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Lunedì, 11 Dicembre 2023
Agricoltura

L’Appennino sopra Bologna si rilancia con bio e agricoltura innovativa

Una trentina di aziende tra produttori, trasformatori e commercianti, che lavorano in regime controllato e con pratiche all’avanguardia. Se sulle colline bolognesi si mangia così bene, è anche merito loro

Dopo decenni in cui l’entroterra appenninico è stato vissuto come una questione da gestire, un’area a sviluppo frenato caratterizzata da abbandono e spopolamento, in Emilia-Romagna ora si guarda alle colline con un piano strategico. Il patrimonio in questione è quello rappresentato dall’agricoltura sostenibile, che può funzionare come volano per rivitalizzare intere zone, anche grazie all’impegno di nuovi imprenditori che decidono di dedicarci il proprio lavoro. Queste le basi del nuovo Bio-distretto dell’Appennino Bolognese, una rete di una trentina di aziende illuminate la cui prima assemblea ha avuto luogo il 14 ottobre 2023.

Appenino Bolognese

Cos’è il Bio-distretto dell’Appenino Bolognese

Un’area collinare tra la valle del Santerno e quella del Panaro, al di sotto della città di Bologna ed entro il suo territorio provinciale, che si spine fino al confine con la Toscana tra boschi e piccoli borghi. Come altre aree appenniniche, anche questa — suddivisa tra 29 comuni — è andata incontro a un progressivo impoverimento in fatto di reddito della popolazione e al rischio generalizzato di dispersione di saperi contadini e realtà imprenditoriali agroalimentari. Al centro del progetto del Bio-distretto stanno proprio i produttori, come precisa il presidente Lucio Cavazzoni: “Qui i protagonisti sono quelli che possiamo definire gli 'agricoltori artigiani’. L’Appennino da anni si sta impoverendo sia come numero di imprese soprattutto agricole, di giovani e di produzioni agricole. Sicuramente una grande responsabilità è dovuta al cambiamento climatico”. Il progetto intende quindi mettere in rete e valorizzare aziende agricole, artigiani e associazioni, per un totale di 50 soggetti che rappresentano una trentina di aziende agrobiologiche e commercianti, oltre alle associazioni Libera, Legambiente, Slow Food, Cna e Confagricoltura.

Attività di presentazione del Bio-distretto dell'Appennino Bolognese

Le fasi operative del progetto Bio-distretto

Il percorso di formazione del Bio-distretto si muove da gennaio 2019, con l’affidamento dei servizi ad Eco&Eco e FederBio, la presentazione del progetto di fattibilità e la concessione del contributo richiesto dalla Regione Emilia-Romagna. Con il supporto e la facilitazione del GAL, Gruppo Azione Locale Appennino Bolognese, si è compiuta un’indagine sul territorio, per mappare produzione e aziende di trasformazione biologiche, analizzare la propensione al consumo di prodotti bio (anche nelle mense scolastiche, con l’educazione alimentare come tema non più prescindibile) e capire su quali valenze ambientali, anche turistiche e produttive non agricole, fare leva.

L'Appennino Bolognese, le vigne

Si è passato poi alla diffusione del progetto, con interviste ai produttori e agli amministratori locali, incontri pubblici e infine all’implementazione di tecnologie per la messa a terra della rete. Dopo una serie di riunioni e incontri — e la nascita ufficiale del Bio-distretto a maggio 2023 — l’iniziativa si trova nella fase di sviluppo del percorso partecipativo, con la prima assemblea e incontro pubblico del 14 ottobre che ha visto il lancio delle realtà coinvolte e la presentazione del logo.

Frutti di bosco sull'Appennino Bolognese

L’agricoltura biologica e le pratiche innovative del Biodistretto

Siamo convinti che una risposta in grado di creare un'inversione di tendenza e portare sviluppo economico sia creare una comunità agro-ecologica, basata sul biologico, che dall'agricoltura possa allargarsi al sociale, alla cultura e al turismo sostenibile”, spiega Cavazzoni, “non basandosi solo su principi etici, che comunque sono importanti, ma su progetti concreti e innovativi”. Il Bio-distretto contiene quindi un gruppo di aziende e produttori certificati, messi in rete per collaborare con imprese locali — ristoranti e agriturismi — ma anche per far parte di una comunicazione mirata a far conoscere il patrimonio dell’Appennino Bolognese. In primo luogo, come detto, sta l’adesione al regime biologico e l’attuazione di pratiche aggiornate.

Campi di grano sull'Appennino Bolognese

Progettualità innovative su allevamenti, agricoltura e artigianato, con i primi partecipanti che si occupano, ad esempio, di allevamenti a cielo aperto dove gli animali si nutrono di erba e cereali e le produzioni vengono trasformate in loco (come per i formaggi caprini della Fattoria La Pulcina). Poi i grani antichi già piantati in sette-otto varietà, che verranno valorizzati da panifici artigiani come il Forno Calzolari, e cantine biologiche come la Corte d’Aibo, che risponde al cambiamento climatico con una forma di “agroecologia”. C’è l’azienda agricola biodinamica Al di Là del Fiume di Marzabotto — dove ha avuto luogo l’assemblea —, con cantina, osteria, agriturismo e associazione di promozione sociale. Infine Legambiente, che presenterà impianti agrofotovoltaici da utilizzare in terreni marginali, dove la produzione di energia elettrica si accompagnerà a tecnologie per il risparmio idrico.

Per info: www.progettodistrettobio.bolognappennino.it

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