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Lunedì, 4 Marzo 2024
Agricoltura

Myrtha Zierock: storia della giovane contadina più influente d’Italia

In Trentino c'è un'azienda che ha fatto scuola. Qui alla produzione di vino sono stati affiancati ortaggi e frutti (soprattutto invernali) di una giovane agricoltrice giramondo

Sono stati in tanti negli anni, a varcare il cancello della tenuta di Mezzolombardo, provincia di Trento, dove la famiglia Foradori ha coltivato fin dagli inizi del ‘900. Molte persone si sono messe in viaggio per conoscere e comprare i vini di Elisabetta Foradori, che ha portato le sue etichette dalla prima vendemmia del 1984 alla coltivazione biodinamica certificata nel 2009 a un diffuso apprezzamento. Teroldego, Manzoni Bianco, Nosiola sono i vitigni che nelle vigne Foradori, che si spingono fin a ridosso delle case in uno scenario molto comune nei paesi di questa porzione di Italia, hanno decretato la fama di questa azienda vinicola, sebbene negli ultimi anni ai progetti sul vino si siano affiancate nuove attività. Per un’azienda che si dichiara attenta all’impatto ambientale, fare vino o almeno, fare solo quello, significa comunque mettere in piedi una monocultura: cosa da evitare.

Da azienda vinicola ad azienda agricola

Lo spiazzo dell'Azienda Agricola

E così dal 2015 i figli di Elisabetta Theo, Emilio e infine Myrtha diventano ufficialmente soci dell’azienda, ognuno con l’investitura di occuparsi di un nuovo progetto che permetta a Foradori di non essere più solamente azienda vinicola, ma azienda agricola a tutto tondo. A Myrtha Zierock, classe ‘91, tocca lo sviluppo dell’orto aziendale. Lo racconta mentre mostra le ultime foglie delle verdure invernali che corrono in uno spazio verticale che si allarga tra le pergole. “Questa era una zona in cui c’erano dei filari che hanno sempre prodotto malissimo. Il nostro capo azienda di allora, Carlo, si era già occupato di trasformarlo in un orto”.

Gli studi a Friburgo, l’Oregon e Jean-Martin Fortier

La terra che rimane umida pur con poca acqua

In quegli anni Myrtha studia al liceo a Bolzano e torna il fine settimana a ficcare il naso nell’orto che – dice – è sempre stato un po’ il suo pallino: “se mi chiedi se voglio andare a vendemmiare o a raccogliere zucche, io vado a raccogliere zucche, non c’è verso”. Nel frattempo s’iscrive alla Facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di Friburgo, in Germania. L’interesse ad approfondire l’orticultura permane e quando si presenta l’opportunità di fare un periodo all’estero Myrtha opziona l’Oregon, di cui già sua madre le aveva parlato proprio per l’agricoltura. “Da una parte ho avuto la fortuna di crescere in un’azienda agricola, poi a Friburgo c’era una tale varietà di mercati agricoli che ogni giorno ero sempre lì. In Oregon avevamo la possibilità di avere noi un orto dove fare vendita diretta”. Proprio in Oregon Myrtha partecipa a una conferenza di Jean-Martin Fortier, agricoltore di fama internazionale, anche grazie al libro “The Market Gardener” uscito nel 2013, che divulga i principi dell’agroecologia e dell’agricoltura sostenibile. A Fortier chiede di fare uno stage per trasferirsi in Canada a lavorare. Dopo varie esperienze lì e altrove, ha una base pratica sufficientemente solida per procedere in autonomia.

L’orto di Myrtha dentro l’azienda di famiglia

L'orto di Myrtha Zierock

Dopo il rientro in Italia, è quella del 2019 la prima stagione in cui Myrtha comincia a mettere mano all’orto, mentre l’azienda ha già introdotto gli animali e avvierà la prima produzione del caseificio vicino a Trento nel 2020. “Ho messo in piedi questa cosa sapendo che in Italia molte persone sono abituate ad avere le stesse verdure sempre, tutto l’anno e a un prezzo molto basso. Si fidano del fruttivendolo, non del contadino, che sarebbe la figura chiave”. Sono 600 metri quadri più una parte di metratura simile seminata direttamente in mezzo ai filari. “Vedere la diversità che cambia nel giro di pochissimo tempo mi piace molto, ogni stagione può avere un gusto continuamente diverso”. Il piano colturale prevede circa 20 sementi diverse ogni anno, prima erano 30.

Verdure invernali e ristoranti

I filari alla trentina

Un altro pallino di Myrtha sono le verdure autunnali e invernali, tanto che a dicembre organizza in azienda il Giàz, una festa degli ortaggi invernali con altri produttori che seguono la sua stessa linea. Ma anche se non è mai stato tutto facile o immediato, non è un progetto tirato su per divertimento (come dice lei, “nell’azienda non si fa niente just for fun”) ma con l’obiettivo che nel tempo diventi sostenibile economicamente. Non è un orto di famiglia, due volte a settimana c’è la vendita diretta in azienda ai privati, oppure ai ristoranti come El Molin dello chef Alessandro Gilmozzi di Cavalese in Val di Fiemme. Dall’autunno 2022 sono in vendita anche alcuni trasformati, tra cui gli ortaggi fermentati, tutto sotto il nome di Foradori Alimentari.

I semi dell’orto e i progetti internazionali

Le foglie di Myrtha

Nel frattempo corrono già altri progetti: sono arrivati nuovi terreni sul Monte Baldo, nella parte sud del Trentino – una zona ricca di biodiversità – dove creare non solo vigne ma anche una struttura ricettiva e una scuola di formazione. C’è anche lo studio dei semi, una parte che Myrtha ha cominciato sempre in America e che sta proseguendo con il Culinary Breeding Network, un’organizzazione dell’Oregon che ha come obiettivo quella di sensibilizzare aziende e agricoltori nella scelta dei semi, un tema complesso ma che ha un’efficacia diretta: chi coltiva realizza prodotti più diversificati, autoctoni e resistenti di quelli che si trovano nella grande distribuzione. Insomma mentre a qualche metro di profondità riposano le anfore che custodiscono il vino che ha fatto la fortuna di Foradori, Myrtha procede in direzione parallela e al tempo stesso divergente: “vorrei che un giorno gli ortaggi fossero trattati come il nostro vino. Non solo degustazioni di bottiglie, ma anche di carote”.

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