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Martedì, 25 Giugno 2024

Vivian Petrini

Editor di CiboToday

La bellezza di mangiare al bancone. I pro e i contro (ma son di più i pro)

Negli ultimi anni si è diffusa molto la tendenza di mangiare al bancone, a tu per tu con lo chef e la brigata. Se alcuni amano questa modalità, altri sono più restii all’approccio. Analizzando pro e contro vi spieghiamo perché tutti dovrebbero provarla

Nel mondo frenetico di oggi, in cui le connessioni umane sembrano diventare sempre più distanti, c'è un rituale semplice che riporta alla convivialità e alla condivisione: mangiare al bancone. Farlo in un ristorante o in un bar infatti, non è solo una questione di praticità o di mancanza di posti a sedere, ma significa essere parte integrante della scena culinaria: si è al centro dell'azione, circondati dai suoni, dai profumi e dalla vitalità della cucina. È un'esperienza che accorcia le distanze fisiche e psicologiche tra il consumatore e chi prepara il cibo, spesso facilitando il dialogo o, almeno, creando una connessione non solo con chi sta dietro le quinte ma anche con i “vicini di banco”.

Il bancone del bar di Zazà Ramen

Cosa vuol dire mangiare al bancone e la diffusione di questa pratica

Negli ultimi anni, c'è stata una graduale trasformazione nel modo in cui i ristoranti propongono l’esperienza culinaria. Al posto di tavoli con vista e sale private, stanno spopolando social table, chef's table e banconi. Quella di mangiare al bancone, che gli inglesi chiamano counter, è una pratica diffusissima in Asia (soprattutto in Giappone con i sushi counter), impiantata poi anche in Occidente. Una tendenza che ha conquistato i parigini per poi diventare popolare anche nel resto d’Europa. In Italia il percorso è stato più lento, forse perché l’idea di mangiare al bancone era associata principalmente al bere un drink, ma nelle ultime decadi anche da noi si è sviluppata l'opportunità di gustare pasti completi abbattendo la distanza fisica e psicologica con la cucina, anche negli ambienti più formali dell’alta ristorazione. Questa tendenza è stata favorita dall'avvicinamento sempre più stretto tra clienti e professionisti, sia in sala che in cucina, una pratica che un tempo sembrava impensabile.

Mangiare al bancone da Towa a New York

Il “menu del bancone” un’opzione diversa da tutte le altre

Oggi, sempre più ristoranti - dai locali informali ai ristoranti di alta cucina - offrono la possibilità di scegliere tra sala e bancone. E la seconda opzione è quella che piace di più agli addetti ai lavori e nerd del mondo enogastronomico, desiderosi di entrare il più possibile in contatto con chi e cosa sta dietro al piatto che stanno mangiando. Questo ha trasformato un’opzione di serie B – proposta quando non ci sono altre possibilità – in una prima scelta. E può costare anche di più: ci sono ristoranti che offrono più fruizioni della loro cucina, tracciando una linea netta tra chi mangia in sala e chi si siede al bancone, dove solitamente ci si affida nelle mani dello chef.

I diversi modi di mangiare al bancone

Sedersi al bancone significa vivere l’esperienza del pasto da una posizione privilegiata, in prima fila, vedere lo chef all'opera nel suo habitat naturale. Funziona bene nei ristoranti di alta cucina, ma si può mangiare al bancone anche in modalità molto più informale, come succede nei cocktail bar ad esempio, dove il bancone è proprio il punto focale dell'attività, oppure nei wine bar. Qui i clienti possono sedersi per ordinare un drink, accompagnato da qualcosa da mangiare. Senza dimenticare diner e street food per pasti veloci e senza fronzoli.

Il bancone di DanielCanzian Ristorante

Pro e contro di mangiare al bancone

Mangiare al bancone è estremamente piacevole – magari non per tutti, sicuramente per chi scrive – perché si può fare anche in solitudine (cosa in Italia assai poco diffusa) poiché incoraggia la socializzazione con i vicini e con il personale. Seduti a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro, si crea spontaneamente un senso di condivisione, si diventa parte di una comunità culinaria, uniti dalla passione per il cibo e dalla voglia di connettersi con gli altri. In alcuni casi può diventare un’esperienza molto personale, quasi unica, con percorsi studiati su misura ma allo stesso tempo quasi freestyle. Il bancone quindi abbatte totalmente la barriera tra sala e cucina, aiutando a esplorare l’anima più concreta e artigianale del cibo.

Dall’altra parte si può anche riflettere sul fatto che si tratta di sedute che possono risultare più scomode, con sgabelli alti e spazi ristretti, che non sono adatte a tutti i tipi di clienti. Famiglie con bambini piccoli, grandi gruppi e persone anziane potrebbero infatti non apprezzare questa modalità per più fattori. Senza dimenticare che molti clienti sono legati all'idea di sedersi comodamente al tavolo, in una situazione che ricorda quella domestica. Inoltre, la possibilità di sedersi a tavola con sconosciuti, in un ambiente spesso affollato, potrebbe intimorire i più timidi.

Mangiare al bancone da Marzapane a Roma

Mangiare al bancone è un’esperienza da provare

In definitiva, il bancone diventa il rifugio per coloro che apprezzano veramente l'esperienza di uscire per cenare, non solo per soddisfare l'appetito, ma anche per esplorare. Esplorare la cucina, conoscere il personale e gli altri avventori. Per molti, me compresa, la scelta è inequivocabile: mangiare al bancone è una vera e propria opportunità, un'esperienza coinvolgente che nutre non solo il corpo ma anche la mente. È più di una semplice cena seduti al tavolo; è un'immersione nel mondo della gastronomia che lascia un'impronta duratura. Quindi, la prossima volta che vi troverete a decidere tra un tavolo e il bancone di un ristorante, prendete seriamente in considerazione l'opportunità di abbracciare l'esperienza totale che solo il bancone può offrire.

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