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Venerdì, 23 Febbraio 2024

Tanto rumore per nulla. Sul granchio blu non si è risolto un bel niente

Mentre il granchio blu dorme sonni tranquilli sotto qualche centimetro di sabbia, oltre 1400 famiglie del Delta del Po veneto sono rimaste senza lavoro mettendo in ginocchio l’intero comparto pesca della zona. E presto anche il turismo

Conclusosi il boom mediatico che quest’estate ha portato chef di ogni ordine e grado, osannati dagli articoli roboanti della stampa e dai servizi televisivi, a infilare il granchio blu in ogni sorta di preparazione, i pescatori della Cooperativa di Scardovari del Delta del Po si ritrovano soli a fronteggiare un disastro senza precedenti. Per questo hanno manifestato durante la giornata di martedì 23 gennaio a Venezia, per riaccendere i riflettori sulla loro condizione.

Per quanto riguarda la produzione” ci ha spiegato Emanuele Rossetti, biologo marino responsabile alla produzione Delta del Po veneto “l’impatto è soprattutto sulle vongole veraci. Questo perché i due animali condividono lo stesso ambiente. Infatti, le vongole sono animali fossori, vivono sotto alcuni centimetri di sabbia. I granchi, quando l’acqua supera i 16° C si svegliano e iniziano ad andare a caccia sul fondo della laguna mangiando tutto quello che capita loro a tiro”.

1470 addetti senza lavoro e 50 milioni di euro in meno

Casse piene di granchi blu

Questa coabitazione ha portato, nel mese di novembre-dicembre, a un tracollo della produzione con un calo di oltre il 90% e alla perdita del fatturato di oltre 50milioni di euro. Il grosso problema è che il predatore blu non ha banchettato solo con le vongole adulte ma anche con il novellame, ovvero con quelle che sarebbero dovute diventare il “raccolto” del 2024 azzerando così anche futura la produzione di quest’anno. “La filiera delle vongole veraci nella Sacca di Scardovari è sostenuta da 1470 addetti che, a causa di questo disastro ambientale, hanno perso il lavoro. La metà di questi sono donne che, nei primi Anni ‘90 a seguito del crollo della produzione tessile del territorio, si erano convertite nella molluschicoltura”.

Non solo vongole: le vittime del granchio blu

Dall’invasione del famelico granchio si sono parzialmente salvate le coltivazioni di cozze e ostriche. Unica Dop di molluschi in Italia, la Cozza di Scardovari ha una finestra produttiva che va da aprile fino a giugno. Di contro, il granchio è un animale a sangue freddo che dall’autunno a primavera inoltrata rimane in letargo sotto la sabbia. “Praticamente siamo riusciti a vendere il prodotto prima della carica predatoria del granchio. Infatti, abbiamo concluso la campagna delle cozze a metà giugno quando i granchi iniziavano a svegliarsi così siamo riusciti ad anticipare la predazione e a vendere quasi tutte le cozze. Le vongole, invece, sono state devastate da luglio a settembre”.

Le moeche e i gamberetti in scomparsa dal Delta del Po

Vongole mangiate dal granchio

L’ostrica rosa (abbiamo raccontato qui la sua genesi) ha invece subito un calo di produzione intorno al 15-20%. Essendo però un prodotto di nicchia allevato da una sola azienda, La Perla del Po, che impiega 8 dipendenti, l’impatto sull’economia di Scardovari è stato molto contenuto. A rischio sono tutti gli animali che vivono sul fondale, come i gamberetti o il granchio verde che quando è in muta viene chiamato “moeca” ed è una specialità veneta unica. “Il predatore blu devasta l’ecosistema ed è un grandissimo pericolo per la biodiversità in un’area ad alta valenza naturalistica come quella del Delta del Po” ci spiega ancora Rossetti.

“Un euro al chilo al mercato? Un prezzo ridicolo”

L’unica soluzione per contenere l’espansione del granchio blu è la pesca massiccia di femmine, maschi e piccoli ma, senza l’aiuto delle istituzioni, è impossibile. “I politici non riescono a comprendere l’importanza dei pescatori per contenere questo disastro e della necessità di sostegni per affrontare i costi della pesca che non vengono coperti dalla vendita dei granchi. Per catturare i granchi bisogna acquistare nuove nasse che resistano alle chele. Inoltre, ogni giorno si devono portare le nasse in mare e, dopo averle completate con le esche come cefali e altri pesci, vanno calate sott’acqua. Bisogna poi ritornare in mare, sollevarle e svuotarle. I granchi pescati vanno portati al mercato ittico per cercare di venderli. Tutto questo lavoro non si paga con 1 euro il chilo, ovvero la quotazione granchio blu. Un prezzo ridicolo se paragonato ai 10 euro il chilo delle vongole veraci”.

Granchio blu: ci sono rischi anche per il turismo

La raccolta del granchio blu su un peschereccio

Un altro settore in grave pericolo a causa dell’invasione del granchio blu è il turismo. Già lo scorso anno si sono verificate incursioni nelle spiagge del litorale emiliano-romagnolo e veneto con casi di attacchi che hanno causato ferite ad adulti e bambini. Il rischio della prossima estate è che buona parte delle spiagge da Comacchio e Cervia diventino impraticabili affossando così un comparto che genera ogni anno introiti cospicui e che dà lavoro a decine di migliaia di persone.

La palla passa alla politica

Per salvare un’intera regione da un disastro sociale, economico, naturalistico, ambientale e turistico, l’unica soluzione è l’attivazione di una serie di incentivi e aiuti all’unico comparto che può fare la differenza: i pescatori. A dicembre, sollecitati dai dati catastrofici della raccolta delle vongole, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e l’assessore alla pesca, Graziano Corazzari hanno resa nota la destinazione alle imprese ittiche della pesca e dell'acquacoltura risorse straordinarie per oltre 12milioni di euro. "Ma soprattutto” ha detto Corazzari “desideriamo sostenere i nostri pescatori nell'attività di gestione delle lagune, attraverso interventi di scavo e vivificazione, e aiuti per l'acquisto delle attrezzature necessarie alla pesca e al contenimento del granchio blu". Zaia, invece, ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale.

Tanto rumore per nulla. Sul granchio blu non si è risolto un bel niente

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