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Sabato, 18 Maggio 2024

Carolina Pozzi

Editor di CiboToday

Come mai tanti vip decidono di aprire un ristorante?

Pizzerie pazze e trattorie caserecce; agriturismi in collina, polpetterie e fast food vegani. Così si spiega il curioso fenomeno delle celebrità che continuano a investire nel food&beverage

Sono lontani i tempi in cui per stringere la mano alla propria celebrità preferita servivano appostamenti e code davanti agli studi tv. Oggi, più semplicemente, ci si può sedere a tavola con loro. È il curioso fenomeno per il quale attori, cantanti, calciatori e altri “vip a vario titolo” decidono di aprire locali per bere e mangiare, e ha più di qualche risvolto interessante. Ricordate quando l’investimento preferito era in magliette e merchandising brandizzati? Acqua passata: oggi per essere davvero “cool” bisogna aprire una trattoria.

Le polpette di Meatball Family di Diego Abatantuono

I ristoranti dei vip: in principio fu Planet Hollywood

Molto molto simile agli Hard Rock Café — l’idea fu di Robert Earl, che ne era stato presidente, poi colpito da causa milionaria — ma con una marcia in più: tra i soci c’erano i muscolosissimi Sylvester StalloneBruce Willis, Arnold Schwarzenegger e pure Demi Moore. I quali non di rado si lasciavano avvistare tra maxi burger, buffalo wings e onion rings. Menu stelle e strisce e memorabilia da set di Hollywood, per coinvolgere i clienti in un’esperienza sfavillante dove il cibo era solo una piccola parte. A replicare hanno provato un po’ ovunque nel mondo, e così anche a Roma, dove un Planet Hollywood inaugurò a Via del Tritone nel ‘97. Schwarzenegger e Stallone, insieme all’allora Sindaco Rutelli, tagliarono il nastro, ma poi non si fecero quasi più vedere. Sarà per questo che l’avventura è durata giusto sei anni? Oppure, più probabilmente, perché cibo americano e attori da action movie, qui, lasciano un poco più tiepidi?

Stallone, Willis e Schwarzenegger in una locandina di Planet Hollywood

Il cibo come status symbol

Non serve scomodare Feuerbach per afferrare la portata di quel “siamo quel che mangiamo”. Ben oltre il piano fisiologico, il ragionamento è valido su quello identitario, culturale e simbolico. Soprattutto da quando la scelta di come, quanto e quando nutrirsi si è slegata da contingenze e ristrettezze, almeno in questa parte fortunata del mondo. Non mangiamo affatto solo per necessità, e nessuno ci obbliga ad andare al ristorante; le nostre scelte, in questo senso, sono leggibili. Prodotti biologici? Ci sta a cuore la nostra salute e quella del pianeta. Piatti abbondanti e ricette della tradizione? Preferiamo andare sul sicuro e potremmo essere un pizzico conservatori. Cucina internazionale e tendenze fusion? Palato avventuroso, amiamo le scoperte.

Chef Davide Cianetti e Claudio Amendola da Frezza, ph. Adriana Forconi

Generalizziamo, naturalmente, ma sul fatto che il carrello della spesa e le nostre tavole raccontino un po’ di chi siamo (o di chi vorremmo essere) non ci sono dubbi. Il cibo, oggi, è uno status symbol. Un linguaggio per dichiarare valori e condividere “statement”, e a caduta uno strumento per il posizionamento di quei molti personaggi — già parecchio in vista — che decidono di mettere la firma su imprese gastronomiche.

Sting alla sua Tenuta Il Palagio

I vip che hanno aperto ristoranti, fast food e pizzerie (o ci hanno provato)

Mentre la mitica Sora Lella — antesignana di tutte le celebrità in trattoria — prima ancora che attrice “verdoniana” era innanzitutto ostessa, da altri settori provengono Diego Abatantuono, che nel 2013 ha aperto il suo primo locale dedicato alle polpette, Meatball Family, a Milano. Mono-prodotto casereccio anche per Lino Banfi, a Roma con un’“orecchietteria” dal 2017. Innamorato della campagna Toscana, Sting ha invece trovato il suo posto alla Tenuta Il Palagio, un agriturismo in cui vende anche salami e prosciutti.

Xavier Zanetti al suo El Gaucho

Buon successo sta riscuotendo la trattoria romana Frezza di Claudio Amendola, che lamenta come altri ristoratori una certa difficoltà nel reperire personale. Cibo e una buona dose di “show” invece per Flavio Briatore e la sua Crazy Pizza, con sedi a Roma, Milano e altre destinazioni di lusso tra Monte Carlo e il Kuwait. Poi tanti calciatori: tra tutti Xavier Zanetti, rimasto in zona San Siro con una braceria argentina; e anche un altro ex nerazzurro, Ivan Cordoba, col suo locale colombiano Mitù. Svolta pop per l’imprenditore Gianluca Vacchi e la sua catena Kebhouze, mentre è freschissima la notizia dell’ingresso di Dargen D’amico in un’agenzia media dedicata al food, che presto aprirà anche un “listening bar”.

Fedez e Lazza con il loro hard seltzer Boem

Se l’ingresso di Fedez e Lazza nel comparto soft drink con il loro Boem sembra promettente — così come il nuovo ristorante pugliese dei fratelli Scamarcio —, non è andata altrettanto bene ai colleghi Sfera Ebbasta (i fast food green Healthy Color risultano chiusi) e Tommaso Paradiso, la cui avventura come patron di Tomà è silente da vari mesi. Pizze volanti, panini vegani, orecchiette o bistecche al sangue: dimmi da che vip mangi e ti dirò chi sei.

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