Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

rotate-mobile
Lunedì, 17 Giugno 2024
Agricoltura

Un vignaiolo giapponese produce vini ancestrali sui colli di Piacenza

Shun Minowa è un vignaiolo che dopo lunghi viaggi tra cantine spagnole e cilene si è fermato nelle campagne piacentine. A Travo, coltiva giusto tre ettari di terra e giura che non andrà più via

Shun Minowa, classe 1984, è uno di quei personaggi che non ti aspetti di vedere in un territorio come la Val Trebbia. Ai margini di Piacenza, una terra che è un susseguirsi di colline e vigneti, agricoltori e vignaioli che qui hanno fatto rete condividendo tecniche, pareri, amicizia e soprattutto passione. Come quella che qui ha portato Shun, giapponese di Tokyo con l’amore viscerale per il concetto di biodiversità agricola, dopo lunghi viaggi tra le cantine spagnole e cilene. Nell’Appennino Piacentino, a Travo, Minowa coltiva pochi ettari di terra in regime biologico e biodinamico, eredità culturale tramandata soprattutto da Elena Pantaleoni della storica azienda agricola La Stoppa, non troppo distante. Abbiamo raggiunto Shun per farci raccontare il suo percorso da vignaiolo naturale, da Tokyo fino all’Emilia da cui non vuole più andar via.

Shun Minowa, da Tokyo a Piacenza

Shun Minowa: dal Giappone in giro per il mondo a far vino

Non vengo da una famiglia che fa vino, non ho mai fatto vino, vengo da un percorso diverso anche se il concetto di biodiversità agricola è sempre stato al centro dei miei interessi” spiega Minowa quando gli chiediamo di parlare di sé, raccontandoci dei suoi studi in biodiversità agricola a Tokyo che lo avvicinano lentamente al mondo dell’agricoltura indigena e degli ecosistemi autoctoni. In Giappone non si è mai bevuto tanto vino anche se paradossalmente, ci spiega Shun Minowa, c’è sempre stato un ottimo mercato da tutto il mondo anche naturali. Qui inizia a bere, a interessarsi così tanto da voler toccare con mano il lavoro nei campi e in cantina. “E quindi sono partito per la Spagna, prima a fare vino nella Sierra de Gredos vicino Madrid, poi sono andata in Catalogna una delle regioni più importanti per il vino naturale. Qui mi sono innamorato di questo prodotto e ho capito che era la mia strada”.

La Sierra de Gredos in Spagna

Nel frattempo frequenta una scuola di vinificazione nella zona di Rioja, una terra fortemente vocata alla produzione di vino “come fosse il vostro Barolo”, dice Shun che qui affina metodi e conoscenze. Il passaggio in Italia avviene solo dopo un lungo viaggio in Cile, nella regione del Bío Bío, una remota terra di contadini e vecchie maniere agricole, dove Shun apprende soprattutto il profondo rapporto tra uomo e natura, tra vigna e vignaiolo, fondamentale nello sviluppo successivo del suo lavoro.

Gate, vino bianco macerato di uve autoctone del piacentino

Il colpo di fulmine con i vini piacentini e l’arrivo in Emilia

In quel periodo Elena Pantaleoni, vignaiola piacentina, era in Cile perché stava cercando di iniziare un suo progetto in quelle terre. Tramite un amico comune ci siamo conosciuti e ho avuto modo di provare il suo vino Ageno, un macerato di Malvasia di Candia, totalmente privo di additivi e mi sono innamorato per la seconda volta del vino”. Da qui l’idea di trasferirsi a Piacenza, a lavorare fianco a fianco con Elena Pantaleoni a La Stoppa, un periodo molto proficuo che lo mette in connessione con tutta la rete di produttori naturali della zona: Andrea Cervini di Vini del Poggio, l’azienda agricola La Poiesa, Alberto Anguissola di Casè, tutti maestri per Shun Minowa che gli trasferiscono la propria visione quasi mistica del vino.  “Ho capito la personalità di questa terra, ricca di biodiversità, vigneti antichissimi, boschi secolari. La Val Trebbia è un territorio molto verticale, con un gusto molto marcato che si riscontra anche e soprattutto nel vino, più dritto rispetto ad altri e molto schietto”.

Shun Minowa nella sua vigna a Piacenza

L’azienda agricola Shun Minowa: il suo piccolo vigneto a Travo

Dopo tre anni a La Stoppa arriva l’occasione di prendere un proprio vigneto: “Nel 2019 ho iniziato con mezzo ettaro, ora ne ho tre” dice Shun che non si fa scappare l’occasione di coltivare la propria vite e fare il proprio vino in un terreno con vigne di oltre 40 anni. Qui coltiva in maniera totalmente naturale vitigni prevalentemente bianchi del territorio: come l’ortrugo, un vitigno abbandonato e utilizzato in passato solo per i tagli, la malvasia di candia, un po’ di sauvignon e marsanne, vitigni internazionali. Ma anche barbera, da cui vengono fuori ottimi vini rosati e rossi. Il primo vino è stato il Gate che è una parola sanscrita che racchiude la visione ancestrale di Shun Minowa e del suo vino: un bianco macerato che racconta bene del carattere di questa terra. Come ci racconta, la terra qui è talmente forte che esce subito nel vino: “Se sentite bene c’è una nota d’affumicatura che è tipica di questo terreno bianco, calcareo”. Nel futuro Shun vuole continuare a fare vino, magari allargarsi un po’ senza però tradire la sua impostazione iniziale: “Tra i motivi principali dei miei viaggi c’è sempre stata la curiosità di vedere il rapporto tra uomo e terra, qui l’ho trovato e sono felice di questo”.

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CiboToday è in caricamento