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Sabato, 15 Giugno 2024
Agricoltura

Lista delle 10 cose che rendono un’azienda di vino davvero sostenibile

Abbiamo provato a fare il punto per capire i requisiti essenziali che chi lavora il vino dovrebbe tenere in considerazione per ridurre il proprio impatto – veramente – sull’ambiente

Avete presente l’opzione di Airbnb “host attento alla sostenibilità”? Oppure la fogliolina verde, che sta per rispetto dell’ambiente, da parte di Booking? Simboli, caratteri e lemmi che richiamano l’attenzione alle tematiche ecologiche sono sempre più frequenti in ambito turistico. Di conseguenza il comparto enogastronomico non fa eccezione. Pensiamo solo al valore in ascesa della stella verde che la Guida Michelin assegna ai ristoranti più sensibili in fatto di anti-spreco, risparmio energetico e filiera corta. Anche il mondo del vino, da anni, porta avanti queste tematiche e lo fa in campo agronomico, produttivo e ricettivo.

Non a caso la V edizione del WBV – World’s Best Vineyards – l’evento che stila la classifica delle migliori eccellenze dell’enoturismo mondiale, svoltosi in Spagna nel luglio scorso, è stato dedicato proprio alla sostenibilità e al modo in cui le realtà vitivinicole si presentano al loro pubblico di visitatori. Da una carrellata delle aziende meglio piazzate in classifica – quest’anno le italiane sono sette tra le prime cento, in testa Ceretto che occupa la ventinovesima posizione – emergono alcuni must have che una cantina con ambizioni da wine destination sostenibile farebbe bene ad avere. Mettiamo giù una check list in 10 punti:

Uva in campo

1. Inquinamento ed emissioni

L’enoturismo sostenibile è l’enoturismo che non lascia traccia di inquinamento derivante dai gas serra come CO2, pesticidi o plastica. Questo è vero nel vigneto come in cantina. Così come è sempre più apprezzata la ricettività in azienda totalmente plastic free: niente plastica nelle camere ma neanche nelle sale di degustazione, ovvero no a confezioni monouso, sì a materiale riciclabile, al refill dei saponi, a mobili e allestimenti second hand, magari trovati in mercatini dell’usato e riportati a nuova vita.

2. Mobilità sostenibile

Trovare modi alternativi di raggiungere la destinazione: ci sono cantine che non offrono più giri in elicottero per ammirare la tenuta dall’alto; prevedono charter da e per le stazioni; fanno uso di mezzi elettrici all’interno dell’azienda o di bici; installano colonnine di ricarica per auto e due ruote.

3. Spazio alla bioedilizia

Esiste anche una certificazione nata a Bolzano dal nome KlimaHaus che da anni si occupa molto del settore viticolo. Le cantine che scelgono questi come altri protocolli di sostenibilità puntano sull’efficienza energetica, si avvalgono di vernici naturali, badano al comfort acustico e all’uso della luce naturale, prediligono materiali edili bio.

4. Stop agli sprechi idrici

La vitivinicoltura, in ambito agricolo, è tra le attività che consuma più acqua. Le quantità più elevate vengono utilizzate per le operazioni di sanificazione e pulizia. Ecco perché è importante un sistema di depurazione efficiente per il trattamento delle acque reflue da riutilizzare per l’irrigazione; installare contatori e contalitri nei punti strategici della cantina può essere una soluzione interessante, così come pulire a secco prima di sciacquare è un’ottima prassi. Da tener presente anche l’importanza del recupero delle acque piovane dai tetti della cantina.

5. No alla monocoltura della vigna

l’impatto visivo di ettari ed ettari di vigneto può suscitare un “wow”, ma poco dopo arriva lo sbadiglio. Molto meglio vedere una tenuta circondata, oltre che da filari, anche da frutteti, bosco, stagni, alveari, bosco. È il cosiddetto ecosistema che sarà in grado di regalare vini più complessi, oltre che una reale biodiversità aziendale.

6. Vitigni resistenti

Ne avevamo parlato qui, si chiamano PIWI e sono i cosiddetti vitigni resistenti agli attacchi fungini. Tra le ragioni di chi li ha scelti ci sono la drastica riduzione dei trattamenti fitosanitari in vigna e dunque di pesticidi, un minor compattamento del suolo, un minor uso di acqua e l’espansione dell’agricoltura biologica.

7. Approccio responsabile alla cultura del vino

Tema delicato, quello del consumo dell’alcol, a causa delle implicazioni negative che il bere può arrecare alla salute. Ecco perché sempre più cantine, soprattutto quelle che si avvalgono di fattorie didattiche – dedicano spazio e tempo al tema del consumo e dell’abuso di alcolici.

8. Sostenibilità a tutto tondo

È solo questione di tempo ma la strada dell’obbligatorietà del bilancio di sostenibilità ESG (Environment, Social e Governance) nelle aziende è ormai tracciata. Nel mondo del vino, anche piccole e medie imprese hanno spesso precorso i tempi pubblicando sul loro spazio web il report di sostenibilità. È un segnale di trasparenza sempre apprezzato.

9. Riciclo e ottimizzazione dei materiali

Riusala: parliamo della bottiglia di vino, ovvero della possibilità di riutilizzare per più cicli di imbottigliamento i contenitori di vetro, attraverso la pratica del vuoto a rendere (che vanno ovviamente sanificati). È il passo successivo a quello del semplice riciclo che, a livello di costi, rimane più impattante rispetto al riuso. Il 30 novembre del 2022, la Commissione Europea ho proposto nuove norme proprio in materia di imballaggi per cercare di ottenere una riduzione dei rifiuti. Altro cambiamento in atto nel mondo delle bottiglie è poi quello della diminuzione del loro peso. Mediamente il peso varia tra i 500 e i 900 grammi (a seconda dell’uso, per etichette Riserva o per bottiglie di spumante, ad esempio), ma sempre più aziende e associazioni di categoria si stanno muovendo verso contenitori in vetro che non superino i 450 grammi di peso. Ciò favorisce un importante risparmio in termini di emissioni di C02, legate alla produzione e al trasposto.

10. Certificazioni sempre più estese

Avere delle certificazioni che attestino il buon lavoro delle singole aziende è importante ma non basta più. Oggi conta far parte di una rete che abbia un sigillo di qualità che attesti il buon lavoro di un intero territorio, dove ciascuna delle imprese presenti faccia la sua parte. Così sempre consorzi e associazioni di categoria si uniscono su standard condivisi.

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