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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Lavinia Martini

Editor di CiboToday

I pranzi di Natale in famiglia costano una fortuna e se ne parla troppo poco

L’Italia è cresciuta con il mito della tavola imbandita con vagonate di parenti, ma tutto questo – al di là dell’inflazione - ha un costo impattante che non può essere un tabu

Non molto tempo fa ha fatto discutere la storia di un’influencer anglosassone, Carla Bellucci, che avrebbe raccontato al Daily Mail di far pagare ai suoi parenti 150 sterline a testa per il pranzo di Natale del 25 dicembre. La notizia, circolata anche sui media italiani, ha destato un certo interesse soprattutto perché si parlava di influencer e di soldi, ma ha offerto uno spiraglio ad almeno un altro punto di vista: chi paga le cene e i pranzi di Natale? Perché è così difficile parlarne?

Il pranzo di Natale in Italia: economie domestiche

Per chi vive in Italia, con differenze tra regione e regione, a Natale l’abitudine di mangiare in casa con parenti, amici o vicini è ancora estremamente consolidata. La cena o il pranzo possono anche prevedere spese ingenti, soprattutto se si decide di mangiare frutti di mare, pesce, pasta fresca o panettoni artigianali. Altro discorso riguarda il bere. Bellucci ha giustificato la cifra proposta (circa 170€ a persona) inserendo all’interno del menu un bicchiere di champagne, capace di far lievitare il costo della cena. “Non è economico nutrire le persone e ci vuole molto tempo per preparare un buon pasto" ha spiegato. E, sebbene l’affermazione suoni piuttosto brutale, è difficile darle torto.

Il pranzo di Natale-2

Un caso di diplomazia famigliare

Il tema delle spese dei pranzi e delle cene di Natale (quando non quelle di Capodanno) è ancora un tabù. Allo stesso tempo però si presenta in famiglia puntuale – seppure in modo latente - come un argomento critico, da risolvere con diplomazia relazionale seguendo diverse strategie. Per esempio nelle famiglie con più nuclei, facendo a turno di anno in anno. Oppure portando ciascuno qualcosa da mangiare che componga la tavola. Infine scegliendo di tagliare la testa al toro mangiando al ristorante, un’abitudine ancora poco consolidata nel tessuto sociale italiano, ma apprezzata chiaramente da chi visita l’Italia come turista durante le festività.

Un momento che evidenzia le disparità economiche

In buona sostanza, le cene e i pranzi di Natale sono in grado di evidenziare in modo lampante le disparità economiche delle famiglie, che decideranno in che modo e misura farsi carico dell’onere monetario del cibo. Soprattutto in tempi di rincari galoppanti. C’è poi anche il discorso del tempo, impiegato faticosamente nella preparazione dei pasti, talvolta anche molto prolungato e in estrema collisione con gli stili di vita attuali. Chi è che ha la disponibilità, oggi, di stare tre giorni a cucinare per una tavolata di 5-10-15 persone come facevano le nostre nonne?

La tavola imbandita del Natale

Mentre negli ultimi anni si sottolinea con sempre maggiore frequenza il fatto che le festività natalizie sono in grado di generare stress emotivo, incomprensioni e attriti tra le persone (o tristezza per chi ne soffre la solitudine) si fa ancora fatica ad agganciare questo fenomeno ad aspetti puramente pratici come quelli dei soldi, quell’economia domestica a cui ciascuno di noi cerca di sopravvivere con mille equilibrismi. Crescendo con l’idea che “a Natale siamo tutti più buoni” ci sentiamo forzati a convivere con l’idea che badare alle spese per un pranzo in famiglia sia gretto e spilorcio.

Dividere la spesa, una buona via d’uscita

In quest’ottica l’idea di dividere la spesa, in modo aperto e schietto (esattamente come succede per il conto alla romana quando si va al ristorante) sembra tutt’altro che assurda e anzi perfettamente coerente con una gestione famigliare orizzontale ed equa e non più piramidale. Aggiungiamo inoltre che durante le festività le spese lievitano naturalmente anche in relazioni ai regali, che esprimono insidie molto simili. Insomma, parlare di soldi e cibo non dovrebbe essere un tabù, nemmeno se la festa è la più santa che ci sia.

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