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Sabato, 18 Maggio 2024
Agricoltura

In Toscana una cooperativa agricola recupera terreni dimenticati e persone in difficoltà

Si chiama Calafata e prende il nome dai maestri barcaioli. Vigneti, frutteti e terreni tornano a vivere nelle mani di agricoltori sensibili alle difficoltà delle comunità

Capita anche in Toscana (specie in certe campagne belle quanto appartate e poco blasonate) di imbattersi in vigneti abbandonati, coi vecchi proprietari che non riescono più a gestirli, figli che non vogliono saperne, acquirenti che si dileguano.

È il 2011 quando un appezzamento di 3 ettari nella Maolina, in San Concordio di Moriano, colline di Lucca, viene affidato alla piccolissima parrocchia di zona, che parimenti non sa cosa farsene e si rivolge alla Caritas, indotta quindi a trovargli uno sbocco. Forse non pienamente consapevole del potenziale di quella zona, 200 metri di altitudine sulle prime pendici delle Apuane, sponda occidentale del fiume Serchio: terra buona a nutrire viti secolari e affascinanti, vecchi cloni di sangiovese, canaiolo, ciliegiolo ma anche vermentino, moscato, un’enciclopedia delle varietà ampelografiche toscane e non solo.

I terreni della cooperativa

Il manipolo di calafati

L’appezzamento viene proposto in gestione a “un gruppo di ragazzi che di viticultura non sapeva niente”, come ricordano oggi due di loro, Marco Bechini e Mauro Montanaro, “chi faceva il geometra e chi il meccanico, in comune solo una spiccata sensibilità verso il sociale, attività coi gruppi di acquisto solidale o nella cooperazione”. E il desiderio, adesso coronato dall’occasione, di “dare una mano concreta alle persone più sfortunate della nostra comunità”. La palla viene colta al balzo ed è così che nasce Calafata, la prima cooperativa agricola sociale della Toscana che “prende nome dai mastri calafati che con ascia, corda e pece, impermeabilizzano le barche restituendole al mare”, un manifesto d’intenti forse applicabile anche a terreni e persone in difficoltà. Offrendo un’opportunità di rinascita che passa dal lavoro.

Un mosaico agricolo in divenire

Un bando europeo offre l’occasione ideale per la nascita della cooperativa, 12 soci poi più che raddoppiati dove Bechini fa il presidente, Montanaro si occupa della produzione, Daniele Tuccori della campagna, Maik Tintori di meleto e giardinaggio. “Perché partendo da quei tre ettari, consapevoli che non fossero sufficienti per camminare sulle nostre gambe, abbiamo messo insieme altri vigneti”, fino ai 10 ettari attuali, “orti e oliveti, per un quadro agricolo in continua evoluzione”. Allo stesso modo, si inizia con due ragazzi da introdurre al lavoro per raggiungere e superare le trenta unità regolarmente assunte, “persone che escono dal carcere o dalle dipendenze” da gioco, alcol, droghe, “oppure giunte qua come richiedenti asilo da qualche Paese straniero”. Le difficoltà non mancano ma neppure le soddisfazioni, la prova provata che il meccanismo funziona. E il raggio d’azione si allarga in vari comuni della lucchesia, fino a Camaiore e Viareggio.

La cantina di Cooperativa Calafata

Vini franchi e territoriali, soprattutto buoni

Sul fronte vitivinicolo si cerca subito il supporto di Saverio Petrilli, già enologo in Tenuta di Valgiano (oggi in prima linea nella sorprendente Malgiacca) nonché mentore di quella straordinaria rete di umanità e principi agricoli che è Lucca Biodinamica. Vino franco, genuino, naturale, buono, specchio della grande varietà presente del territorio “e quindi del territorio stesso”, di qualità ma anche di beva, si prendano il Gronda bianco frutto delle vecchie vigne oppure il rosso Scapigliato, “fresco e ideale per la merenda”, il sangiovese in purezza battezzato Iersera. Con un occhio al mercato, perché “le bottiglie vanno vendute e gli stipendi pagati: oltre che agricoltori siamo dovuti diventare imprenditori, seppur creativi”.

Le vigne di Calafata

Tifando Dinamo Calafata

Con sede a Ponte a Moriano, la cooperativa Calafata offre servizi di giardinaggio e lavori agricoli per terzi, il laboratorio di trasformazione alimentare produce succhi, zuppe, marmellate, sottoli, la verdura e la frutta fresca (tutta biologica) è acquistabile nei mercati contadini di zona, con un occhio di riguardo a varietà locali ormai in disuso. Per un po’ di svago, e per misurare i livelli di integrazione tra lavoratori immigrati e indigeni, l’occasione ideale è una partita della Dinamo Calafata, squadra di calcio che lo scorso anno giocò il campionato amatori AICS: “I ragazzi africani ci invitavano a vederli per dimostrarci come si fa, mentre durante la settimana siamo noi a pretendere di insegnargli un mestiere”. Al momento il progetto è in apnea (“Il mister ha cambiato lavoro e due fuoriclasse si sono trasferiti a Firenze”, si mormora nello spogliatoio), ma l’intera comunità non vede l’ora di tornare sugli spalti per tifare Calafata.

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