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Giovedì, 23 Maggio 2024
Agricoltura

Semi nell’universo e coltivazione della luna. Ecco a cosa serve l’agricoltura spaziale

Non è solo un vezzo per fare piantine e spendere soldi in modo esoso, ma un tentativo di preciso di studiare le nuove frontiere dell’agricoltura, con ricadute molto pratiche

Vanno genericamente sotto il nome di “agricolture estreme”, termine non tecnico ma di utilizzo comune, tutte le agricolture che vengono praticate in ambiti di difficile vivibilità, con condizioni climatiche e atmosferiche non ideali. Sono modelli, progetti ed esperimenti che spingono a riflettere anche su quanto oltre possa spingersi la natura e il suolo in contesti per noi ancora poco sconosciuti. Tra quelli che fanno basilico sotto il mar Ligure, le coltivazioni impervie nelle zone artiche (dove mettiamo anche le banche dei semi tra le più grandi al mondo), e quelle desertiche, l’agricoltura spaziale ricopre un ruolo sempre meno teorico e sempre più contingente con l’accrescersi del dibattito sulla crisi climatica.

Come funziona in breve l’agricoltura spaziale

Allo spazio stanno guardando un po’ tutti: non è più la corsa allo spazio della Guerra Fredda, ma un rinnovato interesse, più concreto e certamente capitalistico, che mette al centro nuovi orizzonti ospitabili e sfruttabili. Si pensi al tema del turismo nello spazio o, come abbiamo raccontato, delle cene nello spazio. Anche sull’agricoltura spaziale (detta pure astrobotanica o space-farming, comprende anche lo studio dell’agricoltura su pianeti e satelliti oltre la terra, non solo nello spazio) ci sarebbe molto da dire, intanto perché i primi organismi a essere lanciati nello spazio e poi mai più recuperati sono stati proprio dei semi nel 1946. L’anno dopo toccò ad alcuni moscerini della frutta. Nel tempo sono stati ripetuti molti esperimenti, con l’obiettivo di comprendere se e come fosse possibile coltivare piante sulle stazioni spaziali, quali tipi di modificazioni si potessero osservare su di esse in ambienti con pressione, gravità (possiamo parlare di micro-gravità), illuminazione completamente diversa da quella terrestre.

Le potenzialità dello space farming: perché coltivare piante nello spazio

Uno dei motivi per cui si cerca di capire come coltivare piante nello spazio è molto più sentimentale che scientifico. Ha a che fare con l’idea che nell’ambiente spaziale le piante possano essere di conforto e supporto morale agli astronauti, impiegati in complesse e talvolta lunghe manovre extra planetarie. Nel 2016, per esempio, ci fu il primo fiore sbocciato nello spazio, il caso di una zinnia che era stata piantata nell’orto-serra dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. La seconda necessità, che richiede investimenti tecnologici ampli, riguarda la possibilità di coltivare in loco cibi freschi proprio per l’alimentazione, in modo che fosse più sana, varia e a minor impatto.

Nel 2023 per esempio, si è conclusa una singolare vicenda che aveva coinvolto un astronauta della Nasa, Frank Rubio, che aveva raccolto e sigillato in una busta due pomodori per poterli poi analizzare. Ma a un certo punto la busta era sparita per più di un anno, per poi essere ritrovata con i pomodori ancora lì, in discrete condizioni. Nel tempo comunque sono stati avviati numerosi progetti (anche con la partecipazione dell’Italia) per scandagliare le potenzialità dello space-farming che, è importante sottolinearlo, può essere fonte di informazioni anche per l’agricoltura nostrana e terrestre. L’esperimento Lead ad esempio, servirà per analizzare gli effetti dell’ambiente lunare sull’agricoltura spaziale ed è uno dei più recenti sul campo.

Un appuntamento a Torino per parlare di agricoltura spaziale

Il tema verrà approfondito anche con due esperte del settore in un appuntamento del festival Coltivato che si svolge a Torino, in data 20 aprile 2024. Nell’ambito dell’incontro “agricoltura spaziale”, interverranno Stefania De Pascale, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e direttrice dal 2019 del Laboratory of Crop research for Space, e Maria Lodovica Gullino, fitopatologa, imprenditrice e responsabile scientifico di Coltivato, che si confronteranno sulla possibilità di creare un ecosistema artificiale incentrato sulle piante, affinché le missioni spaziali di lungo periodo su Luna e Marte diventino possibili. Si indagherà, inoltre, su come i risultati della ricerca incentrata sul trovare soluzioni per la vita umana nello Spazio, possano aiutarci a produrre tecnologie utili per la coltivazione delle piante in ambienti estremi qui, sul nostro pianeta.

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