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Domenica, 19 Maggio 2024
Agricoltura

6 verdure o erbe primaverili che abbiamo dimenticato e dovremmo usare di più

La primavera è il momento in cui si portano a tavola tante verdure ed erbe di stagione. Molte però sono quelle poco conosciute o consumate, che nascono spontanee in tutta Italia. Vi raccontiamo le più interessanti e come si cucinano

La primavera porta con sé una miriade di nuovi ortaggi, verdure che troviamo tra i banchi dei comuni mercati e supermercati d’Italia, protagonisti di piatti e ricette consumati quotidianamente. Carciofi, asparagi, ravanelli, fagiolini fave, sono le materie prime più comuni che vengono utilizzate in questo periodo. Ma c’è anche un ricco scenario di verdure ed erbe spontanee che vengono tralasciate, dimenticate e quindi poco consumate. Un po’ perché sono più difficili da reperire, un po’ perché molto spesso per trovare queste piante bisogna setacciare campi, montagne e rive. Vi raccontiamo cosa sono e dove si trovano.

Borragine

Borragine

La borragine è un’erba spontanea chiamata anche “erba del coraggio” o con nomi diversi che cambiano da regione a regione. Una pianta antichissima che si trova anche menzionata all’interno delle opere di Plinio, che la considerava rimedio miracoloso per malanni di diverso genere. Infatti la borragine non solo si usa in gastronomia ma anche in erboristeria per curare anche oggi mal di gola e raffreddori. Originaria del bacino del Mediterraneo è comune in tutto il territorio italiano arrivando fino a 800 metri di quota, e si riconosce per le sue foglie rugose e lunghe. In cucina, nonostante non sia una delle erbe più comuni, si utilizza in diversi modi. Lessate con aglio, olio e peperoncino, oppure per farcire tortelli e ravioli, frittate o per arricchire minestroni e minestre di verdure. Il suo sapore è particolare, ricordando un po’ quello del cetriolo.

Crescione

Crescione

Nonostante il crescione sia ormai una pianta coltivata abbastanza comunemente, in realtà si tratta di un’erba spontanea della famiglia dei broccoli e cavolfiori. Viene più utilizzata come erba aromatica che verdura in senso stretto, da mangiare cruda, fritta oppure per insaporire insalate, piatti di carne o pesce. Cresce lungo i corsi d’acqua caratterizzati da un flusso lento, in terreni semisommersi e acquitrinosi, con le radici perennemente in ammollo. Infatti il crescione è comune dalla costa alla montagna fino a 2000 metri, e si trova spontaneamente negli stagni, sulle rive di ruscelli e laghi. Si riconosce per le fitte foglioline verdi e gli steli bianchi, ed ha un forte sapore pungente molto siile a quello della senape. Una pianta ancora troppo poco utilizzata dalle proprietà disintossicanti e diuretiche.

Favagello

Favagello

Il favagello è una pianta spontanea che compare e fiorisce molto presto in primavera. Si trova in tutto il territorio italiano, soprattutto nelle zone di campagna con suolo fresco e umido, e la si riconosce per i fiori gialli che sviluppa sulla sommità a 8 petali. Chiamata anche “signora della primavera” proprio perché la sua comparsa preannuncia l’arrivo di questa stagione. Viene considerata una malerba quindi una pianta infestante, nonostante sia ottima da utilizzare in cucina. Il favagello è infatti una pianta che si usa principalmente in infusi e decotti. Come nella zona di Bordighera, in Liguria, dove il favagello viene chiamato Pomin d'oro e utilizzato anche nelle insalate dove averlo lessato.

Grattalingua

Grattalingua

Tra le erbe spontanee più utilizzate in cucina c’è la grattalingua, nome dialettale nato per indicare la sensazione in bocca del lattice dolciastro che fuoriesce dai suoi steli.  Si tratta di pianta presente e comune in quasi tutta Italia, con eccezione di alcune regioni del Nord, dove vegeta fino ai 1000 metri di altitudine, prediligendo per lo più luoghi incolti, aridi e assolati, come campi, bordi delle strade e muri. Si trova particolarmente in Puglia, utilizzata da sempre in numerose ricette di cucina. Qui viene anche chiamata caccialepre, in seguito all’usanza degli animali di zona di cibarsene. In insalate, oppure per torte rustiche o per farne un pesto.

Ortica

Ortica

Sicuramente tra le piante più comuni, l’ortica viene utilizzata da secoli in tutta Europa per le sue numerose proprietà benefiche. Il nome indica una delle sue caratteristiche principali: quella di bruciare, per il potere urticante che la pianta possiede. L’ortica infatti deve riposare almeno 12 ore in acqua prima di essere consumata, affinché possa perdere questo aspetto certamente non piacevole. Una pianta dalle foglie larghe e lunghe molto comune in gastronomia, con un sapore simile a quello degli spinaci. Si consuma soprattutto in Emila Romagna dove si utilizza per farcire tortelloni, ravioli, per condire la pasta e addirittura la pizza. Ideale anche su risotti e gnocchi. Se invece lasciata ad essiccare a testa giù si può utilizzare per infusi e decotti dalle buone proprietà diuretiche.

Radic du mont

Radic-di-mont

Una pianta selvatica simile al tarassaco i cui germogli si possono raccogliere sui pascoli di montagna, soprattutto sulle Alpi tra i 1000 e i 2200 metri quando si sciolgono le nevi. Il radic du mont, ovvero il radicchio dell’orso, è un’erba molto comune nella zona della Carnia che si raccoglie subito dopo che si sciolgono le nevi sugli alpeggi. Infatti il radic du mont è materia per appassionati forager, ovvero i raccoglitori di piante selvatiche che vanno alla ricerca di queste specialità. È ottima sott’olio e per accompagnare salumi di montagna.

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