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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Agricoltura

C’è una scuola che ti insegna a gestire un alpeggio d’alta montagna

In collaborazione con l’Università degli Studi di Padova c’è un corso specializzato per diventare malgaro. Un vecchio mestiere legato alla montagna e in via d’estinzione. Qui si studia come gestire un pascolo, il bestiame e come fare moderna accoglienza

Lavorare in un alpeggio ad alta quota spesso porta con sé un’idealizzazione molto lontana dalla realtà. Gestire il bestiame, fare il formaggio, organizzare il pascolo, sono lavori che ogni giorno un malgaro deve svolgere con costanza e professionalità. Niente di romantico. Per questo è nata una scuola di formazione per creare figure lavorative capaci di far rivivere e gestire gli alpeggi in alta quota. La Scuola Internazionale di formaggi e nello specifico il master in “Custodi della Montagna” è giunto alla 4° edizione grazie al supporto dell’Università di Padova. Il nostro obiettivo è non far scomparire un mestiere fondamentale anche per la biodiversità delle nostre montagne”, ci spiega Danilo Gasparini, docente di storia dell’agricoltura e dell’alimentazione all’Università di Padova e ideatore del corso insieme a Michele Pozzobon, imprenditore trevigiano legato al mondo della ristorazione. Vediamo come si svolge questo percorso formativo che presenta una parte teorica e una pratica proprio in alpeggio.

Scuola per diventare malgari

Il lavoro del malgaro in alta montagna e la scuola per salvaguardare questo mestiere

Il malgaro è colui che gestisce una malga, ovvero l’alpeggio in alta quota, e si occupa di tutte le attività lavorative che questo comporta. Dal bestiame al pascolo, fino alla produzione del formaggio e il suo affinamento, il malgaro è una professione che negli ultimi decenni si è andata ad abbandonare. “Negli anni parlando con i malgari ho percepito la preoccupazione per il futuro di queste zone, sempre più ai margini. Considerate che circa l’80% degli alpeggi oggi sono abbandonati” spiega Danilo Gasparini che da docente ha sentito la necessità di creare una rete culturale intorno a queste tematiche. In primis attraverso i suoi corsi di studi all’Università di Padova, dove gestisce anche delle summer school che portano i ragazzi a fare esperienze sul campo in tutta Italia.

La produzione di formaggio un'attività del malgaro

Così nasce questo progetto ambizioso pensato per restituire valore alla montagna e al ruolo dei malgari che tengono in vita i pascoli, arginano l’espansione dei boschi, favoriscono la reintroduzione di specie locali adatte e garantiscono la conservazione della biodiversità e dei paesaggi. “Da un lato vogliamo sfatare il preconcetto che vede questa figura come rozza e in uno stato di totale isolamento, dall’altro dare conoscenze al passo con i tempi dal punto vista teorico e pratico per formare quello che è un professionista a tutto tondo”, continua Danilo Gasparini “Ora il malgaro devo capire che si può fare ristorazione, turismo verde, vendita di prodotti tipici a filiera corta, fare foraging, e comunicare tutto questo in rete e sui social”. Un mestiere che evolve e lo fa a 360°.

Il lavoro per la salvaguardia dle pascolo e dei foraggi

I corsi online e la parte di esperienza direttamente in alpeggio, in Trentino Alto-Adige

La scuola, infatti, offre una visione innovativa e multifunzionale della gestione di una malga. C’è prima una parte online che si concentra sulla storia e l’antropologia di questo antico mestiere, sul pascolo e i suoi animali, sulle tecniche di trasformazione del latte, sulla gestione di una impresa e sulla creazione di valore economico, ma anche qualche conoscenza di gastronomia e di accoglienza. “Poi ci si sposta per alcuni giorni in montagna (dal 19 giugno), per capire cosa vuol dire fare questo lavoro. Quest’anno saremo alla Malga Telvagola, situata tra il Passo Brocon e la Valmalene, il progetto sulla Catena del Lagora ideato e gestita da una nostra ex allieva, la casara Irene Piazza assieme alla regina dei vini biodinamici, Elisabetta Foradori spiega il professore mentre ci spiega meglio come funziona e quali sono i compiti dei ragazzi in malga. “Abbiamo prevalentemente donne, tutte molto giovani e da ogni parte d’Italia anche dal sud. Molte vogliono fare questo mestiere, altre lo scelgono come piano alternativo”.

Fondamentale è la gestione del bestiame

Cosa si fa in questo periodo di formazione ad alta quota? Ci si sveglia all’alba, si mungono le vacche, si portano al pascolo, si impara a gestire la stalla, i foraggi, si conoscono le erbe, e poi si impara a fare il formaggio. Il moderno malgaro è anche capace di accogliere, gestire una struttura ricettiva, avere una visione gastronomica e di cucina, tutti argomenti trattati nel corso. “Ovviamente non pensiamo che questo lavoro si comprenda con un semplice corso, ma almeno abbiamo acceso i riflettori su questa questione, sempre più urgente, dando nuovi spunti di riflessione”, e la risposta da parte del pubblico è positiva. Un modo per salvaguardare la montagna e il suo immenso patrimonio, partendo dalla riscoperta in chiave moderna dei suoi antichi mestieri.

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