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Sabato, 18 Maggio 2024
Agricoltura

A Bergamo c’è un castello che fa vino con uve resistenti ai cambiamenti climatici

Si chiama Castello di Grumello la tenuta in Valcalepio dove dagli Anni ’50 si promuove il territorio vitivinicolo di zona. Un castello medievale dove si producono vini da uve dimenticate e nuove tipologie che si stanno affacciando sul mercato. In risposta ai problemi climatici e non solo

A pochi chilometri da Milano, in provincia di Bergamo, c’è una tenuta che può ben considerarsi tra le più attive nella valorizzazione del territorio vitivinicolo lombardo. Si chiama Castello di Grumello, un’antica magione con una storia che si lega alle vicissitudini della Valcalepio, fascia collinare tra Bergamo e il Lago d’Iseo. Una fortezza medievale, che nei secoli ha visto diverse proprietà e che oggi è nelle mani degli imprenditori Angelo e Daniel Gotti che promettono di continuare il lavoro enologico partito proprio qui negli Anni ’50. Un lavoro che ha dato nuovo impulso alla tradizione vinicola del territorio di Grumello con la produzione di vini di ottimo livell. Non solo i grandi rossi del territorio, ma anche vitigni sconosciuti e autoctoni e varietà resistenti che si inseriscono in un nuovo movimento vitivinicolo.

Il Castello di Grumello

Il Castello di Grumello: dal Medioevo ai giorni nostri per visite e degustazioni

Siamo nella zona delle Orobie, in Valcalepio, propaggine collinare che si estende a est della provincia di Bergamo. Un territorio vocato per natura alla produzione di vino che il Castello di Grumello ha iniziato decenni fa grazie al lavoro dell’enologo Carlo Zadra e oggi di suo figlio Paolo. Ma la storia del Castello è ovviamente molto più antica. Costruito intorno al Mille come fortezza militare dotata di una torre d’avvistamento, data la sua posizione strategica divenne, successivamente, residenza del condottiero Bartolomeo Colleoni durante gli scontri fra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Di quest'epoca rimangono la torre, la sala del corpo di guardia con volta a crociera, le prigioni e le grandi cantine dal soffitto a volta, dove ora maturano i vini della Tenuta Castello di Grumello. Nel 1700 diventò una residenza patrizia e nell’800 i Gonzaga addirittura impiantarono le prime barbatelle portate dalla Francia: le bordunì che altro non erano che antenate del cabernet sauvignon. Oggi il Castello di Grunello, è visitabile per passeggiate tra i vigneti, degustazioni di vino e prodotti tipici del territorio, ed eventi privati.

La corte interna del castello di Grumello

Il recupero di antichi vigneti al Castello di Grumello

Grazie all’enologo Zadra si è iniziato un lavoro di riscoperta e valorizzazione dei vitigni di zona e di alcune varietà semi sconosciute. Nei 35 ettari della tenuta 15 sono a vigneto e si coltivano cuvé come merlot e cabernet sauvignon, che danno vita ai rossi dal taglio bordolese dell’azienda sotto la DOC Valcalepio. Una DOC fortemente voluta fin dagli Anni ’60 dalla tenuta, che si è posta fin da subito come complice della rinascita vitivinicola bergamasca. Tra i 15 ettari dell’azienda ci sono anche chardonnay e pinot grigio, l’uvaggio classico della Valcalepio Doc bianco.

Le vigne di Medera

Al Castello di Grumello si cerca anche di recuperare dei vecchi vitigni autoctoni legati al territorio delle Orobie. Parliamo del merera, un uvaggio quasi sconosciuto per cui la tenuta è impegnata nel riconoscimento. Grazie al lavoro di Paolo Zadra si è cercato piano piano di ridare vita e dignità a questi vitigni nel tempo abbandonati perché poco produttivi e soppiantanti negli anni dalle varietà alloctone. Solo nel 2017, grazie a un’indagine genetica condotta dal Castello di Grumello, si è arrivati a identificare e classificare queste barbatelle come merera e non più come cabernet franc o moscato di Scanzo. Al momento la cantina è l’unica nella zona a imbottigliare questo vino, le cui uve sono da sempre state coltivate nella zona del bergamasco.

Le bottiglie prodotte dal castello di Grumello

Le nuove pratiche agronomiche e la nascita dei vini PIWI

Una storia enologica che non finisce qui. Infatti proprio nei vigneti del Castello si coltivano due varietà di uve che danno vita ai vini PIWI, ovvero creati con vitigni resistenti. I vini PIWI, ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo, sono vini nati come riposta alla crisi climatica e all’aumento di patologie in campo agricolo. Ma cosa vuol dire PIWI? È l’acronimo della parola tedesca Pilzwiderstandsfähige, che sta per viti resistenti ai funghi.  Creati non da organismi modificati geneticamente ma da particolari tipi di incroci grazie all’utilizzo di vitigni che hanno delle caratteristiche particolari. Qui al Castello di Grumello il risultato prende il nome di Le Noci: un vino bianco dai forti sentori agrumati nato dal blend di uve provenienti dal vitigno bronner e johanniter. Una tipologia di prodotto a cui ancora non si è molto abituati, ma che sta prendendo piede nella nuova viticoltura moderna proprio per fronteggiare i problemi agricoli del nostro Millennio.  Dunque l’attenzione alla sostenibilità e alle nuove pratiche agronomiche della Tenuta Castello di Grumello si leggono anche in questa nuova chiave di sperimentazione. Un luogo con secoli di storia che porta avanti la tradizione del territorio guardando al futuro.

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