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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Agricoltura

Il video con i consigli per non farsi fregare con l’olio extravergine falso

I suggerimenti li snocciola un super esperto dell’olio, Nicola Di Noia, a partire proprio dall’osservazione dell’etichetta per arrivare a gusto e sapore. Ecco come muoversi in semplici passi per evitare oli contraffatti

Una formazione sui consumatori, questo l’obiettivo che riguarda sempre più realtà che operano in campo agroalimentare, per difenderli dalle frodi e per dare la giusta visibilità ai produttori che operano al massimo delle loro possibilità. È un’esigenza sentita ancora più forte nel mondo dell’olio, dopo che è emerso che l’olio d’oliva è diventato il nuovo business dei contraffattori, come dimostrano indagini sia in Italia che in Spagna, complice un’annata molto particolare sotto il profilo climatico che ha portato a rese discontinue, a un generale livellamento verso l’alto dei prezzi e alla necessità di acquisire strumenti per giudicare l’olio d’oliva di qualità.

Gusto, odore e aspetto dell’olio di qualità (quello vero!)

Nicola Di Noia, consigliere delegato della Fondazione Evoo School di Coldiretti, è impegnato in prima linea nella formazione dei clienti e dei produttori sul campo dell’olio, in particolare l’olio di qualità. “Non dobbiamo affidarci alla vista, ma ad altri sensi quali l’olfatto e il gusto. Noi assaggiatori professionali utilizziamo il bicchiere blu da degustazione proprio per non essere influenzati dal colore dell’olio. Non è detto infatti che l’olio verde sia migliore di quello giallo” spiega Di Noia. Anzi, l’olio verde può essere proprio il risultato di una contraffazione, come avevamo spiegato in questo articolo.  

Leggere l’etichetta e capire la confezione per scegliere un buon olio

Un olio buono, genuino e di qualità profuma di erba tagliata, pomodoro, carciofo, e all’esame gustativo è un po’ amaro e piccante” prosegue Di Noia, dando delle indicazioni generali da declinare nello specifico sulle diverse cultivar. Leggere l’etichetta, studiare la confezione, scoprire l’origine, sono passaggi fondamentali per orientarsi in un mondo che è pienissimo di referenze. Peraltro sono strumenti accessibili ancora prima di entrare in contatto sapore e odore, ma quando si studia la bottiglia direttamente dallo scaffale. “L’olio sfuso non si può vendere” ricorda Di Noia, sottolineando l’importanza della tracciabilità del prodotto. In questo caso “la truffa è dietro l’angolo”. Stesso discorso vale anche per i ristoranti, dove l’oliera è assolutamente vietata e l’olio va servito in confezione tracciabile con il tappo anti rabbocco. Tutte le altre informazioni sono contenute nel video.

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