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Sabato, 24 Febbraio 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

Il ministro Lollobrigida ha fatto bene a scendere da quel treno (semmai ha fatto male tutto il resto)

Il Ministro dell'Agricoltura ne ha fatte di tutti i colori in un anno di governo tra retorica e populismo dalla cannabis light alla carne coltivata. Eppure si considera inaccettabile la discesa da un treno per raggiungere un importante appuntamento istituzionale

Sul caso del Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e del treno in ritardo fatto fermare a Ciampino lo scorso 21 novembre per consentire la sua discesa, torniamo un istante ai fatti prima di articolare commenti. 

I fatti. Un Ministro della Repubblica rinuncia a sgommare per l'Italia con l'auto blu e decide di viaggiare in treno per raggiungere i suoi appuntamenti istituzionali. Il treno, come purtroppo spesso avviene, è in profondo ritardo e il Ministro (che è lo Stato) resosi conto di essere in trappola coi tempi si mette in contatto con la dirigenza della compagnia ferroviaria (che è lo Stato pure lei) e chiede una soluzione per non perdere un rilevante incontro pubblico in Campania. 

Il Ministro Lollobrigida e la vera storia del treno in ritardo a Ciampino

Visto che il treno - era il Frecciarossa 9519 Torino-Salerno - si trovava dirottato sulla linea storica, si decide di effettuare una fermata straordinaria (come non di rado accade, a detta di Trenitalia) in modo che il Ministro possa scendere a Ciampino, montare su un'auto di servizio nel frattempo partita da Roma e raggiungere puntuale l'appuntamento. Non si tratta di un appuntamento politico, non si tratta neppure di un appuntamento personale, non è la classica storia dell'auto blu che porta il politicante di turno a far shopping.

Lollobrigida stava recandosi a Caivano, in provincia di Napoli, ad inaugurare il parco attrezzato che rappresenta uno degli emblemi del ritorno dello Stato in quelle terre martoriate dall'illegalità, dallo squallore umano e dal degrado. Grazie al cambio di mezzo di trasporto il ministro Lollobrigida riesce ad arrivare al Parco Verde di Caivano finalmente riqualificato e taglia il nastro a fianco del Sindaco Metropolitano di Napoli Gaetano Manfredi.

Il Ministro Lollobrigida taglia il nastro del nuovo parco attrezzato a Caivano

Quali siano stati i fatti agghiaccianti occorsi a Caivano nei mesi scorsi che hanno reso necessario questo intervento repentino dello Stato non stiamo qui a ripetere. Come non dovrebbe essere necessario ribadire quanto fosse indispensabile, per motivi non solo simbolici, una presenza fisica del Governo durante la cerimonia. 

Le polemiche strumentali contro Lollobrigida

Dopo tante gaffe bisognava rivolgere dunque per una volta le congratulazioni al ministro Lollobrigida che ha fatto tutto il possibile per non mancare una presenza importante attuando un problem solving che non ha penalizzato nessuno ma ha favorito le ragioni e gli interessi dello Stato, dunque di tutti. Però invece dei complimenti siano arrivati epiteti di ogni sorta: familismo, prepotenza, favoritismo, sopruso, arroganza sono solo alcune delle accuse volate non appena la stampa ha fatto trapelare la storia.

E poi interrogazioni urgenti, esposti, denunce inviate alla procura di Velletri (sic). Molti leader hanno chiesto le dimissioni del Ministro, senza distinzione di colore politico: dai più populisti come Di Battista ai più realisti come Renzi. La narrazione del ministro prepotente che fa fermare i treni a suo piacimento è risultata tristemente troppo allettante per non essere strumentalizzata aizzando i follower. 

Lo Stato e i cittadini

Insomma commentatori e opinione pubblica si sono surriscaldati per una questione da niente, dopo un anno intero in cui le decisioni imbarazzanti di Francesco Lollobrigida sono state invece fatte passare sistematicamente in cavalleria. Lollobrigida ha inanellato scelte e posizioni quelle sì molto gravi, ma giornalisti e politici sono riusciti a far passare come rilevante l'unica questione che rilevante non era. Alimentando un infantile malinteso secondo il quale un ministro non può e non deve avere privilegi. Ma un Ministro, come fa ben notare Mattia Feltri su La Stampa, rappresenta lo Stato e le esigenze dello stato non sono pari alle esigenze dei suoi cittadini, sono superiori e prioritarie. 

Le colpe di Lollobrigida. Quelle vere

E invece dagli alla casta che fa fermare il treno. Ma silenzio sulla retorica insopportabile attorno alla cucina italiana candidata a patrimonio Unesco; sulle ironie alla Marchese del Grillo contro le tradizioni gastronomiche degli altri paesi; sulle fesserie reiterate secondo le quali "i poveri mangiano meglio dei ricchi". Nessun commento indignato circa le norme che equiparano la cannabis light alle droghe pesanti mandando sul lastrico una intera filiera. E troppo poche riflessioni riguardo la decisione sul ridicolo divieto contro la carne coltivata che ha dimostrato un ministro pericolosamente radiocomandato da lobbies aggressive e anti scientiste.

Quella sì è una roba "gravissima", contraria alle leggi europee e al buon senso e profondamente dannosa per il paese, non essere sceso al volo da un treno per raggiungere un'inaugurazione. In un anno a Via XX Settembre il Ministro Francesco Lollobrigida - cognato del Primo Ministro, come avveniva solo in certe democrature di paesi in via di sviluppo - ne ha fatte più di Carlo in Francia e si sarebbe potuto gridare alle dimissioni per lui in varie occasioni. Si è deciso di farlo invece per una fermata a Ciampino e questo la dice lunga sulla lucidità e sullo stato di salute dell'opposizione in Italia.

Treni cittadini e vicinanza di Stato

Il treno da cui Lollobrigida è giustamente fuggito aveva nel momento della fermata incriminata a Ciampino 100 minuti di ritardo. Dovremmo augurarci semmai che sempre più membri dell'esecutivo, dirigenti statali, decisori utilizzino i mezzi pubblici per gli spostamenti di lavoro invece che l'auto blu: per una maggiore consapevolezza e una migliore prospettiva circa i problemi vissuti quotidianamente dalla cittadinanza. Treni, ma anche tram, autobus, taxi, metropolitane. Senza paura di dover essere ricoperti di fango quando, di tanto in tanto, la ragione di Stato impone necessari strappi alla regola che nulla hanno a che fare con un abuso di potere. 

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