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Domenica, 25 Febbraio 2024

Martina Di Iorio

Editor di CiboToday

Spreco alimentare: i più grandi colpevoli siamo noi, a casa

Cresce lo spreco alimentare in Italia anche a causa di inflazione e allarme sociale. Paradossalmente, nella filiera alimentare l’anello più debole è proprio quello della distribuzione e del consumo

Ogni anno in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, che cade il 5 febbraio, si torna a parlare di sprechi e sensibilizzazione alimentare. Nonostante non mancano iniziative da parte di tutti gli attori della filiera del cibo volte a istruire sia in ottica etica ed economica, i dati che ci arrivano in questi giorni disegnano un profilo tutt’altro che positivo. In Italia infatti sembriamo lontani dal raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dall’Agenda delle Nazioni Unite entro il 2030. Le cause principali? Il consumo domestico. Infatti a sprecare la maggior parte di cibo siamo proprio noi con le nostre cattive abitudini.

I dati dello spreco in in Italia sono in aumento

A sprecare cibo siamo proprio noi all’interno delle nostre case: i dati

Brutto risultato per il paese che è globalmente considerato come epicentro della buona alimentazione, sempre attento a mostrare con orgoglio la propria cultura gastronomica. L’Italia infatti se da un lato si impegna a livello istituzionale a tutelare spasmodicamente i propri prodotti, dall’altro sembra non fare attenzione allo spreco alimentare. O non abbastanza. Il “caso Italia” è l’oggetto del rapporto dell’Osservatorio Waste International: il problema dello spreco alimentare è in costante crescita, passando da 75 grammi di cibo buttato ogni giorno per persona nel 2023 a quasi 81 grammi nel 2024. Una crescita dell’8,05% rispetto all’anno precedente, con un conseguente costo anche per le famiglie italiane. Perché chi getta spende di più.

Ogni anno si sprecano tonnellate di cibo in Italia

Il costo dello spreco alimentare per le famiglie italiane e il problema per le classi più povere

Sempre secondo i dati dell’Osservatorio Waste International lo spreco alimentare in Italia ha comportato un costo medio di circa 290 euro annui per famiglia, pari a circa 126 euro pro capite ogni anno. Per un totale complessivo di 13 miliardi l’anno: quasi un punto di PIL. Tale fenomeno è più accentuato nelle città e nei grandi Comuni, con un aumento dell’8%, mentre si manifesta in misura minore nei centri più piccoli. Cosa ci dicono inoltre questi dati? Che sono le classi sociali con reddito più basso a sprecare di più. I motivi sono facilmente rintracciabili nelle complessive scelte alimentari che si attuano. Nonostante le recenti dichiarazioni del Ministro Lollobrigida che identificava le classi meno abbienti come virtuosi consumatori, e in generale come coloro che in Italia mangiano meglio, la realtà racconta altro.

Se sprechiamo di più è anche a causa dell’inflazione

Infatti tra le principali cause di questo fenomeno in Italia c’è il disagio sociale. L’inflazione dei prezzi e il conseguente minore potere d’acquisto delle famiglie italiane fanno sì che le scelte alimentari si spostino su cibo mediocre o a breve scadenza. L’italiano medio non fa acquisti da piccoli produttori attenti alla qualità ma al discount, che sta diventando la prima scelta quando si parla di spesa. L’effetto a catena è devastante e non si ferma solo alle nostre tasche. Infatti lo spreco alimentare è a sua volta causa del cambiamento climatico, aumentando l’emissione dei gas serra nell’atmosfera. Quindi a chi conviene investire sulla prevenzione e istruzione alimentare? A tutti.

Lo spreco alimentare inizia già a casa

Politiche condivise, monitoraggio dei risultati e prevenzione: dalla politica al quotidiano

A livello globale anche quest’anno, infatti, si punta sul concetto di istruzione al consumo e all’alimentazione con l’obiettivo di promuovere pratiche quotidiane volte a ridurre lo spreco. Il tema della campagna di Waste Watcher International è infatti Make the Difference. Stop #foodwaste. Quello che manca qui in Italia è una sensibilizzazione al consumo e alle scelte di tutti i giorni, a partire dalle scuole e arrivando alle fasce meno agiate. Perché se è vero che lo spreco si riscontra in ogni fase della filiera alimentare, paradossalmente è proprio negli ultimi passaggi inerenti alla distribuzione e poi consumo il momento più sensibile. Anche a livello europeo. Le istituzioni comunitarie e a raggiera i singoli stati membri devono condividere visioni e politiche coordinate, non solo in campo alimentare ma anche ambientale, agricolo, sociale. Facendo in primis prevenzione e sensibilizzazione. 

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