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Martedì, 27 Febbraio 2024
Agricoltura

Due cugine fanno vino naturale in Maremma recuperando le vecchie vigne del bisnonno

Si chiama Il Pingro il progetto vitivinicolo di Chiara Mantelli e Margherita Banchi: due cugine della bassa Maremma che hanno recuperato da autodidatte le vecchie vigne del bisnonno. Con una cantina in condivisione

Il Pingro è un grosso pino marittimo che sovrasta la cascina dove Chiara Mantelli e Margherita Banchi hanno passato tutta la loro vita. Ma è anche una cantina di vino naturale, a Marina di Grosseto, nata dalla volontà di recuperare vecchie vigne abbandonate in Maremma, nella sua parte più bassa. Un progetto, prima che un’azienda vitivinicola vera e propria, sostenuto da due giovani cugine che nella vita fanno tutt’altro: “Non avevamo un background enologico, ci siamo approcciate da autodidatte e abbiamo fatto rete con altre realtà maremmane, già attive nella produzione del vino” ci spiega Chiara Mantelli mentre racconta a CiboToday come è nato Il Pingro e i suoi vini artigianali. Un lavoro tutto al femminile che vi raccontiamo.

Il Pingro, pino marittimo della tenuta ph Carlotta Vigo

Il Pingro: in Maremma il progetto familiare di recupero delle vecchie vigne

Chiara Mantelli, 34 anni, e Margherita Banchi, 30, oltre a essere cugine condividono anche gli stessi ricordi. Infatti tutte e due sono cresciute in questa famiglia numerosa che le ha trasmesso tradizioni e rituali tipici della tavola e della convivialità: “Qui al Pingro venivamo tutte le estati, i nonni vinificavano insieme dei vini freschi, beverini, ricordiamo soprattutto il rosso che veniva messo in frigo e poi portato al mare”. Infatti la posizione delle vigne del Pingro è peculiare, a 500 metri dal mare ma arginate da un bosco marittimo che funge da protezione naturale, su terreni sabbiosi antico ricordo dell’acqua, poi bonificata. Una passione quella per la terra che porta le due cugine a pensare nel 2018 di non perdere la tradizione agricola familiare: “Io e mia cugina nella vita facciamo anche altro, io lavoro nella moda e lei come designer. Un bel giorno abbiamo capito che ciò che ci interessava era ritornare alle nostre origini e non disperderle. Queste vigne sono vecchissime, impiantate dal nostro bisnonno e poi lavorate per uso esclusivamente domestico, come tanti in zona”. Poi con il tempo si sono ingrandite, prendendo in affitto 1 ettaro e mezzo a Castiglione della Pescaia, ma senza snaturare la visione originaria del progetto che vuole essere limitato a una piccola produzione artigianale.

Le vecchie vigne de Il Pingro, in Maremma

Il Pingro, il lavoro artigianale e la cantina in condivisione

Due vitigni a bacca bianca, l’ansonica e il trebbiano, e il Sangiovese re di queste terre, che lavorano con metodo artigianale. Non sembrano però interessate alla certificazione biologica: “Non è la nostra strada e lavoriamo comunque in biologica e biodinamica. Io e mia cugina prendiamo lo zainetto e ci buttiamo nella vigna per lavorarla, da sole” spiega Chiara Mantelli. Infatti tutto viene fatto a mano, senza contare il vecchio trattore del nonno ancora in funzione: potature, legature, trattamenti (solo con zolfo e rame), vendemmia. Da autodidatte Chiara e Margherita hanno ritrovato un vecchio quaderno di appunti del nonno, scritto a mano, grazie al quale hanno mosso i primi passi. “Poi abbiamo conosciuto i ragazzi di Agricola I Forestieri, che gestiscono una cantina dove noi e altre realtà giovani come la nostra utilizziamo in condivisione. Un nuovo trend questo che dimostra come ci sia una reale collaborazione tra vignaioli”.

Il Pingro condivide una cantina con altre realtà della zona

Un vino che contiene la storia di una famiglia anche nelle etichette

“A oggi produciamo solo due etichette: un bianco macerato che è un blend dei due uvaggi (trebbiano e ansonica) e un rosso Sangiovese. Sono vini che vogliamo mantenere freschi, beverini, come quelli del nonno” continua Mantelli sottolineando come la famiglia sia il legante di tutta questa storia. Anche nelle bottiglie: “Le nostre etichette sono delle vecchie foto di famiglia. Il vino bianco mostra la parte femminile con nostra nonna Nada, mentre il rosso la parte maschile. Si vedono la bisnonna, con il fermaglio tra i capelli, e il nonno con il gilet a capotavola. In più su ogni etichetta c’è la targa del trattore ancora in funzione, un Pasquali vecchissimo: GR15652”.

Le etichette del Il Pingro, vecchie foto di famiglia

La produzione è mantenuta volutamente limitata, hanno iniziato con 1500 bottiglie ora sono arrivate a 8000. “Ci vogliono grandi strutture e investimenti per crescere e non è una cosa che vogliamo fare. Il Pingro nasce per recuperare vecchie vigne, fare rete tra i contadini di questa zona e per raccontare una storia agricola e familiare” conclude Chiara Mantelli, ricordando non sia semplice partire da zero per fare un’etichetta di vino. “Noi siamo state fortunate perché avevamo già queste terre e perché riusciamo a fare tutto in autogestione, anche la distribuzione. Ci piace girare per l’Italia e l’estero e far provare direttamente il nostro vino”. E nel futuro? “Vogliamo partecipare ad alcune fiere di settore in Italia e all’estero, perché pensiamo che questo è un vino che deve essere in primis raccontato e poi bevuto”.

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