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Lunedì, 4 Marzo 2024
Agricoltura

Due vignaioli ci spiegano quanto costa fare vino in Italia

Tutti sognano di diventare viticoltori, ma aldilà del sogno bucolico ci sono spese, burocrazia e normative da tenere in conto. Abbiamo chiesto a Cantina Bossanova in Abruzzo e Josef in Lombardia di spiegarci meglio

Cosa c’è dietro il sogno bucolico di fare vino? Come si diventa vignaioli e quali sono i costi che si devono sopportare partendo da (quasi) zero? Un universo affascinante quello della cantina che porta con sé non poche considerazioni, soprattutto economiche, burocratiche, legislative che molto spesso offuscano l’idea romantica di mollare tutto e fare vino. A partire dalla terra e spostandoci in cantina, tra attrezzature, materiali, personale, affitti e spazi, il mondo vitivinicolo richiede capitali e impegno straordinario, sicuramente non facile se non si proviene già dall’agricoltura. Un dato è però confortante: secondo Coldiretti nel 2022 “un giovane agricoltore su 10 possiede una vigna che è la coltivazione più diffusa nelle aziende condotte da under 35”. Il mondo vitivinicolo dunque conferma il suo forte richiamo, grazie anche a un nuovo modo di intendere la vigna e la sua lavorazione. Abbiamo chiesto a due vignaioli naturali, Natalino Colantonio di Cantina Bossanova in Abruzzo e Luca Francesconi di Josef in Lombardia, di spiegarci quanto costa fare vino in Italia.

La raccolta manuale di Cantina Bossanova, Abruzzo

La vigna: il costo del terreno e le possibili alternative all’acquisto

Voglio subito arrivare dalla fine: se non si è già in qualche modo nel mondo agricolo si fa una fatica pazzesca a iniziare a fare vino” ci dice senza mezze misure Luca Francesconi proprietario della cantina Josef nel Garda Mantovano. “Se uno volesse mettere il costo di vigna e cantina sulla bottiglia finale sarebbe altissimo e in più se il viticoltore parte da zero deve fare i salti mortali, non è facile per niente visto i costi e le normative” continua anticipando un tema fondamentale per la partenza, ovvero la vigna. Chi vuole fare vino deve avere un terreno, ovviamente, e l’acquisto non è affatto una questione banale, sia in termini di costo che di normative da seguire: “Le autorizzazioni a nuovi impianti non possono superare l’1% del terreno già esistente nel proprio territorio e ovviamente c’è una prelazione per chi è già coltivatore diretto” ci spiega Francesconi che infatti ha preferito iniziare (lui nella vita faceva altro) affittando il proprio terreno agricolo. “Io avevo il sogno di diventare viticoltore ma non si può iniziare senza una mano o senza conoscere questo mondo. Io devo molto a Gianfranco Bertagna, che mi ha spiegato un lavoro. Son partito affittando vigne, per esempio, che è un metodo utilizzato da molti” racconta.

I vini di Josef, in Lombardia

Non molto distante la storia di Cantina Bossanova, dei giovani viticoltori e amici Natalino Colantonio e Andrea Quaglia a Controguerra (TE) in Abruzzo. “Volevo fare vino da sempre e ho conosciuto Andrea, che possedeva già un ettaro e mezzo tra le colline del teramano oltre che una micro cantina del nonno. Siamo partiti così con sole 4500 bottiglie nel 2018” spiega Natalino Colantonio che oggi possiede con il socio 10 ettari di terreno e una cantina più strutturata. “La vigna ha un prezzo sensibile nel piano d’ammortamento di un’azienda agricola. Considerate che in Abruzzo un ettaro costa dai 40mila ai 60mila euro, per alzarsi in altre regioni d’Italia” racconta spiegando poi come sia importante per iniziare non dimenticare il carattere e le tradizioni del luogo. “Noi facciamo solo Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano, due varietà autoctone della zona. Chi vuole iniziare il nostro lavoro deve conoscere il territorio”. Dello stesso parare Francesconi “Bisogna avere consapevolezza di ciò che si fa, non si può creare una cantina avulsa dal proprio contesto. Questo è l’aspetto più importante”.

Le vigne di Cantina Bossanova, a Controguerra in Abruzzo

La cantina: strumenti, personale, imbottigliamento. Quanto incide sul costo del vino

Ma cosa serve per fare vino? “Per fare vino serve il torchio o la pressa (5/6mila euro usata invece che 15€), la diraspapigiatrice (2/3 mila euro) una pompa, le vasche per l’affinamento (5/6mila euro), le cassette per la raccolta. Tutto dipende poi da che tipo di vino devi fare, come lo affini se in cemento o barrique, che hanno un costo diverso, come lavori in vigna e in cantina”, racconta Natalino Colantonio andando nel vivo dei costi. “Una cantina con attrezzature nuove può venir a costare tra i 100 e i 150 mila euro” ammette pacificamente, sottolineando come spesso è opportuno comprare macchinari di seconda mano. Come ha fatto Josef visto il recente rinnovamento della propria cantina che produce 10mila bottiglie: “in questo modo puoi acquistare macchinari d'alta professionalità a prezzo più baso del valore: con 20 mila euro puoi avere macchine con un prezzo sei volte superiore. Io ho fatto così ed è la soluzione ottimale”.

Natalino Colantonio di Cantina Bossanova in Abruzzo

I costi vivi di un’azienda agricola sono tanti, ci confermano i ragazzi di Bossanova: “C’è il personale sia in cantina che in vigna, non solo stagionale ma fisso. Poi ci sono i costi di lavorazione del terreno, tutto l’anno non solo durante la vendemmia, ci sono i prodotti che noi riduciamo al minimo (usiamo solo zolfo e rame) perché facciamo biodinamica. Poi c’è l’imbottigliamento che è schizzato alle stesse per il costo del vetro” infatti se prima una bottiglia nel 2019 costava 48 centesimi ora costa 78 ed è la più alta componente di spesa, insieme al sughero che a seconda dell’utilizzo (invecchiamento o meno) ha un costo diverso che va dai 12 centesimi fino ai 40. Si aggiungono poi le etichette (17/20centesima a bottiglia), capsula (sotto i 10 centesimi) e cartone per il trasporto che completano il quadro. “Alla fine di tutto una bottiglia base a noi costa 3€ e la nostra marginalità è del 40%” confidano i ragazzi di vini Bossanova.

La cantina di Josef, Lombardia

Naturale vs convenzionale: il prezzo al produttore

Bisogna capire cosa si intende per naturale, per me è il vino che si fa solo con le mani e con un ridottissimo utilizzo di macchinari e tecnologia” conferma Luca Francesconi di Josef quando gli chiediamo se incide una produzione rispetto all’altra sui costi. “Ovviamente si può fare vino naturale con alta tecnologia e quindi questo comporta spese ulteriori, io tendo a rimanere con un impatto minimo” continua. Bossanova è una cantina biodinamica ed è sicura nell’affermare che fare vino naturale ha un’incidenza sul costo della cantina, non sempre in negativo. “Per esempio noi non facciamo filtraggi, altrimenti dovremmo avere una macchina dedicata. Inoltre risparmiamo sulla chimica in vigna, una voce di spesa che invece ha una cantina convenzionale”. Ma non finisce qui: “Noi facciamo vino macerato anche in anfora e queste hanno una spesa non indifferente, le nostre sono toscane e costano 3000€. Dipende molto dal tipo di vino che si vuole fare: anche l’invecchiamento ha un costo per il produttore”. Francesconi pensa che il vero valore per il futuro sia l’artigianalità completa: “Per fortuna il tema della sostenibilità e dell’impatto sull’ambiente è stato recepito dalle grandi cantine, impegnate a una viticoltura più rispettosa e meno chimica. Quello che farà sopravvivere noi piccoli artigiani del vino sarà la manualità del lavoro, un tratto che le grandi aziende non possono permettersi. Il viticoltore del futuro avrà solo la zappa in mano”.

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