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Venerdì, 19 Luglio 2024
Agricoltura

La prima banca dati per proteggere le piante mediterranee dalla crisi climatica nasce a Pisa

I cambiamenti climatici, particolarmente aspri nel bacino mediterraneo, mettono a rischio le filiere agricole. L’Università di Pisa ha presentato MedGermDB, database per tramandare informazioni sulle condizioni di germinazione di centinaia di varietà

Non più una prospettiva, ma una condizione attuale e già impattante con cui bisogna fare i conti, il cambiamento climatico si ripercuote su molti aspetti della nostra quotidianità. Non ultimo, il momento della spesa. Mentre nel nostro Paese si ridisegna, a poco a poco, la topografia delle coltivazioni — vitigni sempre più in quota, frutta esotica al Sud, passaggio a varietà di grani più resistenti a siccità e malattie — sul portafoglio pesano rincari importanti, che dicono della minore disponibilità di alcuni alimenti (cacao e caffè, per dirne un paio). Mentre si attendono risposte e strumenti più possibile concreti per affrontare, o forse adeguarsi, alla crisi, c’è chi guarda oltre e pensa a come tutelare informazioni e competenze per tramandare la biodiversità del Mediterraneo. Su una delle zone del pianeta più esposta alle conseguenze si è concentrata l’Università di Pisa, che ha appena creato MedGermDB, la prima banca dati che raccoglie informazioni sulle condizioni per far germinare centinaia di piante. Il progetto.

Coltivazioni in serra

Come mai il bacino del Mediterraneo è un hotspot del cambiamento climatico

Oltre che da evidenti ragioni di prossimità, il focus del progetto accademico si è concentrato sul Mediterraneo per il suo essere un ‘hotspot’ — ovvero un’area in cui si intrecciano molti fattori critici, dove le evoluzioni e le ripercussioni sono spedite ed evidenti — del cambiamento, più di altre zone. Come mai? Innanzitutto perché si sviluppa intorno a un bacino chiuso, situato sul confine tra il clima temperato europeo e quello desertico nordafricano. Confine, come si registra, che si sta spostando verso l’alto.

Piante aromatiche e ravanelli

Inoltre, tra i maggiori fattori di rischio ci sono i cambiamenti nei flussi circolatori delle masse d’aria e l’aumento della differenza di temperatura tra terra e mare. Anche l’acqua diventa più calda, ma non velocemente quanto le zone asciutte; così, semplificando, le masse d’aria umida in transito su terraferma generano meno pioggia. In parallelo, quella caduta evapora molto in fretta, e non dà al terreno il tempo di rigenerarsi. Ecco perché le varietà botaniche e orticole tipiche di questa zona hanno bisogno, in prospettiva, di particolari attenzioni.

La prima banca dati sulle piante del Mediterraneo dell’Università di Pisa

Quello da poco pubblicato sulla rivista scientifica Applied Vegetation Science è il risultato di un progetto coordinato dall’Università di Pisa, con capofila Angelino Carta, professore di Botanica Sistematica del dipartimento di Biologia. Lo studioso fa inoltre parte del team internazionale che ha lanciato un paio di anni fa l’archivio globale di dati della germinazione, sotto il cui cappello rientra il nuovo progetto MedGermDB. Raccogliendo e archiviando informazioni sulle condizioni sperimentali per far germinare i semi di oltre 300 piante native del Mediterraneo, l’iniziativa si impegna nella tutela della biodiversità di un ecosistema, come detto, particolarmente fragile. 

Un germoglio

I presupposti e i risultati della banca dati MedGermDB

Questo strumento ci consente di predire la germinazione di piante nel bacino Mediterraneo”, racconta Carta, “e la sua creazione è un passo fondamentale per comprendere il rischio di estinzione delle specie native e prevenire gli inconvenienti che possono derivare dalla perdita di questo capitale naturale”. I risultati sono il frutto di oltre 4.500 esperimenti di germinazione, che constatano l’importanza per queste varietà di temperature fresche e di un periodo di post-maturazione in ambiente secco prima della germinazione: condizioni che potrebbero in futuro non essere scontate.

Piante in germinazione

In questi mesi stiamo calibrando i modelli per prevedere la rigenerazione delle piante da seme in uno scenario di cambiamenti climatici, e identificare quelle più adatte al restauro di ecosistemi mediterranei", aggiunge Diana Cruz, dottoranda presso il Dipartimento di Biologia che ha seguito le fasi del lavoro. Per capire bene il patrimonio in esame, gli studiosi hanno reso liberamente consultabile il database tramite un’applicazione dedicata, presto scaricabile.

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