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Lunedì, 17 Giugno 2024
Agricoltura

La passata di pomodoro pugliese che non sfrutta i braccianti e la terra

Attiva tra Bari e Nardò, Sfruttazero ha come obiettivo trasformare i nostri consumi di pomodoro, salvaguardando la dignità umana e ambientale. Ma senza un centimetro di terreno di proprietà

L’arrivo della fine di agosto significa abbracciare quella che per molte famiglie è – ancora - croce e delizia: la preparazione della salsa di pomodoro. Rito tribale, prevede il lavaggio, la cottura e la trasformazione di questo frutto estivo, figlio della colonizzazione, per secoli creduto velenoso, ma ad oggi indispensabile ingrediente della gastronomia nazionale. Una volta passato il pomodoro, il liquido rosseggiante viene imbottigliato e conservato per l’inverno. Tuttavia, per chi non ha clan familiari appassionati della pratica domestica di conservazione, ci sono sempre le bottiglie dello scaffale.

La raccolta dei pomodori in campo

Ma lo scenario non è sempre così idilliaco. Ogni anno le pagine di cronaca si riempiono di racconti legati allo sfruttamento di migranti per la raccolta dei pomodori nei campi del Sud Italia, area foggiana in testa. Sfruttazero è un progetto nato con la voglia di spezzare questa catena, che ci permette di mettere le mani su barattoli di conserva a pochi centesimi. Questa filiera agricola virtuosa è nata dalla sinergia tra due associazioni pugliesi, Diritti a Sud e Solidaria. Grazie al sostegno dell’8xmille dell'Unione Buddhista Italiana, Sfruttazero vuole trasformare la salsa di pomodoro in un mezzo per migliorare le condizioni di vita di chi lavora in questa filiera, ma anche la salute di tutti noi.

Il progetto Sfruttazero

Tutto è iniziato da un serpente umano. Persone dalla pelle scura che avanzavano su una strada provinciale pericolosa, per raggiungere il centro di Nardò. Rosa Vaglio, presidente dell’associazione Diritti a Sud, ricorda di essersi chiesta dove vivessero e cosa facessero. Grazie all’impegno di Angelo Cleopazzo, è entrata in contatto con altre persone desiderose di cambiare le cose. Hanno scoperto il ghetto di questi braccianti agricoli invisibili, uno dei dieci presenti in tutta la Puglia, maggiormente concentrati nel foggiano, e sono andati sul posto per rendersi utili. Nel 2014 hanno messo in piedi un’associazione culturale, Diritti a Sud, per dare corpo all’impegno preso con questa umanità e il proprio territorio.

Le varie tipologie di passate Sfruttazero

La nascita dei barattoli di pomodori che fanno bene a tutti

Nello stesso anno Rosa e il suo gruppo intrecciano il proprio percorso con Solidaria per far nascere Sfruttazero. Al tempo, questa organizzazione era impegnata nel dimostrare che coltivare pomodori senza sfruttare terra ed esseri umani è possibile. Così hanno piantato pomodori nel cortile di una scuola occupata. Oggi i due gruppi commercializzano i pomodori senza sfruttare né persone né l'ambiente. I pomodori vengono coltivati su terre pugliesi libere dal caporalato, tra Nardò (Le) e Bari, utilizzando tecniche di agroecologia e stipulando regolari contratti stagionali con i lavoratori, persone provenienti in gran parte dall'Africa subsahariana.

Con il marchio Sfruttazero si produce salsa di pomodoro senza acido citrico in vasetti da 520 grammi al prezzo di 3€. Se si sceglie la salsa da datterino giallo, il prezzo sale a 3,50€. A fine estate la produzione è di circa 20mila vasetti di salsa di pomodoro distribuiti al di fuori dei circuiti della Grande distribuzione organizzata. Il progetto ha per priorità non il risultato economico, ma la trasformazione sociale.

I canali di vendita e la passata che arriva in modo diretto

Ad oggi, la salsa di pomodoro Sfruttazero viene venduta senza intermediari, attraverso lo shop online e i canali social, piccole botteghe, gruppi di acquisto solidale e mercatini, senza paura di valicare i confini nazionali. Infatti, i barattoli sono noti e venduti anche in Europa e in Svizzera. Ristoranti e pizzerie hanno sposato il progetto, realizzando anche piatti dedicati come ha fatto Biga24 Concept PIZZA, di Nardó. “Oggi Sfruttazero è un marchio registrato” spiega Vaglio “I principi che ci guidano sono il rispetto verso le persone, agroecologia, vendita diretta senza concessioni alla GDO. Perché la filiera dello sfruttamento nasce lì, mentre l’anello debole della catena restano i lavoratori”.

La raccolta dei pomodori

Comprereste un vasetto di salsa di pomodoro da mezzo chilo a 3€?

In un momento storico in cui sempre più famiglie diventano povere e si fa attenzione a ogni centesimo che esce dal portafogli, comprereste un vasetto di salsa di pomodoro da mezzo chilo a 3€? La risposta è difficile e non è un’associazione culturale che, da sola, può risolvere la situazione complessa in cui ci troviamo. Ma davanti a questa domanda, Vaglio evidenzia un dato importante. “Noi non possiamo abbassare il nostro prezzo perché i costi di produzione sono molto alti. È una questione di scelte. Il nostro target medio non è composto da persone ricche, bensì da una fascia media di consumatori critici e consapevoli, anche persone con lavori precari, che hanno fatto una scelta che va al di là della spesa economica. Se si ha una dieta varia una cassa di sugo, che costa 42€, dura tantissimo”.

I terreni di proprietà di Sfruttazero, che non esistono

I benefici della salsa di pomodoro Sfruttazero non sono legati solo all’ambito sociale, ma anche al territorio. Infatti, i pomodori coltivati a Nardò vengono trasformati nella sede di Martano del Consorzio agrario provinciale di Lecce. Tutto il team del centro di trasformazione ha preso a cuore il progetto, che si rivolge ai soli attori regionali dell’intera filiera, con una ricaduta positiva sull’economia locale. Solidaria trasforma presso Natura Viva, stabilimento di Acquaviva delle Fonti nato in un immobile confiscato alla mafia.

La raccolta dei pomodori in campo

Ma la sfida più importante per Sfruttazero non è la vendita, ma la terra. “Non abbiamo terreni di proprietà: nessuno del gruppo viene da famiglie con aziende agricole. I terreni sono stati presi in affitto sia a Bari che a Nardò. Le istituzioni non ci hanno supportati e, nel rivolgerci ai privati, abbiamo affrontato le difficoltà legate alla frammentazione delle proprietà. Negli ultimi anni abbiamo coltivato i terreni gestiti dall’associazione Luna Laboratorio Rurale, nell’agro di Seclì. Ma anche quella concessione, legata alla Diocesi locale, è giunta alla conclusione. Ora siamo senza terra e, finita la produzione, ci metteremo di nuovo alla ricerca di spazio coltivabile, anche da comprare”. Piccole, enormi assurdità in cui incappa chi cerca di fare progetti di valore.

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