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Domenica, 14 Luglio 2024
Agricoltura

Anguria reggiana. L’unico cocomero riconosciuto a livello europeo

L’unica varietà riconosciuta a livello europeo, l’anguria reggiana è un’eccellenza che si distingue per dolcezza e qualità. E c’è anche una festa che elegge ogni anno la più bella

La regina dell’estate, quella per cui tutti aspettano l’arrivo della bella stagione. L’anguria, chiamata così soprattutto nel settentrione a dispetto del resto d’Italia che preferisce chiamarla cocomero - vicino al latino scientifico cucumis citrullus – è il frutto di questa stagione. Non tutti sanno che però l’unica varietà riconosciuta e certificata da un disciplinare dell’Unione Europea è quella reggiana IGP. Succosa, dolce, da mangiare a morsi e con le mani, l’anguria Reggiana è coltivata da secoli nella bassa emiliana ed è un’eccellenza della nostra agricoltura. Pare che piacesse a Garibaldi e ogni anno a Novellara (RE) c’è una festa che elegge la più bella: Miss Anguria.

Anguria reggiana, l'allungata

Anguria reggiana: dove e come si produce

Il riconoscimento della certificazione IGP arriva nel 2016 dopo anni di lotte e rivendicazioni da parte dei produttori di anguria locali. Questa varietà è caratterizzata da una polpa dolce e succosa, con una consistenza croccante, unica nel suo genere e per questo meritevole di tutela. Ha un colore rosso intenso e solitamente presenta pochi semi, rendendola così adatta al consumo diretto. Sono tre le varietà di anguria reggiana che si possono coltivare: tonda, ovale e allungata, ma è il sapore zuccherino che la identifica, tanto da essere misurato prima della messa in commercio. Si coltiva in serra soprattutto nella sponda destra del fiume Po, in un triangolo di comuni tra Parma, Reggio Emilia e Carpi, e secondo fonti storiche già dall’800.

Anguria reggiana: il momento della raccolta e la staccatura

Come appena detto, è la dolcezza a rendere l’anguria reggiana eccellenza del territorio. Leggiamo nel disciplinare: “Una caratteristica legata all’abilità dei produttori e alla raffinata tecnica colturale adottata che si manifesta al momento della raccolta, o “stacco”. Avviene in almeno 3 passaggi per ogni pianta, tali da far sì che al consumo ogni Anguria reggiana risulti a maturazione completa e con il massimo grado zuccherino prima della sovramaturazione”. La raccolta con il momento dello stacco è indice dell’abilità di questi agricoltori, attraverso un metodo che si tramanda da padre in figlio. Lo spicador, infatti, è una figura quasi leggendaria che riesce a riconoscere il grado di maturazione dell’anguria dal suono che emette quando viene colpita con la roncola, un oggetto ricurvo di cui si avvale il contadino. Maggiore l’esperienza, maggiore la qualità dell’anguria.

Anguria reggiana, la raccolta a mano

Anguria reggiana: Garibaldi e Miss Anguria

Già nel XVI secolo la dolcezza dell’anguria reggiana era nota nelle corti del Rinascimento, tanto da essere considerato prodotto delle elite. Nel libro “Anguria Reggiana. Tradizione, terre e qualità” (Bookstone, 2012) si ricordano gli usi gastronomici alla corte degli Estensi che utilizzavano l’anguria con mandorle e frutta sciroppata. Si dice che Garibaldi stesso una volta arrivato a Gualtieri (in provincia di Reggio Emilia) si fermò a provare questa eccellenza e ne rimase entusiasta. In tempi moderni, invece, tante sono le competizioni istituite per premiare le più straordinarie angurie: come Miss Anguria, a Novellara (sempre in provincia di Reggio), una gara che nel 2012 premiò un cocomero da ben 102kg, lo stesso che vinse successivamente al concorso internazionale indetto dal Great Pumpkin Commonwealth come anguria più grande del mondo.

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