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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Agricoltura

Un giovane ex ingegnere coltiva quinoa a Ferrara per fare birra

Si coltiva e produce in Emilia dove un tempo c’erano tanti terreni da bonificare. Ci ha provato un ex ingegnere che è tornato alla terra con uno sguardo proiettato verso l’innovazione

Arriva dalla provincia di Ferrara, nelle Valli del Mezzano, la storia di un ingegnere che è tornato a coltivare. È Sebastiano Tundo, classe 1989, oggi coltivatore di terza generazione, a decidere di trasformare l’azienda di famiglia in una produzione di rilievo per la quinoa in Italia. Ma le radici vanno ricercate altrove, quando il bisnonno Emilio negli Anni ’30 si occupava della bonifica della Valle del Delta del Po acquistando i primi 60 ettari di terreno. “Al tempo produceva cereali e soia che venivano stoccati nei magazzini vicini a casa per poi commercializzarli durante l’inverno. Negli anni gli ettari aumentano e partire dal 1960 grazie anche all’apporto del nipote del fondatore (anche lui si chiamava Emilio) l’azienda si sviluppa eliminando l’intervento di terzisti e gestendo tutte le fasi della filiera internamente: dalla lavorazione del terreno alla semina fino alla raccolta” racconta Tundo.

Da azienda di cereali a filiera italiana della quinoa

Il 2017 è l’anno che segna il passaggio a lui, Sebastiano, che dà il suo nome all’impresa, Azienda Agricola Tundo Sebastiano, assumendone la piena titolarità nel 2019. Insieme con l’università di Piacenza vengono studiate nuove colture e viene convertita l’azienda a regime di agricoltura biologica. Ci si concentra su una nuova produzione, quella della quinoa, una pianta di cui si mangiano i chicchi e che ha svariate destinazioni, definita anche uno “pseudocereale”. Molto coltivata in America, oggi è ben presente nell’alimentazione di tutti i giorni e qui diventerà un nuovo marchio registrato, Quin.

La quinoa in campo

La lunga strada della quinoa italiana

Da Tundo e dai suoi partner nel 2021 vengono coltivati 400 quintali di quinoa su una superficie di 60 ettari, da estendere a 3000 quintali su 200 ettari negli anni a venire. La varietà coltivata in Italia ha la particolarità di avere un basso contenuto di saponine, la sostanza che rende un retrogusto amaro ai chicchi. Questa invece può essere cucinata non decorticata mantenendo intatte le proprietà di fibre e nutrienti del chicco. Dalla quinoa vengono fatte farine, crackers, paste e tante altre referenze. L’azienda gestisce tutti gli aspetti produttivi: dalla semina all’impacchettamento.

I campi dell'azienda Agricola Tundo

La birra di Quinoa in due versioni

E tra i prodotti ce n’è uno molto particolare: la birra di quinoa, che è naturalmente senza glutine. Tundo la produce in due stili, IPA e ALE, prima in vetro e ora anche in lattina. Le birre sono ottenute da quinoa 100% integrale, fermentata, con gradazione alcolica di 5°%VOL., dal colore giallo paglierino, con sentori agrumati come lime e pompelmo, arricchiti da note fruttate che ricordano pesca e frutto della passione. “Questo prodotto è altamente digeribile, il che è particolarmente importante per coloro che soffrono di celiachia o intolleranza al glutine” ha spiegato Tundo, che con l’azienda sta scommettendo su questa birra (presente anche nelle referenze di altre aziende italiane, ma ancora molto poco diffusa). E lancia un appello ai ristoratori: “Sono loro che hanno l'opportunità di offrire ai loro clienti una Birra artigianale italiana senza glutine che incorpora tutte le proprietà della quinoa”. Si può acquistare anche online.

I vari prodotti Quin, dalla farina alla birra

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