica dell’uomo, tanto che se interpellata nel dare giudizi l’A.I. risponde: “Sono un modello linguistico, privo di gusto o odore, e quindi non posso valutare un piatto”.

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