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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Agricoltura

Che cos’è il miscuglio di Aleppo lo racconta il suo inventore dopo 30 anni in Siria a studiare il grano

Salvatore Ceccarelli ha dato un importante contributo allo studio e alla messa in campo dei grani. Inventando il Miscuglio di Aleppo. Ci ha spiegato come e perché

All’inizio della seconda metà del Novecento, i nostri campi e le nostre tavole hanno subito una rivoluzione tanto stravolgente quanto passata in sordina: la sistematica sostituzione di molti grani allora circolanti, sia duri che teneri (i cosiddetti “grani antichi”), con i grani moderni. Alcuni importanti fattori, come l’aumento dei consumi e il passaggio a un’agricoltura sempre più meccanizzata, spinsero infatti le aziende produttrici di sementi a selezionare e proporre sul mercato frumenti a taglia bassa in grado di sopportare forti concimazioni azotate e più facili, produttivi e veloci da lavorare nell’industria alimentare.

Questo cambio di paradigma ha portato in pochi decenni numerosi cambiamenti nel panorama agricolo, tra cui una drastica diminuzione della biodiversità, provocando un appiattimento su determinati standard industriali del grano che diventa farina (o semola) che poi diventa cibo che finisce nei nostri piatti e nelle nostre pance.

La riscoperta dei grani antichi nell'agricoltura attuale 

Oggi però, in un rinnovato contesto di attenzione alla qualità del cibo e delle coltivazioni nonché di riscoperta delle tradizioni, alcuni produttori e studiosi hanno recuperato e riseminato i grani originari, quelli cioè che per centinaia di anni, se non millenni, sono stati la base della piramide alimentare, dalla Mezzaluna Fertile ai terreni dei nostri nonni. Tra gli italiani ci sono il Senatore Cappelli, Tumminia, il Monococco, il Farro, o il Gentil Rosso, solo per citarne alcuni. Sono grani particolari, sebbene diversi tra loro: con particolari processi di trasformazione, per esempio la macina a pietra, riescono a mantenere maggiormente le proprietà nutrizionali del chicco; hanno un miglior equilibrio tra amido e glutine, con una minore percentuale del secondo, ma possono avere anche rese inferiori in campo.

Gli studi del Professor Salvatore Ceccarelli sul Miscuglio di Aleppo

Come poter migliorare la resa di questi grani è stata l’ossessione del professor Salvatore Ceccarelli che dal 1980 al 2014 ha lavorato all’ICARDA - The International Center for Agricultural Research in the Dry Areas - di Aleppo in Siria, un Centro di Ricerca internazionale nato con l’obiettivo di ridurre la povertà e migliorare la sicurezza alimentare e che opera nei Paesi delle dry areas del mondo come Marocco, Tunisia, Egitto, Sudan, Etiopia, India, Uzbekistan, Pakistan e Afghanistan.

Il Professor Salvatore Ceccarelli racconta a CiboToday la sua scelta personale e professionale: “Negli Anni Ottanta non mi erano chiari quali fossero i beneficiari, a parte me stesso, della ricerca all’interno dell’Università e quindi ho chiesto un congedo di due anni per motivi di studio per svolgere ricerca in contesti agricoli difficili”. La scelta è caduta sulla Siria, che copre parte della Mezzaluna Fertile ed è un territorio da cui provengono alcune delle specie più importanti per la nostra alimentazione: frumento, orzo, cece, lenticchia, veccia e molte altre. “L’esperienza fu talmente affascinante e i benefici per gli agricoltori così evidenti, che i due anni divennero... trenta”.

La nascita del miscuglio di Aleppo: l’opera di Ceccarelli e Stefania Grando

Nei suoi studi, Ceccarelli, insieme alla dottoressa Stefania Grando, ha sviluppato, rifacendosi a tecniche che affondano le loro radici nell’antichità, il Miscuglio di Aleppo: una popolazione evolutiva, ovvero una mescolanza di circa 2000 tipi di grani teneri antichi che grazie alla loro capacità di evolversi nel tempo, riescono a far fronte alle avversità climatiche, alle malattie, agli insetti. Aiutandosi l’uno con l’altro.

Biodiversità e cambiamento climatico

Il cambiamento climatico però non è solo un aumento delle temperature e una diminuzione della piovosità perché, come spiega Salvatore Ceccarelli “insieme a questi due fattori cambiano anche malattie, insetti ed erbe infestanti”. È qui che il Miscuglio di Aleppo dimostra la sua capacità di reazione a questi cambiamenti: “poiché non siamo in grado di prevedere con esattezza, a livello del singolo contadino, quanto cambieranno temperatura e piovosità, non siamo nemmeno in grado di prevedere quali malattie, insetti ed erbe infestanti, il singolo contadino dovrà affrontare. Il Miscuglio di Aleppo, che con la sua diversità è in grado di evolversi man mano che il clima, e le sue conseguenze, cambiano, rappresenta quindi una soluzione in continua evoluzione ad un problema che anch’esso è in continua evoluzione”.

I grani del Miscuglio di Aleppo: come funziona un miscuglio

Il miscuglio viene chiamato evolutivo proprio per questa sua capacità darwiniana che permette sempre, all’interno di una popolazione, la sopravvivenza di una o più varietà che a secondo dell’annata producono più delle altre. Non ha bisogno di pesticidi, in quanto la diversità stessa rende il Miscuglio di Aleppo resiliente. Questo a differenza delle monocultivar, in cui si coltiva una sola varietà di grano, per di più uniforme, con il rischio che - ad esempio - una malattia possa infestare una pianta e diffondersi a macchia d’olio sulle altre senza incontrare barriere. Nel Miscuglio di Aleppo le barriere sono le diverse varietà, che resistendo quando altre non riescono a sopravvivere, mantengono costante la produzione e migliorano la biodiversità di un territorio, uscendo dal circolo vizioso dell’uniformità dei campi.

Per il Professor Ceccarelli la biodiversità è l’arma più efficace e più economica a disposizione dell’uomo contro il cambiamento climatico “perché assicura una serie di benefici come, ad esempio, la fertilità del terreno, la produttività dei mari, la purezza dell’acqua e dell’aria, l’impollinazione, la regolazione dell’erosione e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Inoltre, l’ecologia ci insegna che ad una maggiore biodiversità corrisponde una maggiore produttività, quindi una maggiore capacità di nutrire il mondo, e una maggiore resilienza”.

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