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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Come cambierà l'agricoltura italiana (e il vino) con i "nuovi Ogm"

Da grande antagonista all'industria genetica a principale capofila delle Ngt: l'Italia ora sostiene le biotecnologie in materia agroalimentare anche perché la ricerca punta forte su grano e vino. Ma anche piccole colture come quella del basilico potrebbero trarne vantaggi

Da acerrima nemica degli Ogm a principale promotrice delle modificazioni genetiche in agricoltura. Questa la svolta dell'Italia, che ha deciso di promuovere e sostenere le bioteconologie in materia agroalimentare. Una posizione che trova ampio consenso tra scienziati, ricercatori pubblici e privati, produttori di sementi insieme alle aziende agricole. Da Bruxelles è appena arrivata la proposta di legge che potrebbe modificare radicalmente il panorama agroalimentare, sottraendo le Nuove tecniche genomiche (Ngt) alla rigida direttiva sugli Organismi geneticamente modificati in cui ricadono attualmente. Si tratta di un primo passo che potrebbe aprire scenari del tutto nuovi nel campo dell'agricoltura ma anche del nostro modo di mangiare. Al netto di rischi e dubbi, cerchiamo di capire cosa ha spinto l'Italia ad un cambiamento così radicale di visione e quali potrebbero essere le prospettive economiche legate alle varietà Ngt.

Competizione scientifica

Un punto chiave di queste tecniche riguarda l'aspetto commerciale. Quello di semi e piante è uno dei settori europei più competitivi e che guarda con maggiore attenzione alle evoluzioni scientifiche. Come fa notare Assosementi, che rappresenta l'industria sementiera dello Stivale, negli ultimi 20 anni, grazie ai progressi del miglioramento genetico, è stato possibile incrementare la produzione Europea di 53 milioni di tonnellate per i cereali e quasi 8 milioni di tonnellate per i semi oleosi.

Le nuove tecniche potrebbero aprire nuove opportunità commerciali finora inesplorate. Nell'ambito delle Ngt, Stati Uniti e Cina sono i Paesi più avanzati in termini di ricerca, ma anche i cosiddetti Paesi in via di sviluppo si stanno impegnando in questo campo. In Europa la Germania vanta il maggior numero di applicazioni, come rileva uno studio del 2021 finanziato dalla Commissione europea sulle applicazioni commerciali delle Ngt.

Tenuto conto dell'altissimo valore dell'agroalimentare, il Belpaese non intende restare indietro in questo processo e per questo motivo spinge per la deregolamentazione delle Ngt. Al momento mancano calcoli esatti sul valore commerciale derivante dalla produzioni di varietà frutto di Ngt. Secondo uno studio finanziato da Euroseeds, che rappresenta l'industria dei semi a livello europeo e a cui aderisce Assosementi, l'assimilazione delle Ngt agli Ogm da parte della Corte di giustizia europea ha impattato a suo tempo soprattutto sulle piccole e medie imprese. Mentre queste ultime hanno congelato i loro investimenti in questo campo, le multinazionali hanno semplicemente trasferito fuori dall'Europa la ricerca per sfuggire alla regolamentazione. La proposta della Commissione potrebbe sbloccare l'impegno delle Pmi nella ricerca su nuove varietà.

Una tecnica "rapida, economica e precisa"

La svolta italiana va osservata in primo luogo nei laboratori: l'alterazione con Ngt avviene all'interno del Dna della stessa pianta o con materiale genetico affine, quindi non viene immesso Dna esterno come per gli Ogm. Questo preserverebbe, dicono i sostenitori, le caratteristiche tipiche delle piante coltivate in Italia, permettendo solo un loro miglioramento/potenziamento e non uno stravolgimento. La biotecnologia in questi anni si è profondamente evoluta, in particolare con la tecnica Crispr/cas, che viene reputata dagli scienziati "rapida, economica e precisa", potendo agire su punti specifici del Dna e con molte meno mutagenesi non desiderate (off-target) rispetto alle tecniche tradizionali di ibridazione e mutagenesi vecchio stampo.

"Se con le tecniche di breeding (riproduzione, ndr) tradizionale occorrono tra 5 e 15 anni, con le Ngt possono bastare in media due anni per passare dall'inizio della ricerca alla creazione di una nuova varietà. Le Ngt accelerano decisamente i tempi della ricerca", ha spiegato ad EuropaToday Silvia Giuliani, già ricercatrice in campo biotecnologico e oggi responsabile del settore fitosanitario per Assosementi.

I geni del carciofo

Il più importante progetto di ricerca realizzato finora in questo campo nello Stivale è il Biotech, finanziato dal ministero dell'Agricoltura e coordinato dal Crea, che ha visto coinvolte numerose università ed enti di ricerca pubblici. I primi risultati mostrano come la ricerca abbia spaziato dal settore sementiero classico, come frumento, riso e pomodoro, agli alberi da frutto come melo e pero, per arrivare alla vite. Grazie al lavoro dei ricercatori sono stati sequenziati i genoma di pomodoro, melanzana, patata e vite, insieme a quelli di farro, frumento duro e tenero. Conosciamo adesso anche il Dna dell'asparago e del carciofo. Gli scienziati possono così comprenderne meglio il processo evolutivo e le loro funzioni, facilitando l'applicazione delle tecnologie disponibili. Il lavoro del Crea dovrebbe costituire la base su cui l'industria sementiera italiana potrà fare affidamento per produrre e commercializzare semi "migliorati" e piante più "performanti".

Ma su quali caratteristiche si sta lavorando? L'Italia è uno dei Paesi che più sta soffrendo le conseguenze di eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici, tra inondazioni, temperature estreme e siccità. Secondo chi sponsorizza le Ngt, queste tecniche aiuteranno a creare piante più "sostenibili" in quanto resistenti a questi fenomeni, in grado di sopravvivere e garantire comunque la produttività degli agricoltori. "L'Italia ha un interesse particolare a lavorare sul frumento (data la connessione anche con l'industria della pasta, ndr). In questo caso si è lavorato sulla resistenza alle malattie e allo stress idrico" ha evidenziato Giuliani.

Vantaggi per le imprese medio-piccole: basilico e frumento in campo

A differenza degli Ogm, dicono gli scienziati, le Ngt sono molto più economiche e possono essere sfruttate anche da parte di piccole e medie imprese e non solo dai giganti dell'agrobusiness come Syngenta, Bayer e Baff. "Il fatto che le Ngt possano essere così precise, consente di migliorare le colture solamente per il carattere desiderato ed inoltre possono essere applicate su tutte le specie e non solo sulle solite colture estensive, come mais o grano" ha precisato l'esponente di Assosementi, aggiungendo: "Queste ultime, offrendo un ritorno economico più consistente, sono quelle su cui hanno investito le aziende che hanno applicato le tecniche per la produzione di Ogm".

La ricerca adesso potrebbe concentrarsi anche su colture piccole e meno remunerative. "Il Crea ha già effettuato ricerche ad esempio su pomodoro, frumento, melanzane e basilico, per caratteri legati alla sostenibilità. Nel caso del basilico ad esempio per la resistenza alla peronospora" ha precisato Giuliani, proseguendo: "Essendo i costi degli esperimenti contenuti, se passasse la deregolamentazione, le Ngt si potranno applicare anche a specie minori ad esempio le rucola e la zucca, che non sono delle colture ad oggi di interesse per chi produce Ogm".

Gli interessi dei produttori di vino

Uno dei settori che più sta puntando alla liberalizzazione delle varietà Ngt è quello del vino. "Per chi lavora la vite è particolarmente interessante perché il vigneto è una realtà agricola che necessità grandi apporti di fitofarmaci" fa notare Giuliani, precisando: "Si stima che quasi il 50% di fungicidi in Europa venga usato nei vigneti, si attendono quindi grandissimi benefici se venissero create varietà resistenti alle malattie, che necessiterebbero meno sostanze di questo tipo". Nel settore sta lavorando soprattutto l'Università di Udine, che da anni è coinvolta in progetti per la produzione di varietà certificate di uva da vino resistenti alle malattie, alcune delle quali sono già state iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite.

Con i vini italiani sempre più competitivi ed esportati a livello globale, ottenere e vendere bottiglie frutto di varietà che non richiedono pesticidi li renderebbe più ricercati e apprezzati da consumatori sempre più esigenti e attenti all'ambiente. D'altra parte, una volta modificate le uve per ottenere queste varietà migliorate, nel mondo del vino si aprirebbero scenari particolari visto che sono proprio le caratteristiche delle uve, insieme ai metodi di produzione tipici dei territori, a determinare l'attribuzione di etichette quali Igp, Doc e Dogc.

Ci si chiede se potremo ancora parlare di Chianti classico o di Primitivo di Manduria se venissero modificate geneticamente le uve a cui sono stati attribuiti determinati riconoscimenti qualitativi. Se lo scenario al momento risulta ancora distante, ove passasse la proposta della Commissione delle risposte concrete sarebbero richieste in tempi rapidi.

Il complicato rapporto tra agricoltura biologica e Ngt

Uno dei punti chiave della proposta di Bruxelles riguarda il biologico, essendo stata esclusa la possibilità di coltivare semi Ngt per gli agricoltori che hanno deciso di bandire i pesticidi dai loro campi. Mentre le associazioni che si occupano di biologico, come Ifoam organics e Slow Food Europe, hanno festeggiato tale esclusione, le industrie sementiere la pensano diversamente. "Potrebbe essere una limitazione per il settore stesso, dato che potrebbe avere interesse a varietà resistenti a stress e malattie o richiedere un minor apporto di fertilizzanti" ha precisato Giuliani.

Una strada che, immaginiamo, l'industria sementiera vorrebbe lasciare aperta anche in considerazione del boom del biologico nel nostro Paese, come confermano dagli ultimi dati diffusi dalla Federbio. Le superfici coltivate in questo modo hanno raggiunto i 2.349.880 ettari, con un incremento del 7,5% rispetto al 2021. In questo modo il bio incide sulla superficie agricola utilizzata del Paese al 18,7%, confermandosi la più elevata dell'Unione europea. La possibilità di utilizzare le Ngt anche nel bio costituirà uno dei nodi cruciali del dibattito dei prossimi mesi, quando bisognerà trasformare la proposta di Bruxelles in una legge vincolante.

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