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Cibo scaduto: entro quando è possibile consumarlo

Ogni alimento ha le sue modalità di conservazione. Ma entro quando bisogna consumare per evitare lo spreco alimentare?

Il tema dello spreco alimentare è oggi di interesse pubblico ed è strettamente connesso alla questione sociale. Come abbiamo avuto modo di dire in merito all’iniziativa Cibus Food Saving, organizzata da Cibus assieme a Banco Alimentare (la cui unione ha previsto il recupero di oltre 7 tonnellate di alimenti, che corrispondono a circa 14.000 pasti), spreco di cibo è povertà sono due temi in grado di incastrarsi perfettamente. 1 consumatore su 2 compra alimenti a ridosso della data di scadenza per risparmiare. Il risultato è un’alimentazione di scarsa qualità e, una volta superata la data, uno spreco senza precedenti.

L’iniziativa Cibus Food Saving verrà replicata anche quest’anno: al termine dell’edizione 2024, Banco Alimentare recupererà i prodotti che le aziende espositrici scelgono di donare, salvandoli dallo spreco e distribuendoli alle organizzazioni caritatevoli convenzionate in Emilia-Romagna, che aiutano persone in difficoltà.

Entro quando è possibile consumare un cibo scaduto

In virtù di quanto detto finora, una domanda appare scontata: fino a quando si può consumare un cibo effettivamente scaduto? Intanto, una precisazione: la data di scadenza di un alimento deve essere obbligatoriamente indicata sulle confezioni dei prodotti alimentari preconfezionati e altamente deperibili (carni, formaggi, latticini, pesce, pasta fresca). Gli alimenti conservabili per un periodo inferiore ai 3 mesi avranno l’indicazione “Da consumarsi preferibilmente”, mentre per coloro che possono essere consumati tra i 3 e i 18 mesi sarà sufficiente indicare sul packaging mese e anno di scadenza, senza necessariamente l’indicazione del giorno preciso.

Esiste poi una terza categoria di prodotti in cui non è obbligatorio indicare la data di scadenza: con questo intendiamo frutta e verdura fresche oppure quei prodotti di pasticceria fresca o i panificati come le focacce e il pane. È per questi alimenti che occorre agire di buon senso.

Latticini e simili

Il latte fresco pastorizzato o quello pastorizzato di alta qualità devono essere necessariamente consumati entro il sesto giorno successivo a quello del trattamento termico mentre il latte microfiltrato fresco pastorizzato va consumato entro il decimo giorno. Per i formaggi freschi è necessario seguire alla lettera la data di scadenza indicata. Per quelli stagionati a pasta dura, oltre la data indicata sulla confezione, può comparire della muffa: questo non implica necessariamente il deperimento del formaggio ma bisogna porre attenzione. Lo yogurt invece può essere consumato fino a una settimana dopo la data di scadenza, per quanto perda in parte le proprietà nutritive originarie.

Uova: crude o fritte

Decisamente più spinosa la questione relativa alle uova, la cui deperibilità è spesso correlata al tipo di cottura dell’alimento. Per le uova crude, c’è possibilità di consumo fino a 3 giorni successivi alla data di scadenza.  Se sono fritte, si possono consumare entro una settimana  ma non oltre, onde evitare rischi alimentari non indifferenti.

Pesce congelato

Non sempre, quando si compra del pesce fresco, si riesce a cucinare all’istante. Pertanto, questo alimento implica molto spesso la procedura del congelamento. 

Quando questa avviene correttamente, è possibile consumare anche fino a due mesi dopo la scadenza indicata, anche se questo può portare alla perdita di alcune proprietà organolettiche.

Lo stesso discorso può applicarsi anche alla carne, anche se questa dipende dai diversi tipi di animale.

Pane e panificati

Il pane comprato fresco in panetteria e successivamente congelato in freezer, va consumato entro 3 mesi. Superato questo periodo, potrebbe verificarsi un cambio di colore, consistenza e un cambio di amidi nel processo di decongelamento. Il tutto comunque è sicuro, per quanto consumare all’istante sia un’esperienza molto più gradevole. 

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